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Notizie12 Ottobre 2021

Sciopero Cobas. I media hanno fallito: le accuse di “fascismo” non funzionano più

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Debora Billi analizza lo sciopero dei Cobas, evidenziando il fallimento delle accuse di fascismo da parte dei media. Si discute anche del successo della mobilitazione contro il pass e della crescente resistenza dei lavoratori.
Punti chiave
  • Le accuse di fascismo non hanno intimidito i Cobas durante lo sciopero.
  • Il 11 ottobre, lo sciopero ha avuto un grande successo in diverse città.
  • A Milano, i Cobas hanno protestato contro Landini e la CGIL.
  • A Napoli, gli scioperanti hanno bloccato il porto e il trasporto pubblico.
  • I cittadini di Trieste hanno partecipato numerosi, ricevendo anche solidarietà dai Carabinieri.
L'articolo

Stavolta non ha funzionato.
“I no pass sono tutti fascisti” è stato il mantra ripetuto sui media per 48 ore di seguito. Landini vittima, Draghi che tira diritto, discussioni infinite sul movimento no pass manovrato da oscure trame nere internazionali, tutto questo doveva servire a due scopi: spaventare le mamme col passeggino e gli anziani scoraggiandoli dal partecipare, ma soprattutto criminalizzare tutti i lavoratori propensi allo sciopero e alla resistenza contro il pass. Vorrete mica passare per fascisti? E’ un sistema sempre valido: si prendono le distanze, non ci si vuole mescolare, si teme la messa all’indice, e quindi si cancella ogni azione.

Ebbene: il metodo -almeno trentennale- stavolta ha fatto completamente cilecca. Lo sciopero indetto per l’11 ottobre è stato un successo; a Milano, i Cobas per nulla intimoriti dalle accuse di fascismo si sono diretti verso la Camera del Lavoro ed hanno intonato cori contro Landini e la CGIL, tra un gran sventolare di bandiere rosse; a Napoli gli scioperanti hanno bloccato il porto e tutto il trasporto pubblico, a Genova un lunghissimo corteo ha intonato canti di unità verso i portuali di Trieste e poi ha acceso fumogeni alla sede di Confindustria. E a Trieste, vera “capitale del movimento” i cittadini sono scesi in piazza ancora più numerosi della volta scorsa, raccogliendo persino la solidarietà dei Carabinieri. Ciliegina sulla torta: è arrivato anche l’appello al governo dei braccianti africani contro il pass.

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Nessuno è parso temere l’accusa di “fascismo”, che suona ormai vuota ed inutile in un Paese abituato a sentirla menzionare ad ogni occasione (specialmente quelle elettorali). Inoltre, siamo stati così ben istruiti nel tempo su ogni risvolto del fascismo, che abbiamo imparato a riconoscerlo all’istante: e la tessera obbligatoria per lavorare e vivere ne è un segno inconfondibile. E mentre i politici, dalla loro residenza su Saturno, discutono se sciogliere o no un partitino che si era già sciolto l’anno scorso, portuali e braccianti impugnano le loro bandiere rosse per manifestare contro il regime senza alcuna paura dei media.

I media invece, forse stavolta un po’ di paura ce l’hanno. E’ brutto rendersi conto di non servire più.

DEBORA BILLI

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