Ormai è chiaro che il vero obbiettivo della guerra è dividere per sempre russi ed europei ed indebolirli entrambi, e Biden lo ha detto chiaramente. Ma sul piano militare e delle alleanze le cose non vanno come sperato dai capi della NATO. In occidente poi i politici "pro guerra" sono sempre più in affanno mentre Putin, che doveva essere travolto dal malcontento popolare, ha la stragrande maggioranza dei russi al suo fianco.
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La guerra in Ucraina, attualmente al quarto mese, ha messo in evidenza un obiettivo strategico ben preciso: creare una frattura permanente tra Russia ed Europa, indebolendo entrambe le parti. Questa tesi è supportata da recenti dichiarazioni di Joe Biden, che ha sottolineato la necessità di vedere "chi crolla prima" tra le due entità. Sul campo, tuttavia, la situazione si sta rivelando più complessa di quanto i capi della NATO avessero previsto.
Contrariamente a quanto inizialmente riportato dai media occidentali, l'esercito russo non si trova in una condizione di disfacimento. Al contrario, le forze armate russe stanno dimostrando una capacità operativa notevole, mantenendo un ampio fronte di controllo in Ucraina senza aver dichiarato una mobilitazione generale. Questo solleva interrogativi su cosa accadrebbe se la Russia decidesse di attuare pienamente il suo potenziale militare. La linea del fronte, paragonabile in lunghezza a quella che si estenderebbe dall'Italia alla Danimarca, è gestita con una parte marginale delle forze russe, evidenziando un'efficienza strategica che contrasta con le aspettative occidentali.
In Europa, i politici "pro guerra" stanno affrontando crescenti difficoltà. Le sanzioni imposte alla Russia, lungi dall'aver avuto l'effetto sperato di destabilizzare l'economia russa, hanno invece rivelato una resilienza sorprendente. La Russia ha saputo adattarsi e mantenere il supporto popolare per il proprio governo, mentre i leader europei, come Mario Draghi, si trovano a dover affrontare un'opinione pubblica sempre più scettica riguardo al conflitto e alle politiche di sostegno all'Ucraina.
Al contempo, il tentativo di aprire nuovi fronti contro la Russia, come nel caso della Lituania, appare come un gesto di debolezza piuttosto che una strategia efficace. Queste azioni, più dimostrative che realmente offensive, sembrano destinate a provocare una reazione di difesa da parte della Russia, piuttosto che un indebolimento del regime di Putin. La narrativa occidentale, che prevedeva un crollo imminente del governo russo a causa del malcontento interno, si è dimostrata infondata, rivelando una comprensione superficiale della mentalità russa e delle dinamiche interne.
In sintesi, la guerra in Ucraina ha messo in luce non solo le fragilità delle alleanze occidentali, ma anche la capacità della Russia di resistere a pressioni esterne. Mentre Biden e i leader occidentali sembrano ottimisti riguardo a un possibile esito favorevole, la realtà sul campo suggerisce un panorama ben diverso, in cui la Russia continua a mantenere una posizione forte, alimentando interrogativi sul futuro delle relazioni tra Europa e Mosca.
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