Chi oggi ancora si stupisce per la ormai nota mancanza di trasparenza nella sperimentazione dei vaccini anti-Covid, dovrebbe sapere che non è la prima volta che questo genere di cose avviene nel mondo del farmaco.

Ne abbiamo parlato durante la puntata del nostro talk show Dietro il Sipario intitolata “Covid e Guerra: la Strategia del Terrore”. Nel video allegato a questo articolo, uno spezzone dell’intervento della giornalista Tiziana Alterio.

Nel corso degli anni molti scandali hanno travolto le case farmaceutiche, sebbene i canali di informazione ufficiali abbiano sempre cercato di insabbiare quanto più possibile i dati.

Una delle vicende peggiori di cui siamo a conoscenza coinvolge la Pfizer e ben 200 piccoli pazienti di un ospedale per bambini.

Ci troviamo in Nigeria, è il 1996 ed il Paese è martoriato dalla più grave epidemia di meningite che la zona abbia mai conosciuto.

Un gruppo di Medici senza Frontiere si trova sul posto e sta già curando i malati con il cloramfenicolo, un antibiotico a basso costo, ma efficace e soprattutto sicuro.

Quasi in contemporanea arriva sul posto un team di sei ricercatori della Pfizer che si dirige verso Kano (uno degli Stati che compongono la Nigeria) per cominciare a somministrare “nuove e migliori cure” ai piccoli pazienti colpiti da meningite meningococcica.

I locali accolgono i nuovi camici bianchi che offrono cure costosissime e innovative in maniera entusiasta, fidandosi ciecamente del buon cuore occidentale.

Come riveleranno poi documenti secretati, la Pfizer però non sta affatto facendo beneficenza ai piccoli pazienti.

La casa farmaceutica sta invece avendo problemi seri negli Stati Uniti poiché non riesce a reclutare un numero congruo di pazienti per testare il nuovo antibiotico, Trovan.

Arbitrariamente Pfizer quindi decide di continuare i test utilizzando l’antibiotico sperimentale sui malati di meningite nigeriani, senza che questi ricevano adeguata informazione su ciò che viene loro somministrato.

Dei 200 bambini trattati con Trovan presso l’Ospedale locale, cinque perdono la vita, e molti altri rimangono vittime di cecità, paralisi e malformazioni.

Le cose non vanno molto meglio nemmeno quando il Trovan è poi approvato in Europa nel 1998 per uso umano su individui adulti, dato che subito dopo le autorità lo ritirano dal mercato a causa della sua elevata tossicità epatica.

Una inchiesta del Washington Post in seguito mette in luce i gravi problemi etici, burocratici e deontologici della sperimentazione.

Tuttavia è la complicità di parte delle autorità nigeriane a segnare inevitabilmente la vicenda.

Il comitato etico, ad esempio, nasce a somministrazione già avvenuta. E non è l’unica cosa a essere fuori posto.

L’autorizzazione del comitato alla somministrazione del Trovan ai pazienti, ad esempio, porta una data antecedente rispetto all’arrivo dei ricercatori di Pfizer.

I ricercatori inoltre non hanno mai ricevuto alcuna autorizzazione ufficiale a operare in Nigeria, né i genitori hanno mai dato il loro consenso alla somministrazione dei farmaci ai loro piccoli.

Tuttavia la pressione mediatica nel tempo è tale che i riflettori non si spengono mai del tutto sulla vicenda.

Il governo nigeriano infatti chiede quasi subito che il colosso farmaceutico presenti scuse formali, e inoltre pretende che Pfizer risarcisca adeguatamente le famiglie colpite.

La battaglia legale infinita e durissima contro i magnati del farmaco vede i primi risarcimenti alle famiglie solo nel 2011, lasciando però fuori la maggior parte delle 200 famiglie.

La linea difensiva della Pfizer durante il processo è piuttosto debole. I ricercatori dicono che si sarebbero recati in Nigeria per fini esclusivamente filantropici.

Sembra incredibile, ma anche l’Italia ha avuto un ruolo in questa triste vicenda. Nel febbraio del 2009 la Pfizer infatti cerca di risolvere la questione con una transazione extra giudiziaria che risarcisca almeno parte dei querelanti.

L’accordo viene alla luce a Roma, e i firmatari sono niente meno che Jimmy Carter e Yakubu Gowon.

In seguito lo Stato di Kano intenta una sua causa civile e penale contro Pfizer.

Anche il procuratore generale della federazione nigeriana, Michael Aondoakaa, ne presenta una separatamente, per un totale di circa 10 miliardi di dollari.

Secondo Wikileaks, il manager italiano di Pfizer, Enrico Liggeri, insieme ad altri funzionari statunitensi del colosso farmaceutico, cercano di far pressione sul procuratore generale nigeriano.

Il loro intento è screditarlo agli occhi dell’opinione pubblica affinché molli la presa.

Gli scandali passati a suo carico, che sono dati in pasto ai media, riescono perfettamente nell’intento. Presto infatti Aondoakaa fa cadere le accuse, e pare che in seguito abbia negoziato in privato con Pfizer.

Così si chiude la vicenda di Kano, seppur molti dettagli siano rimasti nei documenti mai resi noti al pubblico.

La vicenda mostra fin troppo chiaramente come molto spesso il ritorno economico sia l’unico parametro che davvero conta nel mondo del farmaco.

E la sicurezza dei prodotti? Meglio non dover sperimentare sulla propria pelle che questa spesso si è dimostrata non essere una priorità, almeno per Pfizer.

MARTINA GIUNTOLI

 

 

 

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