La scuola ha insistito sino allo sfinimento, negli ultimi decenni, a sottolineare l’importanza della storia del Novecento. Questo martellamento è stato giustificato a più riprese col ritornello “affinché certe cose non accadano mai più”. Eppure dinanzi alla ferocia totalitaria che vediamo spiegarsi dinanzi ai nostri occhi troppi sembrano ciechi. Solo pochi colgono le analogie coi terrificanti regimi della prima metà del XX secolo. Eppure sappiamo tutto di queste dittature, sono evocate (molto spesso a sproposito) sino alla noia a scuola, al cinema, il televisione.

Come mai allora tante, troppe persone in buona fede non se ne accorgono?

In realtà lo studio del fascismo e del nazismo a scuola è presentato in maniera molto parziale. Nel senso che solo un aspetto di questi regimi viene sviscerato: quello della violenza e dell’orrore. Viene sempre lasciato in ombra l’aspetto più propriamente propgandistico: in poche parole, a scuola noi non studiamo quel che Hitler e Mussolini dicevano in maniera ufficiale per convincere milioni di persone a piegarsi a ordini aberranti. Questo porta alla falsa percezione per cui Hitler e Mussolini avrebbero urlato a pieni polmoni i loro piani e milioni di tedeschi e di italiani avrebbero accettato senza colpo ferire lo sterminio e la repressione di milioni di altre persone.

Non è esatttamente così.

Il fascismo e il nazismo presentavano le loro misure come giuste e ragionevoli e non dichiaravano apertamente le loro intenzioni genocide.

Perché in tal caso tanti onesti cittadini convintamente fascisti e nazisti avrebbero cessato di seguirli.

Oggi noi diamo per scontato che ad Auschwitz si sia consumato uno dei più grandi orrori della storia umana. Probabilmente se avessimo detto ad un cittadino tedesco del 1942 che ad Auschwitz gli ebrei venivano gasati nelle docce o bruciati nei forni, costui ci avrebbe riso in faccia e dato del “complottista”. Gli ebrei, malvisti a causa di una propaganda martellante che li presentava anche come “infetti”, erano ufficialmente spediti in campi da lavoro. I lati più oscuri, che sarebbero risultati inaccettabili comunque alla persona comune, erano nascosti.

Nel libro Coprifuoco di Gian Franco Vené è riportato un manifesto della RSI: un treno diretto in Germania con la dicitura “Dove va questo treno allegro?”. Il volantino spiega che il treno porta delle persone in Germania per lavorare. Noi, col senno del poi, rabbrividiamo nel leggere quel manifestino. Raffrontiamo “andrà tutto bene” col “treno allegro” e rabbrividiamo.

Altre cose più difficili da nascondere venivano “normalizzate”. Un esempio è nell’aggiornamento del 1940 dell’enciclopedia Utet, alla voce “guerra tedesco-polacca”. Le immagini, strazianti per noi, dei polacchi in fila coi fucili tedeschi puntati alla schiena vengono presentati come “ritorno alla vita normale dopo la vittoria tedesca” e quello che probabilmente è un rastrellamento è descritto come “fila di polacchi alla ricerca di un lavoro al ritorno della pace”. Come vediamo, la durezza viene nascosta.

I dittatori ci tenevano a mostrarsi “buoni”. La psiche umana poi tende a rifiutare lo scenario peggiore per autodifesa.

Quindi i fruitori di quell’enciclopedia avranno creduto che quei polacchi stavano cercando davvero un lavoro presso il nuovo e benevolo padrone tedesco, non che stessero per fare una brutta fine.

Poi il lavoro sulla mente dei più piccoli in una sorta di primitiva finestra di Overton. Ne La vita è bella di Roberto Benigni è citato un problema proposto alle elementari: si tratta di calcolare quanto risparmierebbe lo Stato tedesco dalla soppressione di trecentomila tra malati di mente e diversamente abili. Il problema non è invenzione del regista toscano, è rintracciabile sui libri di testo dell’epoca. La cosa è presentata ai bambini come normale. In più l’eugenetica nazista aveva molto premuto sul concetto di “vite indegne di essere vissute” ma declinandolo, per la massa, non nella modalità del disprezzo verso dei “subumani” ma in quella pietosa: poverini, sono stati sfortunati, la loro vita è solo sofferenza. Tutto partIva dalla richiesta di una famiglia a Hitler di sopprimere un bambino definito “idiota”. La famiglia in questione chiedeva al Cancelliere del Reich l’assenso per un’“uccisione pietosa”.

Ecco la differenza: nel nostro immaginario i nazisti erano mostri dichiarati. Chi termina le scuole immagina che il Fuhrer non celasse la sua ferocia. Invece era ben dissimulata con trucchi che ancora oggi ci vediamo sinistramente proposti. Oppure si dava una spiegazione “scientifica”.

Il Manifesto della Razza, oggi considerato un orrore, fu pensato da un comitato tecnico scientifico e all’epoca veniva presentato come “la scienza” che non si poteva discutere.

Chi esce dalla scuola pensa che il nazismo e il fascismo, qualora si ripresentassero, si manifesterebbero con stivaloni e svastiche sul braccio. Invece si ripresentano in abiti diversi, magari “di sinistra”, ma utilizzando tutti quei trucchetti di propaganda che noi ignoriamo del tutto. E per questo veniamo colti impreparati.

ANDREA SARTORI

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