È ormai quasi trascorso un anno da quando Jack Dorsey, l’ex CEO di Twitter, ha disabilitato in maniera permanente l’account ufficiale di Donald Trump. A nulla sono valse tutte le accuse mosse a Big Tech, visto che L’ex presidente statunitense ad oggi non ha ancora ottenuto la riapertura del suo profilo.

Il nuovo CEO del colosso,  Parag Agrawall, se proprio vogliamo essere onesti, forse è anche meno accomodante del predecessore, quindi, a meno di colpi di scena eclatanti, Twitter rimarrà un mondo proibito per il tycoon di New York.

Molti si sarebbero dati per vinti, ma non lui, che più volte ha denunciato i monopoli della Silicon Valley per aver calpestato il primo emendamento della costituzione americana, reclamando per sé e per i cittadini la possibilità di esprimersi liberamente, senza la paura costante di essere censurati .

Chi può dimenticare la lotta dell’ex presidente contro la sezione 230, quella norma che riguarda le piattaforme on line e che di fatto le protegge garantendo loro l’immunità dai contenuti pubblicati da terze parti?
Ricordiamo che addirittura,  il dicembre dello scorso anno  Trump, pur di aver udienza sulla section 230, pose il veto sull’approvazione del National Defense Authorization Act (NDAA) da 740 milioni di dollari.

All’epoca, nemmeno quella mossa così estrema riuscì a smuovere i giganti di Wall Street, eppure, a dispetto di tutto e tutti, Trump oggi  torna (se n’è mai andato davvero?) e lo fa in grande stile. Il politico più censurato al mondo, si prende la sua rivincita e apre il suo social dal nome che è tutto un programma.

Truth, così si chiama, ovvero verità, promette di essere una piattaforma in cui si promuove la libera discussione e in cui la censura sembra essere solo un vecchio ricordo di altri tempi. Truth rappresenta una vera alternativa a BigTech, quali Facebook e Twitter, che hanno monopolizzato il panorama degli ultimi 15 anni. Oggi ci troviamo in una situazione in cui persino i Talebani hanno diritto ad un account, ed io no” ricorda l’ex presidente.

Al momento Truth non è ancora attivo come piattaforma, ma per gli impazienti è possibile effettuare la pre iscrizione. Ma è già sotto i riflettori poiché prontamente investigata da organi controllori del mondo della finanza.  Cosa si contesta? Secondo gli esperti, finanziamenti di non verificata provenienza, su cui al momento la SEC ha richiesto maggiori dettagli e su cui sta investigando. Tuttavia la stessa SEC ha dichiarato che questa è una procedura standard e che le verifiche non portano necessariamente al rilevamento di qualcosa di illegale.

Sarà anche così, ma appena Trump muove un passo, c’è sempre massima allerta da parte di tutti, segno di grande impatto mediatico che ancora sicuramente i democratici  temono molto, e per la quale ogni singola volta richiedono un’accurata verifica, nella speranza di poterlo mettere KO in maniera definitiva .

Truth sarà solo il primo passo nel nuovo mondo social di Donald Trump, che infatti vede pronti anche altri servizi che si attiveranno, come la tv on demand, e podcast on Line, già a partire dal primo quadrimestre del 2022.

Sarà il Repubblicano Devin Nunes a guidare la Trump Media & Technology Group.  Nunes, che proprio come Trump ha sempre apertamente avversato Big Tech, e che, una volta  aveva persino provato , seppur senza successo , a far causa a Twitter, lascerà il congresso per cominciare la sua avventura come CEO della nuova azienda. 

MARTINA GIUNTOLI

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