Sembra una vita fa quando in Italia si discuteva animatamente sul diritto all’utilizzo dei bagni pubblici nei locali. Erano solo i clienti a poterne usufruire oppure anche i passanti? Accese le polemiche che ne uscirono, talora con risolutori cartelli appesi alla porta delle toilette del tipo “Se non consumi, niente WC”.

In USA, invece, gli ultra liberali sono arrivati a metter mano persino sull’ingresso ai bagni grazie alla loro martellante e capillare agenda.

Starbucks da sempre parte del sistema elitario e globalista ha accettato con entusiasmo la formula all-inclusive estrema proposta dai dem nel 2018, facendone immediatamente una policy aziendale: il regolamento prevedeva la possibilità di accedere, permanere ed usufruire dei bagni per i senzatetto e per i tossico dipendenti.

Questa maldestra e cieca obbedienza all’agenda ha causato oggi la chiusura di ben 16 locali in città tra le più importanti degli Stati Uniti.

Vediamo come siamo arrivati a questo punto.

La politica tutta dem dell’open toilette prevedeva principalmente il via libera all’utilizzo libero e massivo dei servizi igienici, non importa se da parte di clienti del bar o meno, ma soprattutto non importa se per scopi diversi rispetto al banalissimo espletamento delle funzioni corporee.

Le città più woke come Seattle, Los Angeles, Portland, Philadelphia e Washington, sono state quelle che nel 2018 hanno risposto più celermente all’adozione di questa politica, mettendo talvolta in serio pericolo non solo i clienti ma anche i dipendenti che all’atto di pulire i wc trovavano letteralmente di tutto, dalle siringhe usate, agli schizzi di sangue, alla carta sporca non riposta nei cestini.

Un vero e proprio incubo per la salute e la sicurezza di ogni lavoratore.

I dipendenti infatti, dopo appena un anno, nel 2019 misero on line una petizione per chiedere luoghi di lavoro sicuri, e per avere per lo meno la raccolta differenziata di aghi e siringhe o altro materiale infetto, visto che la condizione dei bagni metteva seriamente a rischio la loro incolumità.

Ma le droghe non erano certamente gli unici pericoli da cui guardarsi.

Immaginate una famiglia che accompagna in bagno un bambino, oppure peggio ancora un anziano che si reca da solo ai servizi: queste sono le classiche occasioni in cui i soggetti più a rischio potrebbero subire una rapina o un’aggressione di qualunque altro tipo.

Conoscendo lo stato dei bagni e le loro frequentazioni voi entrereste in questi locali?

Il mese scorso il CEO di Starbucks, Howard Schultz ha dovuto fare mea culpa e fare un passo indietro, affermando che per ragioni di sicurezza (non per ragioni ideologiche, quindi, sia chiaro) non sa se sarà possibile continuare con la loro policy dei “bagni aperti per tutti”.

Tuttavia, ha anche affermato che il problema é causato in gran parte anche dai manager che non sono in grado di gestire le situazioni che si creano all’interno del locale.

Cosa farà Starbucks a tal riguardo?

La compagnia é pronta ad offrire corsi ai dipendenti su come gestire eventuali sparatorie che possano avvenire nel caffé, nonché corsi per riportare la calma in caso di situazioni che possono andare fuori controllo facilmente.

Ma intanto per 16 caffé la strategia ultraliberale si ferma qui e dimostra il suo più totale fallimento.

MARTINA GIUNTOLI

 

  • 3530 Sostenitori attivi
    di 10000
  • 3191 Sostenitori