Speranza annuncia le liste di proscrizione. Torna la dittatura a Roma

Chi ha seguito con attenzione le mosse del governo, ricorderà sicuramente che il ministro Speranza non è nuovo ad uscite di sapore autoritario. Lo scorso anno, durante un suo intervento sulla tv pubblica, il ministro auspicò apertamente che i cittadini segnalassero i propri vicini che avevano l’unica grave colpa di invitare presso le loro abitazioni i non congiunti. La delazione, insomma, ammessa candidamente.

Ieri lo stesso ministro si è esibito in un’altra gravissima affermazione durante un Question time alla Camera concernente i metodi ritenuti più efficaci per scovare i renitenti over 50: i dati sanitari a disposizione verranno verificati dal ministero della salute e dal ministero delle finanze con apposite “liste” (Speranza ha detto proprio così!) fino ad arrivare alla lettera a casa da parte della Asl di competenza in caso di inadempienza. Il cittadino sarà “convocato” per dare spiegazioni alle autorità sul perché e il percome delle proprie scelte vaccinali.

Ad un cittadino normale tutto ciò suona come incredibile. Invece una manovra come questa viene tranquillamente etichettata come “conforme al regolamento europeo in materia di trattamento dei dati”. Secondo Speranza in nome della sanità pubblica si può tutto, persino compilare vere e proprie liste di nemici pubblici e chissà magari poi darne lettura in pubblica piazza oppure consegnarle ai cittadini affinchè sappiano chi sono i loro untori.  Se avessimo memoria storica,  non avremmo difficoltà ad associare questo tipo di mossa con le più spietate dittature sia del recente passato che della ormai lontana repubblica romana.

Chi non ricorda come operavano i nazisti con le liste degli ebrei alla mano? Pubblici  bersagli da cercare casa per casa, da scovare e infine da deportare. Ma potremmo continuare con  le liste di proscrizione di Silla, compilazioni di nomi  appese ai muri affinchè tutti potessero sapere e intervenire. Costoro erano ritenuti nemici pubblici (hostes publici) e venivano spogliati dei loro beni prima di essere eliminati fisicamente.

Tuttavia c’è un parallelismo che è ancora più vicino a noi e a cui il ministro della salute pare ispirarsi nei modi e nei contenuti.

Nella Cina contemporanea, come ormai sappiamo, la società è impostata su quello che viene chiamato credito sociale. Se ti comporti bene, paghi le tue tasse, non sporchi, ma soprattutto non ti opponi mai a quello che ti impone il governo, sei un cittadino modello. Puoi accedere a tutti i servizi, al credito bancario, alla prenotazione di viaggi, a sconti nei più disparati settori. I cittadini cinesi sanno che non vi è scampo a questo modello di controllo, il quale abbinato al riconoscimento facciale scandisce secondo per secondo ogni singola mossa della loro esistenza. Chi ad esempio butta una cartaccia non può scappare all’occhio indiscreto delle telecamere e in automatico veder velocemente scendere il proprio credito sociale.

Il credito sociale viaggia a due velocità, mentre scende molto in fretta, sale molto lentamente e il cittadino finisce per essere dissuaso con questo sistema dal compiere qualsiasi atto che il governo decida essere non opportuno.

Poi vi sono i ribelli, quelli che non ci stanno, o quelli che semplicemente non riescono a far risalire il credito perchè hanno esposto un pensiero, un’idea che non fosse glorificare il sistema di cui fanno parte. I ribelli, gli indomiti e i dissidenti in Cina non subiscono una sorte molto diversa da coloro che fanno o faranno parte delle liste del ministro.

Nelle sedi più disparate infatti, teatri, cinema, stazioni del treno, metropolitana, etc i volti dei proscritti cinesi vengono mostrati in pubblico su maxi schermi, con accanto il loro reato e il loro punteggio sociale, in una sorta di vero e proprio wall of shame, muro della vergogna, che se da un lato espone al pubblico ludibrio chi secondo il regime avrebbe commesso i peggiori reati, dall’altro crea dei veri e propri bersagli di odio, depauperando e spogliando le vittime che lo subiscono di qualsiasi dignità e privacy.

Emulare con tanto zelo questo modello per un ministro della Repubblica Italiana, uno stato che almeno sulla carta è ancora uno stato di diritto, è davvero inaccettabile e pericolosissimo. E soprattutto racconta che la deriva autoritaria una volta solo sottovoce accennata, adesso è pienamente attuata anche nei fatti.

MARTINA GIUNTOLI

Martina Giuntoli

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