Siamo appena al secondo giorno del processo del secolo  (iniziato il 29 novembre) che vede come imputata la britannica socialite Ghislaine Maxwell, braccio destro del finanziere Epstein, e già cominciano a trapelare le prime indiscrezioni ed i primi nomi.

Il processo in questione è un processo federale quindi la tv non è ammessa, (è possibile seguire con una diretta in streaming audio che però si blocca molto, troppo spesso, per seguire davvero il dibattito)  tuttavia i giornalisti che si sono da tempo litigati un posto in prima fila non vedevano l’ora di cominciare a raccontare la loro versione dei fatti al pubblico internazionale, anche per riprendere in mano (o semplicemente proseguire) in maniera a loro conveniente la narrativa liberale secondo la quale certi argomenti vanno trattati in un certo modo,  sempre con due pesi e due misure, sempre secondo il falso cliché del politicamente corretto che si sono dati da soli  e che da soli rispettano.

I capi di accusa che vedono alla sbarra la Maxwell sono davvero i peggiori possibili e vanno dal traffico di esseri umani alla violenza sessuale, reati per i quali , se l’imputata viene giudicata colpevole, rischia pene altissime.
L’elite coinvolta nella scandalo ovviamente ha cercato di fare scudo intorno all’amica,  cosa che abbiamo già affrontato in altre occasioni, non tanto per lealtà verso l’amica di scorribande, quanto per evitare che la stessa Maxwell, la loro padrona di casa preferita,  fosse troppo esplicita nel fare i loro nomi e che dettagliasse luoghi, fatti e vicende.
Ebbene ieri, 30 novembre appunto, alla seconda udienza è stata la volta tra l’altro del pilota personale che serviva la Maxwell ed Epstein, Larry Visoski .  Egli, oltre ad aver dichiarato di non aver mai visto né la
Maxwell nè Epstein con un minore, ha menzionato diversi passeggeri che ha trasportato nei suoi trent’anni di onorato servizio, tra cui Bill Clinton, Donald Trump, Kevin Spacey e  l’astronauta John Glenn. Peccato che nessuno dei giornalisti abbia riportato che gli aerei che Epstein possedeva fossero almeno due: uno –il famigerato Lolita Express- faceva rotta fissa verso la famosa isola degli incontri sessuali, l’altro invece volava dalla Florida a New York e viceversa ed era utilizzato solo per questioni di lavoro. Gli avvocati della Maxwell hanno già messo in atto la strategia che potevamo immaginare, e di cui abbiamo già ampiamente discusso in precedenza, ovvero quella secondo cui la donna non sia altro che un capro espiatorio dei reati per cui Epstein non ha pagato.

Tuttavia , se c’era invece qualcuno da dare  immediatamente in pasto ai media, quello era sicuramente Donald Trump, un nome appetibilissimo per l’alta società woke  che ancora vede in lui l’unico vero nemico, il Nemico con la enne maiuscola da eliminare “once and for all” (una volta per tutte) sia da un punto di vista strettamente politico, sia dal punto di vista di credibilità nei confronti del suo pubblico. Avere adesso la concreta possibilità di legare il suo nome al processo del secolo marchierebbe per sempre la sua persona davanti alla legge in primis,   ma soprattutto sigillerebbe la perdita di milioni  di sostenitori che lo hanno sempre difeso, in special modo negli ultimi anni.

Quindi è davvero così ? È tutto finito per Trump? L’ex presidente  ha realmente preso parte al giro di presunta prostituzione per la quale è accusata la Maxwell? Beh, non proprio, anzi per nulla e le élite dovranno trovare ben altro se vorranno sbarazzarsi di lui.  Ma vediamo più in dettaglio.
Trump in passato ha già parlato di quell’unico volo menzionato al processo che  lo riportò a casa dalla Florida in direzione New York. Dichiarò, quando gli fu chiesto, che si trattava di un semplice volo di passaggio sul quale non erano presenti nè la Maxwell nè Epstein, cosa confermata poi anche dal pilota stesso del volo che raccontò esattamente la stessa versione dei fatti. Aggiungendo “ Se è quello che vi interessa, no, Trump NON è mai stato sull’isola”. Ma c’è molto altro a conferma di quanto detto qui sopra.
Era un magistrato, Bradley Edwards, che all’epoca rappresentava alcune delle vittime del magnate Jeffrey Epstein. Queste furono le sue parole a riguardo in una intervista del 2018. “Ho contattato molti nella speranza che potessero aiutarmi con il caso che stavo seguendo per le mie vittime di violenza sessuale, e Donald Trump fu l’unico che rispose e che disse di essere disposto a voler aiutare le indagini al meglio che poteva. “ Di solito chi offre piena collaborazione alle autorità in una indagine non è colpevole. Non sempre è così, ma spesso lo è. Infine, ma non di minore importanza, se già prendiamo in considerazione che sotto l’amministrazione Trump l’isola fu chiusa, e che sia Epstein che la Maxwell finirono in carcere, c’è anche un’ulteriore avvenimento che forse può chiarire le idee.

Un giorno Trump, e di ciò vi è chiara e documentata traccia in documenti già in possesso all’FBI, fece cacciare Epstein dal suo club di Golf poiché voleva appartarsi con delle ragazzine, figlie dei membri.

Trump con il suo gesto, anni prima che la storia dei particolari gusti sessuali del magnate fosse nota a livello mediatico, voleva evidentemente mettere in guardia le autorità su Epstein.

Quindi,  ancora una volta, la macchina di fango dei giornalisti ultra liberali anti- Trumpisti pare proprio aver fatto cilecca. Anzi sembra che ogni volta che questo accade il foltissimo numero di sostenitori dell’ex presidente cresca. Potete giurare che questo avverrà anche questa volta, con un effetto boomerang dirompente.
MARTINA GIUNTOLI
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