Poteva anche andare peggio con quest’aria di cancel culture imperante. Potevano tirare giù il tempio in quanto prodotto di una civiltà “imperialista, colonialista e schiavista” come la romana (in Inghilterra ci sono già arrivati), ma qui ci limitiamo a rinominare un tempio, precisamente il tempio di Adriano

E’ la notizia di questi giorni: in onore dell’arrivo della bellissima statua dell’imperatrice Vibia Sabina l’ex tempio di Adriano verrà ridedicato a Vibia Sabina e Adriano in nome della Gender Equality: infatti nella nuova intitolazione il nome dell’imperatrice sarà preposto a quello del marito. Un concetto tipico del “mos maiorum” romano, certo, come no. Ci chiediamo inoltre se, per ridedicare il tempio, hanno intenzione di riproporre il complicato rito pagano con cui si consacravano i templi antichi.

Ma la cosa che suscita maggiore ilarità è che, in questo delirio genderfluid, la buona volta che si poteva realmente rendere un omaggio ad un grande personaggio LGTB non lo si faccia. Un errore imperiale.
L’imperatore Adriano non amò mai davvero Vibia Sabina, perché era omosessuale. Questa faccenda è nota non solo agli antichisti, ma anche a chi ha letto il capolavoro di Marguerite Yourcenar “Memorie di Adriano” che ha reso popolare anche nel mondo moderno la figura di questo imperatore intellettuale.

Il grande amore di Adriano si chiamava Antinoo, un ragazzo morto a vent’anni in circostanze misteriose e che il cesare omaggiò in tutte la maniere possibili, rendendosi addirittura ridicolo.
“Gli decretò ogni sorta di onori …[fino] alla sua ammissione fra gli dèi e alla diffusione della voce della sua metamorfosi in una stella” scrive Elio Sparziano nell’Historia Augusta. Gli dedicò città in Egitto, una costellazione, ne impose il culto come fosse un dio. E migliaia di templi e statue: Antinoo nelle vesti di Dioniso, di Apollo, di Osiride, di qualsiasi dio del Pantheon antico.

Ecco uno dei più grandi simboli dell’amore LGTB nella storia. La povera Sabina, cornuta e mazziata dall’amore assoluto del marito per questo ragazzetto greco, non c’entra nulla. A questo punto si portava una bella statua di Antinoo (ce ne sono a pacchi sparse per tutto il territorio dell’ex Impero Romano) e si faceva un bel monumento woke all’imperatore gay e al suo eromenos (termine greco che indicava l’amato “passivo”). Poi era pure un ragazzino, cosa che dovrebbe piacere a coloro che vogliono sdoganare certe cose. Purtroppo non era trans, e i testi antichi si riferivano a lui al maschile (e il latino e il greco avevano pure il genere neutro, pensa tu quant’erano avanti), ma non si può avere tutto

Al di là di tutto se da quasi due millenni si chiama “Hadrianeum” un motivo ci sarà pure. Come ci sarà un motivo se il predecessore di Adriano, Antonino Pio, ha dedicato un tempio alla moglie Faustina. Non credo sia opportuno andare contro i voleri di un imperatore. Già a quelli che hanno le scatole alle anime del faraone Tutankhamon non andò proprio benissimo.

Comunque chissà se le autorità romane conoscono la storia arcobalenata di Adriano e Antinoo. Ci permettiamo di dubitarne, è già tanto se hanno letto i fumetti di Asterix (che potrebbero fornire qualche idea percontenere il problema dei cinghiali).

Volevano fare i woke, e si sono lasciati scappare l’occasione.

ANDREA SARTORI

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