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Dietro il sipario9 Febbraio 2023

Putin ordina il cessate il fuoco – Dietro il sipario – Talk Show

Il presidente russo Vladimir Putin oggi pomeriggio ha ordinato una tregua in occasione del Natale ortodosso, facendo così seguito a un preciso appello del patriarca di Mosca Kirill. Il cessate il fuoco annunciato dalla Russia avverrà lungo l’intera linea di contatto tra le parti in Ucraina e nel Donbass dalle 12 di domani 6 gennaio alle 24 del 7 gennaio. Putin ha inoltre invitato Kiev a fare lo stesso. Sullo sfondo ci sono il ruolo della Turchia di Erdogan, che parla al telefono sia con Putin che con Zelensky offrendosi come mediatore; la Bielorussia che continua a ospitare esercitazioni militari congiunte con le forze della Federazione; il giudizio tranchant di Maria Zakharova sull'Italia: il governo di Roma non può essere visto come un attore in un potenziale processo negoziale, secondo l'alta diplomatica russa. Che cosa bolle in pentola? Ne parliamo con Nicolai Lilin (scrittore), Antonio Di Siena (avvocato e blogger de L'Antidiplomatico), Michele Manfrin (L'Indipendente) e Mark Bernardini (interprete e traduttore).

📺 Pubblicato su YouTube · Canale Visione TV
Vladimir Putin ha annunciato un cessate il fuoco per il Natale ortodosso, invitando Kiev a fare lo stesso. Tuttavia, le reazioni ucraine sono state scettiche, considerandolo una manovra strategica. Il talk show analizza anche il ruolo della stampa italiana e le forniture militari all'Ucraina.

Il presidente russo Vladimir Putin ha recentemente annunciato un cessate il fuoco in occasione del Natale ortodosso, rispondendo a un appello del patriarca di Mosca, Kirill. Questa tregua, che avrà luogo lungo l'intera linea di contatto tra le forze russe e ucraine, è programmata dalle 12 del 6 gennaio alle 24 del 7 gennaio. La decisione di Putin è stata motivata dalla volontà di consentire ai fedeli ortodossi di assistere alle celebrazioni natalizie, sottolineando l'importanza del Cristianesimo per la Russia e per il suo leader.

La proposta di tregua è stata accompagnata da un invito da parte di Putin affinché anche Kiev adotti una simile iniziativa. Tuttavia, la reazione di Kiev è stata di scetticismo, con il presidente Volodymyr Zelensky che ha descritto l'iniziativa come una potenziale trappola. Questo scambio di accuse mette in evidenza la crescente tensione e la mancanza di fiducia tra le parti, ostacolando ulteriormente la possibilità di un dialogo costruttivo.

Il contesto geopolitico è ulteriormente complicato dalla presenza della Turchia, con il presidente Recep Tayyip Erdoğan che si propone come mediatore, cercando di mantenere relazioni sia con Mosca che con Kiev. Tuttavia, il ruolo della Turchia e le sue ambizioni regionali sollevano interrogativi sulla sua imparzialità e sulla reale volontà di facilitare un accordo duraturo. Inoltre, la Bielorussia continua a svolgere esercitazioni militari congiunte con la Russia, suggerendo che, nonostante i segnali di apertura, la preparazione militare e le tensioni sul campo di battaglia rimangono elevate.

In questo panorama, si inserisce anche la posizione della diplomazia italiana, che è stata criticata da funzionari russi. Secondo la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, l'Italia non può essere considerata un attore credibile in un potenziale processo negoziale, a causa del suo sostegno militare a Kiev. Questa affermazione evidenzia la crescente frustrazione di Mosca nei confronti di paesi che, pur dichiarandosi disponibili a mediare, continuano a fornire assistenza militare a una delle parti in conflitto.

La situazione attuale rappresenta un delicato equilibrio tra tentativi di dialogo e il persistere di ostilità sul campo. La tregua natalizia potrebbe essere vista come un gesto di buona volontà da parte di Putin, ma la sua efficacia dipenderà dalla risposta di Kiev e dalla reale volontà di entrambe le parti di cercare una soluzione pacifica al conflitto. In assenza di un impegno genuino da parte di tutte le parti coinvolte, il rischio di una continuazione del conflitto rimane alto, con gravi conseguenze per la popolazione civile e per la stabilità della regione.

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