Trattato del Quirinale: la Francia parteciperà ai Consigli dei Ministri del Draghistan

Alleanza ambiziosa, resilienza, futuro, europeismo, sostenibilità, amicizia. Bla bla bla, per dirla alla Greta. Queste le trionfalistiche descrizioni che i media nostrani usano per il Trattato del Quirinale firmato oggi tra Draghi e Macron. Ma al di là dei trionfalismi, c’è davvero poco: a differenza di media esteri importanti come il Financial Times o Bloomberg che da giorni ne parlano, i giornali italiani hanno brillato per il silenzio sui contenuti dell’accordo.

Contenuti che sono stati taciuti a tutti, peraltro: perfino il Parlamento, che pure presto dovrebbe ratificare il Trattato, non è stato degnato neppure di un riassuntino ed ha dovuto attendere la pubblicazione del testo sul Foglio nella giornata di oggi, a cose ormai fatte.

Ma cosa c’è di eclatante nel Trattato del Quirinale? La cessione di terre e mari ai francesi come sono soliti fare i nostri governanti? No, ma forse c’è di peggio: i ministri francesi avranno diritto di partecipare periodicamente ai Consigli dei Ministri Italiani (e viceversa, naturalmente). C’è da augurarsi che non si trattino questioni strategiche, in quelle occasioni.

Inoltre, i due Paesi si impegnano a promuovere la maggioranza qualificata in UE: sembra una piccolezza, ma togliere l’unanimità su certe decisioni significa eliminare altra sovranità.

E poi tante chicche interessanti (per la Francia): unità delle forze di Polizia – avremo la Polizia francese in piazza?; alleanze industriali comuni per la Difesa -Fincantieri e Leonardo addio?; attività nello spazio -con vettori francesi, ovviamente. La maggioranza della Legion d’Onore festeggia, gli italiani un po’ meno, anche considerando che la Francia è legata alla Germania dal precedente Trattato di Aquisgrana.

L’Italia firma un accordo rafforzato con la Francia, che ha già un trattato di ferro (Aquisgrana) con la Germania. Di fatto abbiamo dato una delega in bianco a Parigi per trattare a nome nostro. Temo che l’Italia non ci guadagnerà, a differenza del PD. Così commenta Giorgia Meloni.

Il comunicato stampa dell’Eliseo si profonde in grandi elogi all’Italia, mentre i giornali francesi ignorano completamente l’evento. Tipico meccanismo usato oltralpe quando la Francia firma un trattato con un qualche insignificante Paese africano che va a depredare. D’altronde il Draghistan non è neppure segnato sulle carte geografiche, devono aver pensato. E mentre Draghi annuncia sibillino che da oggi “la revisione delle regole di bilancio è inevitabile”, gli italiani si chiedono se finalmente si uscirà dall’euro… per adottare il franco africano.

DEBORA BILLI

Debora Billi

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