Il “tetto dinamico” al prezzo del gas al quale i grandi organi d’informazione dedicano lenzuolate di spazio è citato solo per dire che se ne parlerà in futuro. C’è ben altro, e assai sgradevole, nella proposta che la Commissione europea ha definito ieri, martedì 18 ottobre, per far fronte alla crisi del gas.

La proposta contiene due immediati cetrioloni spinosi. Il primo è la possibilità di ridurre le forniture di gas anche ai “clienti protetti”: famiglie, servizi, piccole imprese. Il secondo consiste nella solidarietà obbligatoria: se a qualche Stato Ue mancherà il gas, gli altri dovranno darglielo. Attualmente, in Italia il gas manca meno che altrove. E dunque è possibile che ci venga imposto di cederlo.

Anche un terzo elemento contenuto nella proposta della Commissione europea potrebbe produrre sgradevoli sorprese. Si tratta dell’obbligo, valido per tutti gli Stati Ue, di acquistare in comune almeno il 15% del gas necessario a riempire gli stoccaggi. L’operazione sarebbe da svolgere sotto l’ala protettrice della Commissione europea, che ha già pronto l’elenco dei fornitori vietati. Vero che quando si contrattano grosse quantità di merci è più facile ottenere uno sconto. Vero anche, tuttavia, che un meccanismo del genere presuppone sia la devoluzione a Bruxelles di un’altra fettina di capacità decisionale, sia l’impossibilità di cogliere al volo un’eventuale offerta vantaggiosa.

Lo sfondo della proposta sul gas che la Commissione europea ha reso pubblica ieri sono la scarsità e il rincaro dell’energia che discendono dalle sanzioni contro la Russia. La proposta dev’essere approvata dagli Stati membri attraverso il Consiglio Ue. Ci si attende che avvenga nel giro di pochi giorni. È auspicabile che, con l’occasione, si riscrivano almeno le parti potenzialmente più dolorose.

Il principale punto dolente è il trattamento dei cosiddetti “clienti protetti”: quelli ai quali, secondo le norme Ue, bisogna evitare fino all’ultimo di tagliare il gas anche in caso di crisi. Ogni Stato definisce i “clienti protetti” a modo suo. In Italia, sono “clienti protetti” le abitazioni, gli ospedali, le case di cura e di riposo, le scuole, i servizi pubblici e privati di assistenza. Sono inoltre “clienti protetti” gli utenti che consumano fino a 50.000 metri cubi di gas all’anno: di fatto, tante piccole e medie imprese.

Ebbene, l’articolo 28 della proposta della Commissione europea prevede la possibilità di ridurre i consumi “non essenziali” di gas dei clienti protetti. Cosa è “essenziale”? Avere solo 16 gradi in casa, come in Ucraina? Si apre così la possibilità di andare ben oltre la riduzione del riscaldamento prevista dal piano gas del ministro uscente Cingolani.  È anche un potenziale requiem per il pulviscolo delle piccole attività economiche.

E poi, la solidarietà obbligatoria: ovvero la condivisione della mancanza di gas. Attualmente, il mutuo soccorso fra Stati può venire solo da accordi bilaterali. L’Italia ad esempio ne ha uno con la Slovenia. L’articolo 31 della proposta della Commissione Europea prevede che il mutuo soccorso scatti anche in mancanza di accordi del genere.

Pur se nell’ambito di una crisi generalizzata, l’Italia è relativamente ben messa. Un po’ di vitale gas russo continua, per ora, ad arrivare. Altri però hanno difficoltà maggiori, o potrebbero facilmente averne in futuro, sia per il gas sia per l’energia elettrica: che si produce anche con il gas. È il caso della vicina Francia. Anche solo una o due richieste di aiuto per il gas potrebbero far scattare un effetto domino con effetti in tutta l’Unione europea.

In questo quadro, la parte dedicata al “tetto dinamico” al prezzo del gas acquisisce un’importanza relativa, anche perché la proposta della Commissione europea si limita a parlare (articolo 23) della possibilità futura di un meccanismo di correzione dei prezzi sul Ttf, la Borsa di Amsterdam che fissa il prezzo del gas in Europa.

Il tetto al prezzo del gas è l’ideona del primo ministro uscente Draghi per risolvere la crisi. Gli effetti che avrebbe, ciascuno può constatarli andando a fare il pieno e tentando di imporre un tetto di prezzo al benzinaio. E infatti il meccanismo di correzione dinamica che la Commissione europea dice di covare scatterebbe solo in presenza di sette impossibili condizioni. Una di esse è appunto che la fornitura di gas non venga messa in pericolo.

La Russia ha già detto da tempo che, in caso di tetto di prezzo, interromperebbe immediatamente le residue forniture agli Stati europei. Peraltro accadrebbe la stessa cosa se l’Ucraina volesse esercitare quello che chiama un suo diritto: se si prendesse cioè il gas russo diretto verso l’Italia e verso altri Stati Ue che passa nei gasdotti situati sul suo territorio (vedi l’intervento di Giorgio Bianchi nel video allegato, tratto da Il punto del 18 ottobre 2022). A quanti fili sottili è affidata la speranza di superare l’inverno senza gelare…

GIULIA BURGAZZI

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