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Notizie19 Agosto 2021

Quattro profili in sette giorni: censura scatenata su Facebook

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Gianluca Marletta analizza la censura su Facebook, evidenziando il blocco dei suoi profili per opinioni critiche sulla gestione della crisi-Covid. Si discute anche del clima di repressione e della limitazione della libertà di espressione nel contesto attuale.
Punti chiave
  • Marletta denuncia la censura su Facebook per opinioni critiche.
  • Il suo profilo è stato bloccato per 30 giorni senza spiegazioni chiare.
  • La censura colpisce chi esprime dubbi sulla campagna vaccinale.
  • Marletta ha aperto più profili, tutti bloccati rapidamente.
  • La situazione riflette una repressione più ampia nella società attuale.
L'articolo

Come titolo può ricordare uno di quei film ridanciani della commedia italiana anni ’80: ma questa non è una commedia e forse, a pensarci bene, non c’è molto da ridere.

Per chi non mi conoscesse, mi chiamo Gianluca Marletta: nella vita faccio il Docente di Lettere ma anche – ed è questo il “problema” – lo scrittore. Da anni pubblico saggi, interviste, articoli attraverso i quali mi propongo di fare informazione “non omologata”. Personalmente, non amo il termine contro-informazione: non scrivo contro nessuno, non mi interessa – se non in casi rari e specifici – demolire le posizioni altrui.

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Mi interessa invece, e molto, poter offrire al mio pubblico – un pubblico di nicchia, certo, ma fatto di persone dotate di coscienza critica e spirito di ricerca – una visione alternativa e non mainstream delle vicende umane e dell’attualità, cercando sempre di partire dai dati, dalle testimonianze, dai fatti e lasciando all’intelligenza del lettore lo sforzo di “tirare le somme” e di trarre le dovute conclusioni.

Tra i miei saggi, quelli più legati alla critica del mondo attuale sono: Governo Globale, La fabbrica della Manipolazione e UniSex, scritti con l’amica e giornalista Enrica Perucchietti; La guerra del Tempio. Escatologia e storia del conflitto mediorientale; L’Ultima Religione. Dall’eugenetica alla pandemia: l’alba di una nuova era?, scritto con il medico epidemiologo Paolo Gulisano.

Comprensibilmente, una tale attività ha attratto in passato non solo l’interesse ma anche l’avversione di molti: il sottoscritto e i suoi amici e collaboratori conoscono bene cosa significa cadere vittima della censura sul web, ricevere insulti e financo minacce – anche di morte; e sappiamo pure che, in qualche modo, tutto questo fa parte del gioco, non potendo pretendere che tutti i nostri simili conoscano il civile confronto, il rispetto e nemmeno il coraggio delle proprie idee…

E tuttavia, malgrado questi precedenti, in anni e anni non c’era MAI capitato di percepire un tale clima di sfacciata censura, di sbandierata faziosità e di repressione come in questi ultimi mesi. Non siamo più di fronte a episodi singoli:

oggi, chiunque esprima un parere critico riguardo alla gestione della crisi-Covid e soprattutto un qualsiasi dubbio sulla propaganda vaccinale, sui suoi effetti, sulla sua opportunità, viene semplicemente cancellato dal dibattito.

E così, veniamo agli episodi di questi giorni: il mio profilo Facebook – quello che avevo da anni – viene bloccato per 30 giorni, solo per aver pubblicato una ricerca israeliana che metteva in dubbio gli esiti della violentissima campagna vaccinale nel paese del Medio Oriente. Facebook blocca il mio profilo semplicemente adducendo che l’articolo “viola gli standard”.

Neanche il tempo di chiedermi quali “standard” potrei aver violato – in linea di principio, dovrebbero punire l’istigazione alla violenza, alla discriminazione, le minacce personali, ecc. – che il giorno dopo mi ritrovo bloccato per 30 giorni anche il secondo profilo – Gianluca Marletta Talbot.

Quasi incredulo, creo un terzo profilo col mio nome e cognome: anche in questo caso, a questo punto direi ingenuamente, pubblico un articolo di critica al Green Pass. La risposta arriva la sera stessa: Per prevenire un uso improprio, abbiamo temporaneamente limitato la tua capacità di utilizzare questa funzione su facebook.

A questo punto, cinque giorni fa, dopo aver chiuso tutti gli altri profili, ne apro un quarto: sempre con il mio nome e cognome. Questa volta, mi guardo bene dall’usare anche solo il termine vaccini o green pass, ma evidentemente ormai è tardi: il nome Gianluca Marletta è, di per sé, sgradito a Facebook! Nemmeno pubblicare la foto del mio gatto mi salva dall’implacabile censura.

Proprio ieri mattina, Facebook mi inoltra la solita schermata: Per prevenire un uso improprio, abbiamo temporaneamente limitato la tua capacità di utilizzare questa funzione su facebook (vedi lo screen qui sotto). Dove il termine “temporaneamente” è probabile sinonimo di “a tempo indeterminato”. In questo caso, peraltro, non vi è nemmeno un riferimento a eventuali post incriminati: è la mia stessa persona, a quanto pare, a essere incriminata in quanto tale.

Questa infatti non è una commedia: è storia di questi giorni. Una storia tutto sommato marginale e di poca importanza se non si inserisse in un contesto generale di repressione e di censura che ha pochi precedenti nella nostra storia recente. Un Paese dove ormai migliaia di lavoratori rischiano il posto – altro che profilo Facebook! – se solo si oppongono a una sperimentazione medicinale di massa che non ha precedenti e che è ormai imposta con l’ausilio d’ogni mezzo repressivo; una campagna distopica che sta causando migliaia di gravissimi effetti collaterali generalmente minimizzati se non negati dagli “ubbidienti” media mainstream.

No, questa non è una commedia all’italiana; anche se a tratti sembra davvero di essere piombati in un film: un film grottesco e kafkiano, un incubo nel quale ormai ci ritroviamo tutti. Anche quelli che ignorano di starci.

GIANLUCA MARLETTA

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