La prima vittima di ogni guerra è la verità. Ma se vogliamo essere precisi come un’autopsia questo cadavere è in decomposizione, da ben otto anni in cui i “medici patologi” dell’informazione hanno fatto finta di non vedere le radici del male che oggi sono costretti invece a inventarsi e ad amplificare per far felice i loro padroni. Dal colpo di Stato denominato Maidan con cui un Paese, anche allora sovrano ricordiamolo, venne destabilizzato con la solita tecnica dei soliti noti per poi essere commissariato al figurante di turno. Prima il cioccolataio e poi il tragi-comico. Marionette non solo al servizio di altri Paesi e loschi interessi ma anche impegnati a offendere propri connazionali di ua zona considerata prima “ostile” e poi semplicemente nemica e da soggiogare. Il Donbass è in fiamme da 8 anni e 14 mila vittime malcontate, nel silenzio delle aziende la cui livrea si è colorata e il codice “etico” (?) si è aggiornato a comando.

La guerra mediatica, prima che militare, combattuta in questi giorni, il coro univoco di voci filo atlantiste che presiede (manu militari appunto) tutti i media, ci racconta con enfasi colorata e colorita, ergo sgradevole e fuori luogo, vista la circostanza, le terribili nefandezze di un solo esercito, di una sola nazione e di un solo colpevole. Dall’altro lato solo vittime e catene umanitarie per aiutarle. Purtroppo, nell’esercitare questo sporco esercizio le incongruenze vengono a galla e quindi foto e/o filmati di repertorio, videogiochi adattati a una finta realtà e altri sciocchi stratagemmi si protraggono in una infinita nenia sui canali del potere in declino.

Nel racconto drogato e clamorosamente di parte di questi cantastorie moderni, gli ingredienti sono sempre gli stessi. Bambini, ospedali pediatrici, popolazione civile, non mancano mai. Gli immancabili di questo teatro (filo) occidentale con figuranti sfigurati (dalle loro menzogne): donne bellissime e bambini in fuga, ospedali (ne avessimo così densamente presenti in Italia dopo i clamorosi tagli alla sanità) meglio se pediatrici, armi non convenzionali (come se poi ci fossero armi buone -come quelle che spedisce l’Italia di Draghi all’alleato ucraino) e armi più cattive, pianisti e violinisti (in puro stile Hollywood) che, come sul Titanic, non  abbandonano il teatro di guerra ma intonano strazianti inni alla resistenza banderiana (informatevi bene su chi fosse Stepan Bandera idolo dei resistenti colorati ucraini) suonando lo spartito caro a UE e Washington.

Come sempre il male è banale quanto le bugie con le gambe corte che dissemina e che purtroppo, per una vecchia regola (anche questa di stampo e memoria nazista come gli zapadisti giallo-blu) con il moltiplicarsi dei click, diventa una falsa verità difficilmente scardinabile.

PIERLUIGI ORATI

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