Roberto Vivaldelli commenta la notizia che attribuisce alla Cia di Pompeo il tentativo di sequestro di Assange. "Mi sembrano notizie poco credibili. I Clinton- non Trump- hanno sempre avuto un astio profondo per il fondatore di wikileaks"

Recentemente, è emersa una notizia che attribuisce alla CIA, sotto la direzione di Mike Pompeo, il tentativo di sequestrare Julian Assange. Roberto Vivaldelli ha sollevato dubbi sulla credibilità di tali affermazioni, sottolineando che si basano su fonti anonime, in particolare ex funzionari dell'amministrazione Trump. Secondo Vivaldelli, la narrazione di un piano per rapire o addirittura assassinare Assange risulta poco convincente e potrebbe servire a screditare ulteriormente l'ex presidente Donald Trump, piuttosto che riflettere la realtà dei fatti.
Il contesto di questa vicenda è complesso e affonda le radici nelle tensioni tra Assange e il partito democratico americano, in particolare con la famiglia Clinton. Vivaldelli osserva che, contrariamente a quanto spesso sostenuto, i veri avversari di Assange non sono tanto i repubblicani, ma i democratici, i quali hanno storicamente visto in lui una minaccia. La pubblicazione di documenti riservati da parte di WikiLeaks ha messo in luce pratiche e informazioni scomode per il clan Clinton, alimentando un astio che dura da anni.
La notizia del presunto piano della CIA, quindi, si inserisce in un quadro più ampio di conflitti politici e di potere. Vivaldelli evidenzia come l'attuale narrazione possa essere utilizzata per distogliere l'attenzione dalle responsabilità reali e per rinfocolare polemiche politiche. La questione di Assange, infatti, non è solo una questione di giustizia, ma è anche un simbolo della lotta tra libertà di stampa e controllo governativo.
Inoltre, Vivaldelli mette in discussione l'affermazione secondo cui Trump avesse intenzioni omicide nei confronti di Assange, sottolineando che tale idea contrasta con la percezione pubblica del fondatore di WikiLeaks come nemico del partito democratico. Questa apparente contraddizione solleva interrogativi sulla verità di tali affermazioni e sulla loro origine, suggerendo che potrebbero essere parte di un gioco di potere più ampio.
In conclusione, la situazione di Julian Assange continua a essere un tema caldo e controverso. Le voci su presunti piani di sequestro o assassinio, alimentate da fonti anonime, sembrano più un tentativo di manipolare l'opinione pubblica che una reale esposizione dei fatti. La questione rimane aperta, e con essa le implicazioni politiche e morali che ne derivano, in un contesto in cui la verità e la trasparenza sono sempre più sotto attacco.
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