Tranquilla, confortevole e per lo più popolata da gente del ceto medio, la reputazione della Svezia come paradiso socialdemocratico della Scandinavia è stata una delle costanti affidabili della vita moderna. Ma questa immagine comincia a sgretolarsi. Scossa da una crisi di stupri tra migranti, un’ondata di uccisioni di donne e un forte aumento degli attacchi con armi da fuoco e bombe, la Svezia sta lottando per conciliare la sua inclinazione gentile con questa resa dei conti piuttosto violenta.

Le tragedie sono decollate dopo il 2015, quando la Svezia è stata una delle tante nazioni europee a rispondere alla peggiore crisi migratoria del continente dalla seconda guerra mondiale. Il suo numero di rifugiati è salito a sei cifre. Ma il semplice fatto di sollevare domande sugli effetti della risposta tipicamente uber-liberale della Svezia alla crisi dei migranti del 2015 ha attirato raffiche di insulti da quell’affidabile vortice di rabbia: giornalisti, accademici e personalità di Twitter. (…)

Una cacofonia di queste voci è esplosa nel 2017 dopo che Trump ha iniziato a riferirsi all’aumento della criminalità violenta in Svezia. Un editorialista di Independent ha scritto: “Rimane un mistero il motivo per cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sembra credere che la Svezia sia nella morsa di una sorta di ondata di criminalità o di terrore per mano di immigrati”. FactChecker.org ha affermato che Trump abbia esagerato i tassi di criminalità in Svezia. Si è affidato alle autorità e ai criminologi svedesi – un gruppo di accademici notoriamente equilibrato – che invece rassicurano le persone sul fatto che “non c’erano prove di una grande ondata di criminalità“. (…)

Ma i fatti ora sono diventati troppo scioccanti per essere ignorati. Nel 2020, l’Observer ha raccontato “della serie di esplosioni che scuote le strade svedesi”, sottolineando il “livello di crisi” degli incidenti che coinvolgono esplosivi. Poi anche il New York Times ha segnalato che qualcosa potesse non funzionare per come doveva nel famoso paradiso scandinavo noto per la bassa criminalità. Ha scoperto che ci sono state solo 25 sparatorie in Svezia nel 2015, ma l’anno scorso ce ne sono state 342, insieme a dozzine di attentati. Di coloro che sono stati perseguiti per reati di armi da fuoco dal 2017, l’85% è nato all’estero o aveva almeno un genitore che lo era.

Il titolo? “La Svezia lotta con “Gangster Rap”” -diciamo che non è esattamente il taglio che avrei dato io.

L’ondata criminale svedese è l’ultima storia in un elenco di idee liquidate come teorie del complotto di destra che si rivelano ottimi esempi di ragionamento deduttivo. Ma i media e i commentatori di sinistra hanno imposto un culto del silenzio su questi crimini perché non corrispondono alla visione che hanno inventato. Gli attacchi con armi da fuoco e bombe certo, sono da condannare,  ma non sono così problematici come mettere in discussione le proposte liberali. Per loro.

La strategia sembra essere la seguente: accettare un afflusso improvviso di un enorme gruppo di persone di cultura diversa dalla propria, non assimilare i nuovi gruppi e permettere che i comportamenti negativi crescano e siano tollerati, quindi reprimere o ignorare le notizie su quello che avviene. Indica una verità inquietante sui confini liberi. Ovvero, sono attualmente considerati politicamente appetibili solo se viene soffocata la verità sulle conseguenze negative.

In Gran Bretagna, la discussione su questi argomenti è stata soffocata da una cultura punitiva intrisa di silenzio e di correttezza politica. In Svezia sembra che stia prendendo piede una lotta simile, dove lo stato rifiuta di registrare i sospetti criminali in base all’etnia nonostante un aumento scioccante dei crimini legati alle popolazioni immigrate. I cosiddetti “crimini d’onore”, un’esplosione di violenza di strada e un’ondata di omicidi di donne non possono essere affrontati in modo adeguato a meno che non sia consentito un dibattito libero e rigoroso.

Questi liberali pensano di proteggere le popolazioni immigrate rifiutando di consentire discorsi “pesanti” su questi temi, ma in realtà stanno imponendo una coltre di censura che impone di guardare dall’altra parte quando le donne vengono uccise in casa o gli uomini vengono fucilati in strada.

di Charlie Peters , traduzione di Martina Giuntoli

  • 3396 Sostenitori attivi
    di 10000
  • 3159 Sostenitori