Più realisti di re Draghi: cosa sta succedendo alla Lega?

Ultima notizia: Salvini si fa convincere dai suoi governatori sulla linea dura sul super green pass. Non una grossa novità: da quando c’é la pandemia il Capitano è tutto un susseguirsi di dichiarazioni contraddittorie, prima a favore di una linea soft, poi della linea dura. Anche l’inversione a U su Draghi, anni fa indicato come liquidatore dell’economia italiana e oggi al governo con lui ha scontentato moltissimi suoi elettori. Ma più che Salvini, che quantomeno “ci prova” a imporre misure meno restrittive a costo poi di far la figura di Wille E. Coyote, sono i suoi governatori che lasciano basiti. I governatori leghisti sono più assatanati degli stessi Draghi e Speranza. Tra questi si distingue per ferocia da autentico kapò il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, ultrafavorevole al super green pass e anche al vaccino sui bambini, ma pure il presidente della Lombardia Attilio Fontana sposa la linea dura. L’unico che è parso più ambiguo e possibilista è il presidente del Veneto Luca Zaia (discorso a parte merita il governatore della Liguria Giovanni Toti, non leghista ma sempre del centrodestra, che sta per raggiungere De Luca come governatore più “sergente” d’Italia).

Ovviamente favorevole al super green pass è anche Giorgetti, il vero avversario di Salvini, quello che gli sta portando via la Lega, e anche il ministro Centinaio mostra la faccia feroce. A rappresentare la linea morbida nella Lega pare essere rimasto convintamente solo Claudio Borghi, mentre Francesca Donato ha lasciato diventando oramai una delle voci più importanti della dissidenza leghista.

In realtà la linea dura piace ai gerarchi leghisti, e non solo ai governatori. I sindaci del Carroccio sono stati tra i più inflessibili esecutori delle direttive dei due governi pandemici, anche del Conte bis. Ad esempio, in occasione della Pasqua 2020 l’allora sindaco leghista di Vigevano Andrea Sala creò un cordone sanitario di polizia cingendo praticamente d’assedio la città per evitare le scampagnate. Nella Pavia del leghista Fracassi fioccarono multe solo per un abbraccio. In realtà a molti piccoli funzionari leghisti pare piaccia il ruolo dello sceriffo. La retorica un po’ poliziottesca molto comune in certi ambienti del Carroccio ha sedotto quei leghisti che hanno preso il potere.

Ma giocare all’ispettore Callaghan non può spiegare tutto. La Lega sicuramente va verso una sorte simile a quella del Movimento Cinque Stelle, con una parte “governativa” pronta a rimangiarsi tutto e i dissidenti delusi che usciranno dal partito, migrando verso altri  lidi e con Giorgia Meloni pronta ad accoglierli a braccia aperte. La linea più morbida di Salvini sembra destinata alla sconfitta, anche a causa di una leadership molto debole da parte dell’ex Capitano, che si mostra tentennante e rinunciatario, e pare oramai messo completamente in minoranza dai falchi del suo partito.

Elettoralmente parlando, come fu già per il Movimento Cinque Stelle ai tempi del Conte bis, questa strategia pare un disastro totale. La Lega crolla nei sondaggi. La retorica anti-immigrazionista oramai non è più sufficiente a tamponare le falle, gli elettori hanno altro per la testa. Nemmeno Borghi e Bagnai, gli unici oramai attestati su posizioni anti-green pass insieme a pochi altri, riescono a tamponare: gli elettori leghisti non si fidano più nemmeno di loro. Ma la questione elettorale è ben importante? La Lega è al governo, e chi ha appoggiato il governo è ben deciso a sfruttare ogni cavillo ed escamotage per schivare le elezioni. Giorgetti è arrivato a pensare ad una sorta di semipresidenzialismo de facto con Draghi dictator maximus. In ogni caso le urne vanno evitate. Quindi che la Lega ora torni al 3 per cento non tange. L’importante è restare incollati alla sedia, con un discorso non differente da quello fatto da Di Maio ai tempi del Conte bis. In più ambienti si ventila la dittatura perpetua di Draghi tipo Xi o Putin, che metterebbe al sicuro il governo per sempre. O quantomeno, sino a quando scatteranno i vitalizi.

Ma non c’é solo il potere che interessa: ci sono anche i soldi, in particolare i soldi del Pnrr mandati dall’Europa. E tutto quello che stiamo vedendo e vivendo adesso sembra orientato a ottenere questi fondi, è una cosa semi dichiarata.

Sta di fatto che la Lega è spaccata in maniera profonda tra i seguaci della linea populista, oggi in difficoltà, e i “giorgettiani” che sono anche tra i fautori della linea dura. Tra questi certamente abbiamo i vari governatori, e forse non solo perché vogliono giocare all’ispettore Callaghan. Salvini tentenna, vorrebbe tornare quello delle origini, ma frena, cade, fa marcia indietro.

Che sia stato addirittura, in qualche maniera, intimidito o addirittura minacciato?

ANDREA SARTORI

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