Qualcuno non vuole Draghi al Colle. Ed è qualcuno dei suoi

Draghi al colle

“Chi entra papa in conclave esce cardinale” dice un vecchio adagio. E la strada di Mario Draghi verso il Quirinale pare più accidentata di quel che parrebbe in realtà, anche perché non è detto che i suoi amici possano volerlo in quel ruolo.

Tre giorni fa, sul foglio inglese “The Guardian”, troviamo un articolo intitolato “Gli italiani temono il ritorno dell’instabilità se Mario Draghi lascia per diventare presidente”. Il Guardian è una voce particolare nel panorama mediatico britannico: è innanzitutto una voce europeista e critica della Brexit e del Primo Ministro Boris Johnson. Cosa vuole dire se un giornale europeista inglese avanza dubbi sulla candidatura di Mario Draghi?.

A Londra si sono sempre, in qualche maniera, decisi i destini dell’Italia, molto più che a Washington. Ricordiamo che il Risorgimento fu un frutto inglese, che Mazzini era in esilio a Londra e Garibaldi ebbe consistenti appoggi dall’Inghilterra. Quindi non bisogna sottovalutare questa voce, anche se presentata come un riportare il parere degli italiani.

“Italy’s president is largely a ceremonial role”. Questo è il punto che non convince gli europeisti d’Oltremanica: “Mattarella was forced to step in several times to resolve crises” (Mattarella è stato forzato varie volte ad intervenire per risolvere crisi) scrive ancora la corrispondente del Guardian: in quel “was forced”, oltre al giudizio su un Mattarella dipinto implicitamente come un re travicello, c’é la preoccupazione che la presidenza della Repubblica in qualche maniera “neutralizzi” Draghi.

Non tutti la pensano così: il Financial Times, altro importantissimo giornale inglese, scrive che Draghi servirebbe meglio il suo Paese come prossimo presidente della Repubblica. Ma il punto di visto del Financial Times è prettamente economico: Draghi “as a fine economist” porterebbe a casa le riforme. Il Guardian invece ne fa una questione politica, temendo l’instabilità in Europa: perché l’Italia resta comunque il terzo Paese europeo per peso specifico dopo Germania e Francia.

Sul sito “Mint” si dice chiaramente che in ambienti europei ed europeisti vi sono due scuole di pensiero: la prima vorrebbe Draghi come primo ministro almeno sino al 2023 per dar modo ai partiti di centro di riorganizzarsi per evitare una vittoria dei populisti. La seconda che vorrebbe Draghi al Colle così da poter neutralizzare i populisti qualora vincessero le elezioni. Come si vede le cose sono tutt’altro che chiare e a Bruxelles si stanno incartando: non sanno realmente quel che vogliono.

“Grande è la confusione sotto il cielo: la situazione è eccellente” diceva Mao Zedong. La situazione è simile e Draghi rischia di restare davvero con un pugno di mosche in mano proprio perché nemmeno i suoi sanno davvero quello che vogliono

ANDREA SARTORI

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