Mons. Viganò tuona contro i vertici delle istituzioni ecclesiastiche che fiancheggiano il crimine vaccinale che prepara il "grande reset". Fino a che punto le coscienze dei cattolici accetteranno il totale appiattimento del Vaticano nei confronti del potere mondano? Ne parliamo a "Dietro il Sipario" in compagnia di Paolo Gulisano, Antonietta Gatti e Gianluca Marletta
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La recente lettera di monsignor Carlo Maria Viganò, rivolta ai vertici della Chiesa cattolica, ha suscitato un acceso dibattito sulla posizione della Santa Sede riguardo alla campagna vaccinale contro il COVID-19. Viganò ha denunciato quella che definisce una "complicità" della Chiesa con le istituzioni mondane, accusando i vertici ecclesiastici di silenzio e di promozione della vaccinazione, che egli considera un "crimine contro l'umanità". Nella sua missiva, il prelato ha invitato la Chiesa a prendere una posizione chiara e a denunciare pubblicamente le conseguenze negative delle vaccinazioni, che secondo lui generano malattie croniche e causano la morte di milioni di persone.
Queste affermazioni di Viganò non sono nuove nel contesto del dibattito sui vaccini, ma si inseriscono in un quadro più ampio di sfiducia verso le istituzioni, sia religiose che politiche. La sua critica si rivolge non solo alla Santa Sede, ma anche a un sistema che, a suo dire, non è più in grado di tutelare i diritti dei cittadini e di difendere i valori cristiani. Questo solleva interrogativi sulla capacità della Chiesa di esercitare un ruolo di guida morale in un periodo di crisi, quando la sua voce sembra essere assente o, peggio, allineata con le narrazioni dominanti.
La lettera di Viganò è stata letta come una chiamata all'azione per i cattolici, affinché non accettino passivamente un "appiatimento" della Chiesa di fronte al potere mondiale. Questo appello si inserisce in un contesto di crescente disillusione nei confronti delle istituzioni, dove molti fedeli si sentono disorientati e privi di riferimenti. Viganò rappresenta, per alcuni, una voce di dissenso che cerca di risvegliare le coscienze e di riportare il dibattito su questioni etiche e morali fondamentali, come l'uso di cellule fetali nei vaccini e la sicurezza dei trattamenti proposti.
Il dialogo sulla questione vaccinale, quindi, si fa sempre più complesso, con la Chiesa cattolica che si trova a dover affrontare non solo le sfide sanitarie, ma anche le aspettative dei suoi fedeli. La posizione di Viganò, che si distacca nettamente da quella ufficiale, pone in evidenza le fratture interne alla Chiesa e la necessità di un confronto aperto su temi che toccano la vita e la salute delle persone. La questione si allarga, coinvolgendo anche aspetti di bioetica e di giustizia sociale, e richiede una riflessione profonda su quale sia il ruolo della Chiesa in un mondo in rapido cambiamento.
In questo scenario, la figura di Viganò emerge come un simbolo di una resistenza controcorrente, capace di attrarre l'attenzione di coloro che si sentono traditi da una Chiesa che non risponde alle loro preoccupazioni. La sua denuncia di una "neo religione" che si starebbe affermando all'interno della Chiesa, caratterizzata dall'allineamento con le posizioni dominanti, mette in luce una crisi di identità che potrebbe avere ripercussioni significative sul futuro della Chiesa cattolica e sulla sua influenza nel dibattito pubblico.
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