Martedì 8 novembre negli Stati Uniti si svolgeranno le elezioni di medio termine. Rinnoveranno il Congresso federale, le assemblee elettive dei singoli Stati nonché alcuni loro governatori.

L’appuntamento di midterm quest’anno è particolarmente importante, poiché potrebbe dare vita a una nuova maggioranza repubblicana all’interno delle istituzioni americane, ora a risicata guida democratica. Dopo quella data il Paese potrebbe pertanto risultare difficilmente governabile, qualora il presidente “blu” in carica, Joe Biden, si trovasse con una maggioranza parlamentare di segno opposto.

Gli Usa di Biden rappresentano la quintessenza dell’America atlantista, votata all’esportazione guidata della democrazia, declinata attualmente in versione anti russa e pro Ucraina. Lo abbiamo visto con l’ingente invio di armi e aiuti, contenuti in pacchetti miliardari, frutto di risoluzioni di House e Senato. Se da un lato si dà al governo di Kiev, dall’altro si toglie inoltre a Mosca, tramite pesanti sanzioni.

Questi Stati Uniti e questo status quo sono tuttavia appesi a un filo.

Il supporto effettivo delle Camere a Biden è già venuto meno. Persino molti senatori e governatori democratici si sono dichiarati insoddisfatti del loro presidente. Si pensi al disastroso ritiro dall’Afghanistan oppure agli obblighi vaccinali. Ma sono soprattutto gli elettori a non dare più credito all’ex senatore del Delaware, riconoscendo che le sue politiche economiche stanno facendo sprofondare gli Stati Uniti in una profonda recessione. Il malcontento dei cittadini ormai non è più solo strisciante ma manifesto: ad ammetterlo è lo stesso mainstream.

L’8 novembre è dunque possibile un cambio di passo. E non riguarderebbe soltanto gli States. Dato che sono proprio loro a dettar legge agli altri membri della Nato, decidendo quali politiche belliche e sanzionatorie devono adottare, allora pure l’Europa risentirà del risultato del voto.

Ne abbiamo parlato la puntata del nostro talk show Dietro il Sipario intitolata “Berlusconi dichiara guerra a La Russa”. Nel video allegato a questo articolo, uno spezzone dell’intervento del giornalista Luca Marfé.

In particolare i repubblicani di ispirazione trumpiana sono contrari alle politiche suicide di Washington, propongono il dialogo diplomatico per fermare il conflitto e le sanzioni boomerang contro la Russia, che in realtà colpiscono soprattutto i Paesi Nato.

Consapevoli della sorte che potrebbe prospettarsi all’orizzonte, i democratici non si rassegnano a perdere, e stanno facendo di tutto per fermare l’ondata “rossa”.

La Commissione del 6 gennaio ha appena emesso all’unanimità un mandato di comparizione per l’ex presidente Donald Trump, a proposito del cosiddetto attacco al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Ciò apre a due scenari. La Commissione potrebbe proseguire attraverso il Dipartimento di Giustizia (la via più lunga ma anche quella che garantirebbe la detenzione in caso di colpevolezza), oppure portare il procedimento in un’aula di tribunale civile: qui Trump, anche se dichiarato colpevole, potrebbe cavarsela con una pena pecuniaria, mentre il carcere sarebbe solo una remota ipotesi.

Portando l’ex presidente in tribunale, la Commissione – e quindi tutto l’establishment della vecchia guardia – provano così a mettere una pezza ai disastri economici e politici democratici. Ciò equivale all’ennesima distrazione per il pubblico nonché dimostrazione di incapacità di governo.

Si punta a mettere fuori gioco il singolo uomo e non a convincere gli elettori: sbarazzarsi di un pericoloso avversario politico, ancora molto amato dai cittadini, è più semplice che portare avanti politiche a reale beneficio dei cittadini.

Non resta che attendere e vedere se i repubblicani riusciranno nell’intento di riconquistare la maggioranza prima e poi la presidenza (il prossimo appuntamento elettorale è nel 2024). Quanto accadrà a novembre oltreoceano influenzerà il corso degli eventi europei e della guerra in Ucraina. In un modo o in un altro.

MARTINA GIUNTOLI

 

 

 

  • 2272 Sostenitori attivi
    di 3000
  • 2272 Sostenitori