Ursula Von der Leyen, capo della Commissione Europea, propone l'introduzione di un passaporto vaccinale che permetta consenta ad alcune specifiche categorie (i vaccinati per l'appunto) di tornarsi a spostare liberamente. E' normale tutto questo? Ne parliamo a "Dietro il Sipario" in compagnia di Antonietta Gatti, Lorenzo Tamos ed Enrica Perucchietti
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La proposta di Ursula Von der Leyen, capo della Commissione Europea, di introdurre un passaporto vaccinale ha sollevato un acceso dibattito a livello europeo. Questo strumento, pensato per garantire la libertà di movimento ai soli vaccinati, ha suscitato interrogativi sulla sua legittimità e sulle implicazioni etiche e giuridiche che comporta. La questione centrale riguarda la creazione di una divisione tra cittadini vaccinati e non, con il rischio di discriminazione e violazione dei diritti fondamentali.
Il passaporto vaccinale, secondo la proposta, dovrebbe entrare in vigore già in estate, permettendo ai vaccinati di spostarsi liberamente. Tuttavia, si sta delineando un quadro in cui i non vaccinati potrebbero trovarsi a vivere in una sorta di "caste", perdendo il diritto di muoversi liberamente. Questa situazione contrasta con i principi di uguaglianza e non discriminazione sanciti da normative europee e internazionali. Il Consiglio d'Europea ha già evidenziato che nessuno può essere vaccinato contro la propria volontà e che nessuno dovrebbe essere discriminato per la sua scelta vaccinale.
Le critiche si concentrano anche sulla scientificità delle basi su cui si fonda l'obbligo vaccinale. Molti esperti, come la dottoressa Antonietta Gatti, sostengono che le attuali vaccinazioni non siano paragonabili a vaccini tradizionali, ma piuttosto a terapie geniche, sollevando dubbi sulla loro sicurezza e sull'efficacia nel prevenire la trasmissione del virus. Questo porta a interrogarsi se sia giustificabile una pressione sociale e legislativa così forte per incentivare la vaccinazione, specialmente in un contesto in cui la mortalità per Covid-19 è concentrata in fasce di popolazione già vulnerabili.
In questo clima di emergenza, si avverte una crescente preoccupazione per la compressione dei diritti civili e delle libertà individuali. La paura generata dalla pandemia ha portato a un'accettazione passiva di misure che, un tempo, sarebbero state considerate inaccettabili. I cittadini si trovano ora a dover negoziare la loro libertà in cambio di un accesso ai servizi, creando un precedente pericoloso che potrebbe estendersi oltre la gestione della pandemia. L'adozione di un passaporto vaccinale potrebbe rappresentare un passo verso un controllo sociale più ampio e una sorveglianza tecnologica senza precedenti.
Infine, la proposta di Von der Leyen si inserisce in un contesto più ampio di discussione sulla libertà di circolazione e sui diritti umani. La risposta alle sfide poste dalla pandemia non dovrebbe compromettere i principi fondamentali su cui si basa la società democratica. È essenziale che le decisioni politiche siano guidate da evidenze scientifiche solide e da un rigoroso rispetto dei diritti individuali, per evitare che l'emergenza sanitaria si trasformi in una giustificazione per limitare le libertà fondamentali dei cittadini.
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