Un nuovo focolaio di crisi in Europa. Serbia e Kosovo sono ai ferri corti e si teme addirittura un’escalation armata. Non riescono a mettersi d’accordo su una cosa che in sé e per sé sembrerebbe banale: le targhe automobilistiche. E quindi dietro all’apparente banalità c’è altro.

La Serbia è l’unico Stato europeo politicamente vicino alla Russia. Il Kosovo, che ha proclamato unilateralmente l’indipendenza dalla Serbia nel 2008,  formalmente è un protettorato delle Nazioni Unite. Nei fatti può essere considerato una sorta di protettorato di Nato e Ue. Fra l’altro usa l’euro pur non facendo parte dell’Unione Europea.

La questione delle targhe diventò spinosa in estate, quando il Kosovo decise di multare gli automobilisti muniti ancora di targa serba. La soluzione allora trovata fu il rinvio delle multe all’autunno.

Serbia e Kosovo hanno molte ruggini pregresse, con radici ben più antiche dell’indipendenza kosovara e delle targhe automobilistiche. Tuttavia non a caso la questione delle targhe è esplosa ora, cioè quando il fatto di trovarsi sulle opposte sponde geopolitiche del Vecchio Continente  – la Serbia con la Russia; il Kosovo con Nato, Usa e Ue – equivale a essere separati dal filo spinato. Ed è questo il nocciolo della situazione.

Il Kosovo ha rifiutato ieri, lunedì 21 novembre 2022, un accordo di mediazione proposto dall’Unione europea che la Serbia aveva invece accettato. In serata ha accolto  solo l’esortazione statunitense a rimandare di 48 ore l’entrata in vigore delle multe per chi ancora circola con targa serba.

Le multe dovevano scattare stamattina, martedì 22. Il primo ministro kosovaro Albin Kurti ha annunciato in questo modo il rinvio a giovedì 24:

In traduzione:

Ringrazio l’ambasciatore [statunitense in Kosovo, ndr] Hovenier per l’impegno e il coinvolgimento. Ho accettato la sua richiesta di rimandare di 48 ore l’imposizione delle multe per le targhe automobilistiche illegali “KM” ed altre [sono le sigle serbe che indicano le città kosovare, ndr]. Sono lieto di lavorare con Stati Uniti ed Unione europea per trovare una soluzione nei prossimi due giorni.

Magari, per raggiungere un risultato, nelle prossime 48 ore potrebbe essere utile la partecipazione diretta degli Stati Uniti al tentativo di mediazione fra Serbia e Kosovo. Finora se n’è incaricata solo l’Ue. Tuttavia il capo della diplomazia Ue, Josep Borrell, ieri in otto ore non ha cavato un ragno dal buco.

Men che meno Borrell è riuscito a ricucire il fatto che, sulla scia delle targhe, in Kosovo nelle scorse settimane si sono licenziati centinaia di poliziotti e dipendenti statali di etnia serba: cosa che lascia alquanto sguarniti gli uffici pubblici e la pubblica sicurezza.

Borrell ha espresso in un comunicato stampa e in un video tutta la sua frustrazione per le otto vane ore di colloqui a Bruxelles con il primo ministro albanese e con il presidente serbo Aleksandar Vučić. Ha addossato a tutti e due la colpa del fallimento, ma ha aggiunto “per completezza” che la Serbia ha accettato la sua proposta per comporre la crisi mentre il Kosovo l’ha rifiutata.

Ecco in proposito il tweet dell’Eeas, il Servizio europeo per l’azione esterna che gestisce la politica estera Ue, del quale Borrell è il capo (cliccandoci sopra si vede il video integrale):

In traduzione:

Dialogo fra Belgrado e Pristina. Dichiarazione alla stampa di Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione Europea e vicepresidente della Commissione Europea, dopo la riunione ad alto livello con il presidente Aleksandar Vučić e con il primo ministro Albin Kurti

La popolazione del Kosovo non arriva a 2 milioni di persone. Di essi, circa 100.000 sono di etnia serba. Le vecchie targhe serbe – che la Serbia stessa rinnova alla scadenza – sono per loro una sorta di bandiera. Secondo il governo kosovaro, invece, la sparizione delle targhe serbe è una questione di legalità.

GIULIA BURGAZZI

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