Sei anni fa, nella notte tra il 23 ed il 24 agosto 2016, una scossa di magnitudo 6.0 della scala Richter svegliò Accumuoli, Amatrice e zone circostanti, fino ad arrivare a  Norcia (più precisamente si parlò della sequenza sismica Amatrice-Norcia-Visso.)

La durata della scossa fu di circa venti secondi, interessò praticamente quasi tutto il centro Italia con ben 140 comuni coinvolti ed ebbe diverse repliche nelle ore successive.

A conti fatti il sisma causò ben 299 vittime, 388 feriti e l’incredibile cifra di 41.000 sfollati.

Case private, negozi, edifici di culto, infrastrutture tutto fu distrutto in pochissimo tempo.

Chi li visse, ricorda quei venti secondi come i “più lunghi della sua vita”, e non stentiamo a credergli.

Ma come vanno le cose ad oggi? A che punto sono la ricostruzione delle abitazioni per tutti coloro che hanno perso la casa, o delle infrastrutture per consentire fattività ed efficenza nei collegamenti?

A dire il vero, molti ancora lamentano estrema lentezza negli interventi.

Sui social ad oggi, anzi proprio oggi, spopola il malcontento di chi a sei anni di distanza dalla tragedia si é sentito letteralmente abbandonato dallo Stato. Non mancano i commenti crudi e diretti di chi ha visto passare diversi governi da Roma, ma ha purtroppo constatato con mano che poco é stato fatto per restituire dignità e un tetto sicuro sulla testa degli sfollati.

“Alcuni di noi vivono ancora nei prefabbricati, per non contare le macerie in giro, per favore, politici, non ricordateci e basta, agite”.

“Dopo sei anni di candele accese, ricominciano ora la ricostruzione. Con calma”

E poi c’é chi ci va giù pesante e va dritto alla questione.

Impossibile non parlare di tutto il denaro passato da Roma in questi anni ed impiegato per fare altro. Impossibile dimenticare le promesse fatte dai governi, ed evidentemente mai mantenute, ma soprattutto inaccettabile vedere i miliardi utilizzati dal governo Draghi per l’invio di armi in Ucraina se si ricorda che vi sono persone che per avere le briciole di quei soldi ha dovuto attendere lunghi anni.

“E mentre il governo dei migliori in un nanosecondo aumenta di 40 milioni di euro al giorno le spese per le armi da inviare in Ucraina, dopo sei anni Amatrice,Visso e le altre zone colpite sono ancora un cumulo di macerie (constatazione visiva di 10 giorni fa)!”

Tanti, tantissimi, troppi i post come questi ed a conferma di quanto detto, proprio il 24 agosto dello scorso anno, il Tempo titolava, “Amatrice, 5 anni di Nulla”.

In un articolo apparso su Repubblica lo scorso maggio, si parla di ritardi e di malcontento, ma con una sfumatura inaspettata, e che lascia a dire il vero un po’ disorientati.

Sembrerebbe che coloro che abitano nelle case mobili non vogliano lasciarle perché in questo modo possono continuare a vivere di puro assistenzialismo, sulle spalle dello Stato che in questo caso fornisce vitto e alloggio, invece di trasferirsi nei (pochi) nuovi appartamenti  pronti ed abitabili.

Nello stesso articolo, addirittura il sindaco Giorgio Cortellesi avrebbe detto “Rischiamo di avere case che non sappiamo a chi dare”, come monito a quelli che vengono definiti dallo stesso come i “furbetti del container”, e a cui l’uomo ha promesso di rendere la vita impossibile.

Per non parlare di non meglio precisati soggetti che vorrebbero rivendere le case assegnate loro dallo Stato per tornare a vivere nei container, tenendosi e godendosi i soldi dell’affare.

Non si vuol certo affermare con questo, che non vi sia qualcuno che per qualche motivo abbia preferito il container alla casa, per quanto strano possa apparire.

Ma quello che non pare verosimile, anzi che pare davvero grottesco, é che passi il messaggio che tutto é pronto, tutto é a posto, ma sono gli abitanti di Amatrice che non vogliono ricominciare una vita, perché come si legge “c’é solo paura e depressione”.

Questo piuttosto sembra il racconto di Istituzioni che, incapaci di gestire la questione Amatrice, riversano piuttosto la colpa dei loro insuccessi sui cittadini, che a tanti anni dalla tragedia non sanno ancora se ritorneranno ad avere una vita normale.

MARTINA GIUNTOLI

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