Insegne LGBTQ a fianco a quelle naziste. Unicorni e svastiche: sembra assurdo, come tutto in questo conflitto, ma sembra essere così.

La stampa internazionale da qualche giorno sta rilanciando una sorta di resoconto della vita di militi ucraini, appartenenti alla comunità LGBTQ,  che si avviano verso la guerra con le spalline con un unicorno cucito sulle divise, proprio sotto i colori della nazione.

“Molte persone dicevano che non ci sono gay nell’esercito”, ha detto a Reuters l’attore, Zhuhan ex regista e insegnante di recitazione, ora arruolato nelle milizie giallo blu, “per questo la comunità lesbica, gay, bisessuale, transgender ha scelto l’unicorno perché è come una fantastica creatura inesistente”.

I protagonisti del racconto sono Oleksandr Zhuhan e Antonina Romanova, combattenti volontari, che con un raro senso di responsabilità, dopo essersi nascosti nel loro bagno all’inizio della guerra, hanno deciso che dovevano uscire e fare qualcosa di più.

“Avevamo solo tre opzioni: nasconderci, scappare, o unirci alla Difesa Territoriale. Abbiamo scelto la terza opzione”, ha detto Romanova.

Ed eccoli, fino ad allora mai addestrati all’uso delle armi, che si identificano come persona non binaria, arruolati nell’esercito ucraino, a combattere contro una Russia che “vuole uccidere la loro cultura”.

Parole un po’ perniciose visto quello che è successo per otto anni nei territori a maggioranza russofona del Donbass, ma tant’è.

Non è stato tutto rose e fiori per loro, certo, lo sapevano: ci sono stati molti schiaffi quando si sono uniti alla loro nuova unità alla stazione centrale di Kiev, ma poi ci hanno pensato i comandanti a non tollerare atteggiamenti omofobici, “ciò che conta in prima linea è essere un buon combattente”.

Insomma, la conclusione che dovremmo trarne è che la comunità LGBTQ, in Ucraina, è ben presente, e i diritti delle persone sono garantiti, al contrario dell’omofobia culturalmente diffusa in Russia, specie negli ambienti militari, dove eterosessuali e omosessuali hanno diritti diversi.

Anche se uomini del Partito Social Nazionalista Svoboda, e membri di Pravyj Sektor, sono infiltrati capillarmente nei gangli dell‘apparato statale ucraino, la propaganda globalista bilancia la narrazione raccontando di militari LGBTQ che oppongono unicorni alle insegne naziste del battaglione Azov.

Due facce della stessa medaglia liberal-globalista appuntata sul petto di chi vuole in ogni modo lavare il ritratto ultranazionalista dell’esercito e dei rappresentanti dell’Ucraina.

E per farlo ci parlano di fiabe di Unicorni, Chimere e animali irreali: forse tra le righe dell’articolo c’è scritta chiaramente la verità, “it is like a fantastic ‘non-existent’ creature”, ovvero “come una creatura inesistente”.

ANTONIO ALBANESE

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