Il presidente russo Vladimir Putin ha avvertito che l’Occidente non sta prendendo sul serio i limiti imposti dal suo Paese, e che gli Stati Uniti e i loro alleati potrebbero essere sul punto di ritrovarsi, senza nemmeno rendersene conto,  in un pericoloso conflitto con la più grande potenza nucleare del mondo.
Le linee rosse imposte da Putin hanno l’obiettivo primario di scoraggiare i nemici dal superare tali limiti, e per far ciò e’ cruciale comunicare chiaramente le gravi conseguenze che ne deriverebbero se questi fossero compromessi.  In sostanza, gli ultimatum di Mosca hanno lo scopo primario di impedire all’Occidente di fare pericolosi errori di valutazione. (…)

-Combattere con  la “tattica del salame”della NATO-
(ndt tattica volta all’eliminazione del nemico “fetta dopo fetta”; termine coniato da Mátyás Rákosi, segretario del partito comunista ungherese, 1946)

Le linee rosse devono essere ben delineate, in quanto sono i primi obiettivi del lento insinuarsi della politica estera occidentale, che utilizza le cosiddette “tattiche del salame”. Queste, come suggerisce il nome, comportano la conquista del nemico attraverso sottili step successivi.  Nessuna azione è di per se’ così oltraggiosa da costituire il pretesto per la guerra, ma, un giorno, ti volti e ti rendi conto di quanto terreno hai perso, quando però ormai non puoi più fare niente.

Le tattiche del salame sono un’opzione allettante per attori espansionisti come la NATO, la quale persegue  da sempre l’espansione per creare nuovi scenari geo politici di cui diviene inevitabilmente protagonista.
Tali tattiche permettono di evitare in primis una rapida escalation verso la guerra vera e propria, e in secundis una opposizione silenziosa da parte sia di avversari che di alleati, poiché se da una parte le lamentele possono essere ridicolizzate,  dall’altra la risposta degli avversari denunciata come sproporzionata.

La NATO è maestra nella tattica del salame.  Inizialmente, il blocco aveva promesso che non si sarebbe mai espanso di un centimetro  verso est.  Successivamente, invece,  il suo Partenariato per la pace è stato istituito e venduto ai russi come alternativa all’espansione, sebbene alla fine sia diventato un vero e proprio trampolino di lancio per l’espansione, allineando le forze armate negli stati dell’Europa centrale e orientale con gli standard della NATO.

Il blocco si è espanso nel 1999 con l’adesione di Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca, anche se si è più volte affermato che ciò non avrebbe cambiato drasticamente gli equilibri del potere.  Inoltre, l’Occidente ha tentato di mitigare le apprensioni al riguardo da parte della Russia,  stipulando un accordo NATO-Russia che si incentra sulle relazioni reciproche, la cooperazione e la sicurezza, che garantiva che non ci sarebbe stato “stazionamento permanente di consistenti forze militari” nei nuovi stati membri.  Qualche anno dopo e dopo che altri 11 paesi si erano ormai uniti al blocco, non si pensava più ad onorare l’accordo perché basi militari e missili venivano sviluppati in Polonia e Romania, e la NATO aveva gli occhi puntati sull’Ucraina. (…)

Il sistema di difesa missilistica della NATO è stato, allo stesso modo, un ottimo esempio di tattiche del salame.  Nel 2007, il Segretario di Stato americano Condoleezza Rice derise la Russia quando questa si mostrò preoccupata per la presenza di 10 missili intercettori  collocati nell’Europa orientale, e la Rice definì questa paura come “puramente ridicola”. Tuttavia, nel giro di pochi anni, il numero di missili intercettori  pianificati era salito a diverse centinaia.  Le proposte della NATO per cooperare con la Russia e allentare così  le preoccupazioni di Mosca miravano di fatto  a ridurre l’opposizione tagliando un’altra fetta del ben noto salame. L’ex segretario alla Difesa degli Stati Uniti Robert Gates ha confermato nelle sue memorie che gli Stati Uniti stavano “solo indugiando lungo la strada della difesa missilistica, cercando di guadagnare tempo, e alla fine i russi riconobbero di essere stati messi di fronte al fatto compiuto”. (…)

-Linee rosse in Ucraina-

La NATO e la Russia sembrano ora avviarsi verso la guerra in Ucraina. Ogni incontro, telefonata e vertice si traduce con la dichiarazione che “non c’è alternativa all’accordo di Minsk”. L’accordo di Minsk identifica due parti in conflitto, Kiev e Donbass, e la prima azione da intraprendere è stata individuata nell’instaurare immediatamente un dialogo per elaborare le modifiche costituzionali che avrebbero concesso l’autonomia al Donbass. Eppure Kiev ha dichiarato senza mezzi termini che non parlerà con il Donbass e quindi non attuerà l’accordo, e le potenze della NATO hanno dimostrato che non intendono spingerla a rispettarlo.

Se l’accordo viene rifiutato e non viene stabilita alcuna alternativa, allora la guerra diventa l’unico risultato possibile. Senza alcuna reale intenzione di attuare l’accordo, la NATO ha invece esercitato pressioni per cambiare le realtà sul campo. Negli ultimi sette anni, le nazioni occidentali hanno imposto sanzioni alla Russia e fornito aiuti e armi all’Ucraina. A marzo e aprile, l’Ucraina ha iniziato a mobilitare le sue truppe su un lato del Donbass in preparazione di una soluzione militare, che è stata scoraggiata da un incremento militare russo dall’altra parte del Donbass. La guerra è stata evitata perché Biden ha contattato Putin e ha chiesto una riduzione dell’escalation, proclamando il solito vuoto impegno di Washington per l’accordo. Come sempre, l’espansione continua. I paesi della NATO non chiedono a Kiev di stabilire un dialogo con il Donbass in conformità con l’accordo di Minsk, ma invece insistono che questo è solo un conflitto tra Ucraina e Russia.

Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno annunciato che la porta è aperta per l’adesione dell’Ucraina alla NATO. Gli Stati membri ignorano o supportano gli attacchi dei droni di Kiev al Donbass. Navi da guerra e aerei da guerra occidentali pattugliano sempre più vicino ai confini russi del Mar Nero e i soldati occidentali vengono inviati in Ucraina in missioni di addestramento che potrebbero essere utilizzate come inneschi per trascinare l’intero blocco in una guerra, se la Russia interverrà. Al centro di tutto questo c’è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, sempre più incoraggiato ad attaccare il Donbass in attesa del sostegno della NATO. La Russia ha stabilito linee rosse contro ulteriori tattiche del salame della NATO. Tuttavia, poiché queste linee rosse continuano a non essere rispettate, sembra che la guerra stia diventando sempre più inevitabile.

di Glenn Diesen – Traduzione di Martina Giuntoli

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