Il Russiagate, ovvero la fantasiosa ipotesi di una collusione fra Trump e Putin per falsare il voto americano, è stato costruito artificialmente da alcuni apparati dello Stato corrotti da uomini vicini ai Clinton. A breve il procuratore Durham scoprirà le carte di una inchiesta che portano a Roma. Per questo in Italia in molti tremano e strillano. "La scomparsa di Mifsud è la prova dell'avvenuta collusione"

La questione del Russiagate, che ha visto coinvolto l'ex presidente americano Donald Trump, è tornata prepotentemente alla ribalta grazie alle dichiarazioni di Simona Mangiante, avvocato e moglie di George Papadopoulos, uno dei protagonisti della vicenda. Secondo Mangiante, il complotto contro Trump sarebbe stato orchestrato da apparati dello Stato americano, in particolare da uomini vicini ai Clinton, con l'obiettivo di screditare il presidente e influenzare le elezioni. La sua tesi si basa su un presunto uso distorto delle istituzioni da parte di alcuni gruppi politici e di intelligence, che avrebbero cercato di incastrare Trump attraverso la creazione di false evidenze di collusione con la Russia.
Una figura centrale in questa narrazione è Joseph Mifsud, un professore maltese la cui scomparsa è considerata da Mangiante come una prova di collusione. Secondo la sua ricostruzione, Mifsud avrebbe avuto contatti con Papadopoulos a Roma, dove avrebbe menzionato delle email compromettenti relative a Hillary Clinton, alimentando così le accuse di collusione. La mancanza di informazioni su Mifsud e il suo misterioso allontanamento dalla scena sono visti come segnali di un insabbiamento più ampio, che coinvolgerebbe anche l'Italia e i suoi apparati di intelligence.
In questo contesto, il procuratore americano John Durham sta portando avanti un'inchiesta che, secondo Mangiante, potrebbe rivelare dettagli compromettenti per diverse figure politiche, non solo americane ma anche italiane. La preoccupazione espressa da Mangiante è che, con l'avvicinarsi della conclusione di questa inchiesta, alcuni ex funzionari italiani potrebbero trovarsi in difficoltà, temendo rivelazioni che potrebbero far luce su un coinvolgimento diretto nelle operazioni contro Trump. La reazione della stampa italiana, in particolare del quotidiano Repubblica, è interpretata come un tentativo di difesa preventiva di figure politiche che potrebbero essere coinvolte.
Il dibattito sulla veridicità delle accuse di collusione e sull'operato di Mifsud pone interrogativi sulla trasparenza delle istituzioni e sull'integrità del processo elettorale americano. Mangiante sottolinea che la questione non riguarda solo gli Stati Uniti, ma coinvolge anche dinamiche italiane, suggerendo che esistano legami tra le azioni degli apparati americani e quelli italiani. La sua posizione è che, se le indagini di Durham rivelassero un uso distorto delle istituzioni da parte di politici italiani, ci sarebbero conseguenze significative per la credibilità della democrazia in entrambi i paesi.
Con la crescente attenzione su questo caso, la figura di Mifsud e il suo ruolo nel Russiagate continuano a essere al centro di un dibattito che si fa sempre più acceso. Mentre gli americani attendono le conclusioni dell'inchiesta di Durham, la tensione cresce anche in Italia, dove le implicazioni politiche di questa vicenda potrebbero avere ripercussioni durature. Mangiante avverte che gli autori di questo complotto potrebbero affrontare seri problemi legali, suggerendo che la giustizia potrebbe finalmente fare il suo corso, anche se le strade da percorrere rimangono complesse e piene di insidie.
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