Se non riuscite a crederci, lo trovate qui. A  parlare è Mario Draghi: uno di quelli che le regole del Patto le aveva pensate, condivise e che su quelle regole, vissute come dogmi morali, aveva contribuire a crocifiggere interi popoli, a cominciare da quello greco.

Draghi è diventato buono? E’ stato folgorato sulla via di Damasco e si è convertito all’economia keynesiana ?

Non direi. Ad essere cambiate, più precisamente potremmo dire maturate, sono le condizioni esterne, a livello politico ed economico.

Non facciamoci illusioni: il nuovo credo di Draghi, che in buona sostanza è condiviso ed appoggiato dalle istituzioni europee e dal sistema finanziario internazionale, non è che un’ ulteriore fase del processo di conquista del dominio assoluto delle oligarchie finanziarie, finalizzato, proprio come il precedente a concentrare ricchezza economica e potere politico nelle mani di pochissimi.

La così detta pandemia di Covid è infatti arrivata proprio nel momento giusto per il potere globale: la crisi finanziaria innescata dal crack della Lehman aveva creato le condizioni per trasferire i buchi della speculazione nei bilanci degli Stati e imporre un’austerità disastrosa da un punto di vista sociale, economico e di finanza pubblica, ma coerente con i dogmi neoliberisti e con i folli trattati UE. Il risultato è stato la chiusura di un numero enorme di imprese medie e piccole con il passaggio di quelle quote di mercato nelle grandi multinazionali.

Ora siamo in una fase nuova, con le oligarchie economiche che puntano, per continuare ad accentrare ricchezza e potere, sui guadagni dell’emergenza sanitaria e della transizione ecologica.

Con la pandemia si è colpito il piccolo commercio, la piccola impresa, il turismo e i servizi come le palestre o le sale da ballo, e si è consentito alle grandi aziende tecnologiche o commerciali come Amazon, di avere guadagni miliardari, per non parlare dei guadagni incalcolabili delle multinazionali del farmaco.

Ma per farlo senza che scoppiasse la rivoluzione era indispensabile che lo Stato pagasse i ristori ai cittadini rinchiusi in casa e stanziasse miliardi e miliardi per gli inutili vaccini.

Per non parlare dei miliardi da spendere per la conversione ecologica, ossia per l’imposizione, con la scusa della presunta emergenza climatica, di standard di produzione che faranno chiudere le poche piccole imprese rimaste e faranno guadagnare cifre astronomiche a tutta una serie di big companies globali, per non parlare dei guadagni della borsa con la nuova bolla speculativa green.

Ma per fare tutto questo è necessaria una enorme spesa pubblica da parte dello Stato (che è tutt’altra cosa dalla “spesa sociale”, come sempre considerata “improduttiva”) e dunque la stessa spesa pubblica, che fino a ieri era il male assoluto, diviene cosa buona e giusta. Con buona pace di tutti quei dogmi che la “scienza economica” ci aveva propinato, ridicolizzando e isolando chi li metteva in discussione, e che ora vengono tranquillamente rinnegati.

ARNALDO VITANGELI

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