Ci avevano detto che forse i famosi “oligarchi” russi le avrebbero usate per convertire i loro capitali, per aggirare le sanzioni, che poi hanno danneggiato più noi che la Federazione ma si trattava dell’ennesima fake raccontata dai media occidentali: Putin, in accordo con le banche, firma  una legge rendendo illegale l’uso delle criptovalute per pagare beni e servizi.

La legge,  presentato da Anatoly Aksakov, è stata approvata dalla Duma l’8 luglio, dopo segnali contrastanti da parte dei leader e dei regolatori russi, e dopo che siti autorevoli come Reuters avevano parlato di interessi russi nel campo di Bitcoin & Co.

Il provvedimento è stato pubblicata sul sito  del parlamento russo  e recita:

“È vietato trasferire o accettare attività finanziarie digitali come corrispettivo di beni ceduti, lavori eseguiti, servizi resi, nonché in qualsiasi altro modo che consenta di assumere il pagamento di beni (lavori, servizi) da un bene finanziario digitale, salvo quanto diversamente previsto dalle leggi federali”.

Resta da esaminare la situazione di investitori e asset aziendali  come l’attività di “mining” ovvero l'”estrazione”, tramite potenti computer, di cryptovalute, una specie di surrogato tecnologico per “stampare” monete digitali: settore in cui la Federazione potrebbe essere estremamente competitiva, visto il surplus energetico ed il clima favorevole al raffreddamento dei calcolatori impiegati nell’attività.

Deciso il blocco per l’acquisto di beni e servizi, quindi: diventa chiaro a tutti a questo punto,  che Putin non ha bisogno di eludere le sanzioni ricorrendo alle criptovalute, anzi, probabilmente al Cremlino alle sanzioni non ci stanno nemmeno pensando, visto il fatto che non sono riuscite a fare altro che scalfire superficialmente l’ economia russa, fondata e alimentata da beni reali al contrario di quelle occidentali, che invece hanno subito un duro contraccolpo.

Il nuovo emendamento di Putin mette in chiaro una volta per tutte  che non ci sono piani per il paese di allentare le sue normative sulla valuta digitale, almeno per ora, visto che le banche russe dispongono di abbastanza valuta estera per il futuro.

Del resto, chi può disporre di beni reali e di risorse energetiche e naturali pressoché illimitate perché dovrebbe aprire ad asset digitali altamente speculativi, e imprevedibili come le cryptovalute?

Ricordiamolo: il bitcoin, la più stabile di queste “pseudo” alternative alla moneta tradizionale, è riuscita a dimezzare il suo valore in meno di 6 mesi. mentre l’oro e le materie prime vanno alle stelle.

ANTONIO ALBANESE

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