Tutto cominciò con i portuali di Trieste che semplicemente, proprio come sono loro, non volevano sottoporsi a un tampone per esercitare il loro diritto a lavorare. Poi si sono uniti i colleghi già vaccinati, che nello stile di valori sindacali di altri tempi sono scesi in sciopero per un semplice -di nuovo- istinto di giustizia e solidarietà.

Così si è fermato il porto di Trieste.

I triestini prima, e gli italiani subito dopo, non hanno tardato a capire l’importanza del gesto e hanno partecipato in massa. Per giorni i portuali hanno trasmesso il loro messaggio al Paese, risvegliando tante coscienze. Stefano Puzzer, uno di loro e che li incarna un po’ tutti proprio per semplicità, schiettezza e attaccamento ai diritti più importanti su cui si basa la nostra democrazia, è diventato un simbolo in Italia e non solo, insieme alla canzoncina cantata come un inno che unisce.

Era troppo bello per durare, però. Lo Stato italiano, ormai avviato sulla strada del totalitarismo, ha inviato gli idranti e i lacrimogeni con cui spazzar via i portuali, i triestini, gli italiani radunati all’entrata del porto, ma più di tutto per spazzar via una protesta che aveva ormai travalicato la sua collocazione “locale”. Ma probabilmente era già troppo tardi: milioni di persone hanno capito.

E hanno capito ancora meglio quando il governo ha inviato un personaggio insignificante a parlamentare coi portuali e con Puzzer, per poi, appena ieri, ascoltare dichiarazioni deliranti dal Presidente della Regione e dal sindaco di Trieste che invocano arresti domiciliari e persino una metaforica “fucilazione” per chi non si sottomette ai diktat. “Spezzeremo le reni ai triestini”.

Dal governo nessuna risposta. O meglio, forse è proprio questo il messaggio che è stato fatto arrivare: dovete spezzarvi e basta.

Stefano Puzzer aveva annunciato un’iniziativa per la giornata di oggi. E l’iniziativa, eccola: in questo momento è seduto da solo, a piazza del Popolo a Roma, dietro ad un piccolo banchetto. Davanti, sedie approntate per chi vorrà ascoltarlo: il Papa, il Presidente, i membri del G20 che fino a ieri passeggiavano per gioiellerie al centro di Roma. Stefano resterà lì finché qualcuno di importante non si degnerà di uscire da Versailles per sentire cosa ha da dire.

Ma scommettiamo che, lì tutto solo, non ci resterà a lungo? Dove va uno, andiamo tutti…

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