Chissà come si comporterà il sistema elettrico italiano di fronte alla prossima ondata di caldo, che – dicono i meteorologi – inizia nel fine settimana. Sta di fatto che durante l’ondata di caldo dalla quale (forse) ora stiamo uscendo i prezzi sono aumentati in modo tale che dire inauditi è ancora dire poco.

La situazione estrema si è verificata a Londra, quando la temperatura in città ha toccato i 40 gradi. La domanda di energia elettrica è aumentata repentinamente  – i condizionatori – e per mantenere la rete elettrica in equilibrio la Gran Bretagna si è ridotta ad acquistare un po’ di elettricità dal Belgio ad un prezzo addirittura pari a 9.724 sterline al MWh: circa 11.000 euro, diconsi undicimila. La quantità scambiata a questo prezzo è stata ad onor del vero molto ridotta: ma l’episodio rimane significativo. In pratica, hanno pagato questa cifra – neanche fosse un riscatto – per evitare il blackout di Londra, che altrimenti si sarebbe prodotto a causa del mancato bilanciamento fra domanda ed offerta di energia elettrica.

Vedremo cose del genere anche in Italia? La prossima ondata di calore potrebbe essere un’occasione. E le cause di una situazione del genere non solo solo le condizioni meteo, ma anche e soprattutto le scelte compiute dai politici. Le conseguenze? Le prossime bollette si incaricheranno di illustrare in modo molto accurato quelle che già derivano dal caldo dei giorni scorsi.

Il massimo del PUN (Prezzo Unico Nazionale, il punto di riferimento del mercato elettrico italiano all’ingrosso) è arrivato lunedì 18 luglio a 617 euro al MWh e da martedì 19 in poi ha veleggiato stabilmente sui 650 euro al MWh. In particolare oggi, giovedì 28, il prezzo medio del PUN – medio, non massimo! – è salito addirittura a 459 euro al MWh. Una cifra fino a poco tempo fa nemmeno immaginabile.

Nel 2020, la media annuale del PUN è stata di soli 38,9 euro al MWh; nel 2021, di 125 euro. Sempre nel 2021, in dicembre il prezzo massimo del PUN ha cominciato il decollo, toccando per qualche giorno i 533 euro al MWh. Sembrava tantissimo, e lo era. Ma era anche una cifra inferiore di 117 euro rispetto a quella attuale.

Alla base di questi prezzi c’è il fatto che nell’Unione Europea – e quindi in Italia – il mercato dell’energia all’ingrosso segue il “prezzo marginale”. Tagliando la definizione con l’accetta, il prezzo marginale è quel fenomeno per cui l’energia elettrica più cara, ma necessaria per soddisfare completamente la richiesta del mercato, detta il prezzo di tutta l’energia elettrica scambiata sul mercato. E’ una scelta politica: non l’ha mica ordinato il medico di seguire questo sistema. Ma ce lo chiede l’Europa – chissà perché tutto quel che ci chiede l’Europa è doloroso – e il Governo italiano finora ha sempre detto signorsì.

Ora l’energia elettrica più cara è quella prodotta dal gas, diventato scarso e stracaro a causa delle scelte politiche di Roma e di Bruxelles. Così il prezzo dell’energia elettrica ottenuta bruciando gas è anche il prezzo dell’energia elettrica prodotta da tutte altre fonti, che non sono rincarate o che hanno subito rincari inferiori.

Il tocco finale a questa frittata tossica viene dal caldo e dal sole. Il consumo di elettricità si impenna quando chi può accende il condizionatore, per evitare di accasciarsi sul pavimento sotto forma di pozzanghera di sudore. Se la rete elettrica non è in grado di soddisfare l’aumento della domanda, scatta il blackout.

Tuttavia l’energia idroelettrica, che abitualmente rappresenta il 15% della produzione nazionale, ora è in forte difficoltà, sempre a causa di caldo e sole e conseguente siccità. In giugno, è calata in Italia del 37% rispetto all’anno precedente. La produzione eolica e fotovoltaica è invece un po’ aumentata: ma non riesce nemmeno lontanamente a compensare. Peraltro, è difficile importare energia elettrica dai Paesi vicini. In tutta l’Europa meridionale la siccità ha messo in crisi la produzione di energia idroelettrica e di energia nucleare.

Con il fine settimana, dicono i meteorologi, il caldo tornerà ad aumentare. Di nuovo aumenteranno i consumi, di nuovo presumibilmente aumenteranno i prezzi. Chissà se anche l’Italia dovrà fare come la Gran Bretagna e pagare cifre folli per impedire i blackout.

GIULIA BURGAZZI

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