La nuova premier dello Stato canadese dell’Alberta, Danielle Smith, sta picchiando veramente duro sui burocrati e sulla loro gestione del Covid. A suo avviso, il servizio sanitario dell’Alberta è stato in realtà la fonte di molti problemi. Promette inoltre di spezzare i legami esistenti fra il servizio sanitario e il WEF, il World Economic Forum. Promette soprattutto di rimuovere il board del servizio sanitario, cioè il comitato dal quale discendono principi e regole che l’intero ente deve applicare.

Inaudito, sulle labbra di un politico. I politici vanno e vengono, i dirigenti delle pubbliche amministrazioni invece restano: e dunque i politici sanno che non vanno sottovalutati il ruolo e il peso degli alti burocrati. Per questo di solito cercano di istituire un rapporto basato sulla reciproca collaborazione. Nell’Alberta, invece…

Il partito che in questo momento detiene la maggioranza di governo nell’Alberta è l’UCP, United Conservative Party. In seguito alle dimissioni del leader Jason Kenney, all’inizio di questo mese di ottobre l’UCP ha scelto di sostituirlo con Danielle Smith. Nell’Alberta, il leader del partito di governo diventa automaticamente anche il capo del governo locale.

Pochi giorni dopo l’insediamento, Danielle Smith ha rilasciato una lunga video intervista ad un sito che si occupa di politica locale, il Western Standard. Per la maggior parte è dedicata alla formazione del nuovo governo. Si parla di Covid verso la fine, quando il conduttore le propone alcune delle domande pervenute via web insieme ai commenti.

Ed ecco che Danielle Smith spara a palle incatenate sui dirigenti dei servizi sanitari locali. Afferma di ritenerli responsabili dei consigli dati ai politici per la gestione dell’epidemia di Covid: una presa di posizione assolutamente inedita. Di solito la responsabilità ricade interamente sui politici: non sui cosiddetti tecnici che li assistono e che, quando si tratta di medicina, dovrebbero rappresentare – così normalmente si dice – la pura voce della scienza.

In sintesi, le affermazioni di Danielle Smith. Dice di non voler avere un comitato scientifico che, in caso di pandemia, non sia preparato a considerare le opzioni relative alle cure (ma solo le opzioni relative alla vaccinazione: non detto e chiaramente sottinteso). Critica i membri del comitato sostenendo che essi non hanno preso in esame la scienza nella sua interezza e completezza. Sostiene che i legami del servizio sanitario dell’Alberta con il World Economic Forum, stretti proprio durante la pandemia, non sono utili all’Alberta stessa.

Danielle Smith non ha esplicitato a quali legami esattamente ella si riferisce. Noto è tuttavia che, durante la pandemia, il servizio sanitario dell’Alberta ha ricevuto dal World Economic Forum l’invito ad unirsi alla sua Global Coalition for Value in Healthcare (Coalizione globale per il valore nel servizio sanitario). Di cosa si tratta? Sulle pagine del World Economic Forum, la Global Coalition for Value in Healthcare rimanda alla Platform for Shaping the Future of Health and Healthcare (Piattaforma per plasmare il futuro della salute e del servizio sanitario). Questa piattaforma, a sua volta, è formata da vari enti ed organizzazioni, comprese le società farmaceutiche e biomediche, e mira a plasmare “l’agenda globale della salute”.  L’attuale modello che fa perno sugli ospedali e che richiede molto denaro è insostenibile ed inefficace, si legge in sostanza sulla pagina della Piattaforma: il futuro appartiene alla prevenzione di precisione e alle cure personalizzate.

Durante l’intervista, Danielle Smith parla anche dell’equivalente locale del green pass (“siamo uomini, non Qr code”), promettendo di “epurare” il database e di non voler mai più sentire parlare, nel suo Paese, dell’esibizione di un passaporto vaccinale come condizione di accesso ai ristoranti. Annuncia anche una sorta di amnistia generalizzata per chi si ha infranto le norme di comportamento con cui si è gestito il Covid: purché non si tratti di reati che in sé avrebbero comunque rilevanza penale.

Il suo ragionamento: la maggior parte delle multe e delle accuse discendeva dalle prese di posizione del servizio sanitario dell’Alberta. Sono stati i politici a decidere di far proprio questo punto di vista. E adesso i politici possono prendere un’opposta decisione.

GIULIA BURGAZZI