Salvatore Borsellino commenta l'arresto di Matteo Messina Denaro su Visione Tv dichiarandosi incredulo sulla veridicità della versione ufficiale. "Solo in Italia si può rimanere latitanti in quel modo per 30 anni. Credo che il movente dell'uccisione di mio fratello Paolo sia perlopiù politico. All'indomani della morte di Paolo l'ex capo della polizia Parisi si mise alla costole di mia cognata Agnese (moglie di Paolo Borsellino, ndr) per controllarla e in un certo senso minacciarla"

Salvatore Borsellino, fratello del magistrato ucciso Paolo Borsellino, ha espresso forti dubbi sulla veridicità della versione ufficiale riguardo all'arresto di Matteo Messina Denaro, il noto boss mafioso catturato dopo una latitanza di trent'anni. Secondo Borsellino, un evento di tale portata non può essere considerato un successo dello Stato, ma piuttosto una sconfitta, evidenziando che nessun altro paese al mondo ha visto una latitanza così prolungata. La cattura di Messina Denaro, avvenuta in un contesto di grande enfasi mediatica, ha suscitato in lui una riflessione critica sulle dinamiche di potere e sul possibile coinvolgimento di attori istituzionali.
Borsellino ha sottolineato che il movente dell'omicidio di suo fratello sia principalmente politico, suggerendo che la sua morte abbia servito a cambiare gli assetti politici in Italia. Ha ricordato come, subito dopo la strage di via D'Amelio, l'ex capo della polizia Parisi avesse cercato di controllare e intimidire la moglie di Paolo, Agnese, un comportamento che, secondo lui, indica un'interferenza delle istituzioni nella gestione della verità su quegli eventi tragici. Questa situazione ha alimentato i sospetti di una trattativa sotterranea tra mafia e politica, che ha caratterizzato la storia recente del Paese.
La cattura di Messina Denaro ha riaperto il dibattito sulla mafia e il suo legame con le istituzioni italiane. Borsellino ha messo in evidenza come la gentilezza mostrata nei confronti del boss durante il suo arresto possa suggerire un accordo sottostante, piuttosto che una semplice operazione di polizia. Ha espresso preoccupazione per il fatto che, nonostante le promesse di combattere la mafia, le istituzioni possano aver mantenuto un certo grado di collusione con essa, come dimostrano le latitanze prolungate e le mancate indagini su elementi chiave della storia mafiosa italiana.
In un contesto in cui il sacrificio di Paolo Borsellino è stato utilizzato per alimentare una retorica di giustizia e legalità, Salvatore Borsellino ha messo in guardia contro il rischio di una narrazione che ignora le complessità e le contraddizioni della lotta alla mafia. La sua testimonianza rappresenta non solo un appello alla verità, ma anche una richiesta di maggiore responsabilità da parte delle istituzioni nel riconoscere il loro ruolo in un sistema che, a suo avviso, ha spesso tradito i valori di giustizia e legalità per cui Paolo Borsellino ha sacrificato la sua vita.
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