Siamo ancora lontani dal dire che in Italia soffino venti di guerra civile, ma le atmosfere che si vanno polarizzando attorno alla politica draghiana per il contrasto della pandemia sono sempre meno serene. È di pochi giorni fa la notizia del DASPO disposto dalla questura per il leader della protesta anti green pass, Stefano Puzzer, che viene di fatto interdetto dalla città di Roma per un anno, senza che vi siano ragionevoli presupposti giudiziari, visto il suo innocuo picchetto in Piazza del Popolo. Dopo il caso del grave danneggiamento della sede della CGIL, causato molto probabilmente da infiltrati violenti nella manifestazione romana contro il lasciapassare verde, si era gridato alla “protesta shock” anche nel caso dell’iniziativa pacifica di sabato 30 ottobre a Novara. Il corteo aveva infatti sfilato per le vie del centro indossando delle pettorine che ricordavano le tute a righe di stracci dei deportati dei campi di concentramento nazisti.

Durissime le parole del Ministro della Salute, Speranza e del Sindaco leghista, Alessandro Vanelli, a cui si è unita la pubblica riprovazione dell’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) e dell’Ucei (lunione delle comunità ebraiche italiane). Fa eco al novero delle voci scandalizzate il mondo del web e dei social, in cui ha fatto ultimamente scalpore la riproposizione di un’immagine. Quella della quattordicenne Czeslawa Kwoka, polacca cattolica morta nel campo di sterminio di Auschwitz il 18 Febbraio 1943, a causa di un’iniezione di fenolo nel cuore. La fotografia è resa ancor più straziante dai colori originali restituiti al giovanissimo volto, emaciato e ferito sul labbro da un colpo infertole dalla stessa donna che l’ha uccisa. Gli occhi azzurri della piccola Czeslawa fissano in un attimo eterno le generazioni future, restando da monito contro le atrocità che l’uomo è sempre pronto a compiere sull’uomo. “Questi erano i prigionieri con il pigiama a righe dei campi di concentramento, non quei trogloditi a Novara”, conclude il commento dell’anonimo opinionista del web.

Parole sacrosante, verrebbe da pensare in un primo momento, specie se col pensiero paragoniamo le sofferenze patite dalla ragazzina deportata ad alcune delle pingui figure fotografate per le vie di Novara. Proprio per amore di giustizia e per il doveroso rispetto verso i circa 250.000 bambini che subirono gli orrori del nazismo, non possiamo tacere sull’arrogante pressappochismo che si ostina a liquidare apoditticamente qualunque tentativo di analisi del presente alla luce delle esperienze passate. Era questo, in fondo, il messaggio del demone nietzschiano de “La gaia scienza”. La condanna a rivivere i cicli dell’esistenza. L’eterno ritorno da cui non vi è escatologia che possa salvarci.

Mentre in Italia il Duce è sempre dietro l’angolo per colpa dei “populisti che fomentano odio”, dicono i professionisti dell’informazione insieme a una larga fetta di politica, nessuno sembra notare che, per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale, viene emanato un provvedimento che sotto l’ombrello infinito dello stato di emergenza reintroduce di fatto una distinzione fra cittadini di serie “A” e cittadini di serie “B”. Un decreto scelleratamente convertito in legge, nel totale silenzio-assenso del Capo dello Stato, che vincola al possesso di una tessera perfino per lavorare. Inutile entrare nel coacervo della contraddittorietà della norma e del dibattito pseudo-scientifico che riguarda il trattamento sanitario a cui sottoporsi per ottenere la suddetta tessera, a meno di non essere disposti a farsi perforare a proprie spese le narici da un tampone tre o quattro volte la settimana.

Malgrado tutto ciò, il moloch unico dei salotti televisivi e dei programmi di informazione mandano in scena quotidianamente il medesimo copione cui siamo stati abituati ad assistere su altri temi, come l’integrazione degli immigrati e la famiglia. Se i reprobi da punire erano allora i “razzisti” e gli “omofobi” (entrambi sottoinsiemi degli immancabili fascisti), da identificare in tutti coloro che divergessero anche millimetricamente dall’unica opinione pubblicamente accettata, ora il nuovo nemico è il “negazionista no vax”. È lui il nuovo nemico del progresso e della comunità civile. Sua la voce da tacciare, se necessario con la violenza. Non stupisce che la stragrande maggioranza delle persone sia ormai totalmente incapace di pensare altrimenti rispetto al recinto invisibile tracciato dal Pigmalione catodico e dei suoi sacerdoti.

Il novello cretino automizzato, seppur ciclicamente costretto a riavere pro tempore i propri diritti costituzionali sotto forma di concessione, non è più in grado di rendersi conto che il processo dinamico nel quale è stato inserito presenta diversi punti in comune con i grandi totalitarismi del Novecento. Vive imprigionato in un eterno presente senza memoria. Non riesce a comprendere, il cretino ormai insediatosi nella persona di nostri familiari, amici e conoscenti, che la storia non si ripete mai uguale a sé stessa, ma impartisce le sue lezioni attraverso segni e passaggi decifrabili, per coloro che abbiano sviluppato gli anticorpi indispensabili a scongiurare il ripetersi ciclico degli eventi più tragici.

Non considera, il cretino, che i campi di lavoro e le camere a gas non arrivarono nel 1933, ma che alcuni, in seno al potere e ai media di quell’Europa impazzita, cominciarono a instillare dei semi, delle idee condivise come oggi da docenti universitari, medici e scienziati. Idee in base alle quali una parte della popolazione rappresentasse una minaccia per l’ordine costituito e bisognasse agire di conseguenza. Anche una volta, “in nome della scienza” e “della maggioranza”. Si dirà che allora si adducevano le discriminanti razziali che oggi non ci sono. I nuovi untori da cacciare oggi sarebbero soltanto poveri ignoranti, irresponsabili, terroristi, gente che è contro lo Stato, negazionisti della scienza che ci salva…

Eppure non si fa scrupolo di nascondere sotto il tappeto tante vittime sacrificali, molte delle quali giovanissime e senza patologie pregresse, come la diciottenne Camilla Canepa, la studentessa di Sestri Levante morta nel giugno scorso all’ospedale San Martino di Genova dopo essere stata vaccinata con Astrazeneca. Quali ragioni per questi incolti ed egoisti che irragionevolmente mostrano riluttanza a sottoporsi a un trattamento sanitario tanto miracoloso? Stiano in casa come sorci e chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Proprio non ce la fa, il cretino medio, a comprendere che alcune tecniche mediatiche di manipolazione come la strategia della tensione sono esattamente le stesse note a certi innominabili personaggi del secolo scorso in tenuta militare, le stesse che abbiamo visto a Genova nel 2001 e più di recente a Capitol Hill.

Non riesce, il cretino catodico, a capire che se passo dopo passo il potere, lo stesso potere che ha seminato paura, terrore e disinformazione su una vicenda sanitaria gestita in modo surreale per due anni mentre lo chiudeva in casa e pianificava di massacrarlo di tasse e rincari, è riuscito a togliere a migliaia di persone (che magari lui odia) il diritto costituzionale di manifestare in piazza, un giorno potrà toccare anche a lui. Non è in grado di realizzare, il cretino ideologizzato, che se qualcuno è riuscito a convincerlo di poter vivere soltanto sottoponendosi a una periodica benedizione che lo assimila a un’automobile soggetta a revisione, il passo successivo potrebbe essere quello di segregare chi non obbedisce. Forse sarà troppo tardi, per il cretino ormai annichilito nella sua prigione senza sbarre, quando si renderà conto che l’ottusità e il perbenismo pusillanime di cui si vanta lo hanno reso complice di avvenimenti che avranno finito per inghiottire anche lui, che oggi si sente un cittadino responsabile, migliore e al sicuro, solo perché ha in tasca il suo foglio verde in odore di libertà ed ecologia.

STEFANO MARIA PANTANO

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