La botta di buonsenso è durata solo poche ore. I 30 deputati “liberal”  del Partito democratico statunitense che avevano scritto una lettera al presidente Biden chiedendo trattative di pace per l’Ucraina hanno fatto un’immediata ed imbarazzante retromarcia attraverso un comunicato ufficiale.

Ecco il cuore del comunicato, in traduzione:

La lettera è stata redatta diversi mesi fa, ma purtroppo è stata diffusa dallo staff senza essere vagliata. In qualità di presidente del Caucus, me ne assumo la responsabilità. A causa della tempistica, il nostro messaggio è stato confuso da alcuni come equivalente alla recente dichiarazione del leader repubblicano McCarthy, che minacciava la fine degli aiuti all’Ucraina qualora i repubblicani prendessero il potere. La prossimità di queste dichiarazioni ha creato la spiacevole impressione che i democratici, che hanno sostenuto e votato con forza e all’unanimità ogni pacchetto di assistenza militare, strategica ed economica al popolo ucraino, siano in qualche modo allineati con i repubblicani, i quali cercano di staccare la spina al sostegno americano al Presidente Zelensky e alle forze ucraine.

Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Ogni guerra finisce con la diplomazia, e anche questa lo farà, dopo la vittoria ucraina.

La firma è di Pramila Jayapal.

Quella lettera, insomma, è stata diffusa per un errore dello staff, dicono i 30. Un classico: manca solo che addossino la colpa ad uno stagista malaccorto. La cosa più importante, tuttavia, è che ora chiedono di portare avanti la guerra senza se e senza ma, fino alla vittoria finale.

Resta da vedere come la prenderà l’elettorato. I repubblicani, fautori del dialogo diplomatico con la Russia, secondo i sondaggi sono avviati a conquistare un buon numero di seggi nelle imminenti elezioni di medio termine. Magari potrebbero conquistarne perfino di più alla luce di un episodio dal quale traspare che la compattezza sbandierata dai democratici nell’appoggio all’Ucraina e alla guerra è credibile quanto un errore dello staff a proposito di una lettera così importante.

La lettera dei 30 deputati “liberal”, capeggiati da Pramila Jayapal, sembrava aver aperto nell’atteggiamento dei dem statunitensi una crepa foriera di speranze e di pace. Se n’è parlato durante “Il Punto” di martedì 25 ottobre (nel video, uno spezzone dell’intervento del giornalista Franco Fracassi). Per la prima volta, esponenti di spicco del suo stesso partito sollecitavano il presidente Biden ad abbandonare l’atteggiamento oltranzista all’insegna di “pace solo quando vuole Zelensky”, il quale peraltro ha vietato per decreto le trattative con la Russia. La lettera, oltre ad invocare trattative dirette con la Russia, sottolineava che l’alternativa era costituita dal rischio di escalation di una guerra descritta come in ogni caso lunga e gravida di incognite. Una botta di buonsenso, appunto: la presa d’atto della situazione. E invece…

E invece la stessa Pramila Jayapal ha firmato nel giro di poche ore la ritrattazione completa. Quella lettera, afferma nella ritrattazione, è stata scritta molti mesi fa e purtroppo è stata resa pubblica dallo staff senza essere sottoposta ad un vaglio. Aggiunge (come d’uso in questi casi) di assumersi la responsabilità dell’errore, in veste di presidente del raggruppamento dei democratici “liberal”.

Nella ritrattazione, Pramila Jayapal si duole della “spiacevole impressione” causata dalla lettera. Si duole cioè del fatto che i democratici siano sembrati in qualche modo allineati con i repubblicani, i quali “cercano di staccare la spina” al sostegno offerto dagli Usa a Zelensky e all’Ucraina. I democratici invece, ricorda Jayapal, hanno appoggiato e votato unanimi ogni pacchetto di assistenza militare, strategica ed economica all’Ucraina.

La frase più pesante e più bellicista è nelle ultime righe della ritrattazione. Dice che ogni guerra finisce con la diplomazia, e così sarà anche per questa: ma “dopo la vittoria dell’Ucraina”. Ovvero: di trattative per fermare la guerra non si parla nemmeno, esattamente come dice Zelensky. Avanti fino alla vittoria, anche a costo di scatenare l’Armageddon.

GIULIA BURGAZZI

 

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