Ci è stato detto che la Brexit avrebbe causato un’apocalisse economica – che avrebbe portato ad un disastro finanziario, ad una profonda recessione, un collasso nelle esportazioni, una maggiore disoccupazione e inflazione, salari inferiori e un calo a lungo termine negli standard di vita.

Altri suggerivano che avrebbe portato a carenze di cibo e medicinali, carestie, rivolte e persino colpi di stato militari. La Gran Bretagna rischiava di diventare uno stato fallito degno delle peggiori distopie,  e un paria internazionale, tagliato fuori praticamente dal mondo civilizzato. Inutile dire che nessuna di queste previsioni è diventata realtà – come io stesso e altri abbiamo ampiamente anticipato.

Non solo il Regno Unito post Brexit non è stato un disastro economico, ma anzi  è stato anche, per molti aspetti, un successo economico. Iniziamo con il parametro più ovvio – la crescita  del PIL.

Per il 2021 nel suo complesso, la crescita del PIL del Regno Unito è stata del 7,5%. Questo è il ritmo più forte di crescita dalla seconda guerra mondiale e il più alto del G7 – rispetto a una crescita del PIL sia nell’Eurozona che nell’UE del 5%. Sia il FMI che l’OCSE si aspettano che il Regno Unito godesse la crescita del PIL più veloce nel G7 nel 2022.

Come è naturale, gran parte della crescita ha a che fare con la Gran Bretagna che stava in quel momento sperimentando una recessione più ampia durante la pandemia. Ma anche quando viene presa in considerazione la pandemia, il Regno Unito post Brexit emerge vincitore.

Infatti, a novembre l’economia del Regno Unito ha superato il suo livello pre-pandemico per la prima volta – una ripresa in linea con il Canada, più veloce dell’Italia e della Germania, ma più lento solo del Giappone e degli Stati Uniti. In altre parole, il Regno Unito si è ritirato su dal peggior shock economico della storia moderna nonché qualsiasi altra economia avanzata comparabile ed è comunque risultato migliore delle sue controparti europee. Ciò è in gran parte il risultato del massiccio stimolo monetario e fiscale implementato dal governo del Regno Unito in risposta alla pandemia – pari a circa il 20% del PIL del Regno Unito, uno dei più grandi pacchetti di sostegno economico del mondo.

Su quest’ultimo punto, vale la pena menzionare un’altra delle più comuni previsioni Brexit – ovvero quella secondo cui la Brexit avrebbe causato un collasso nel valore della sterlina. Bene, oggi la sterlina, seppur con alti  e bassi, è al più alto livello di valore rispetto ad altre importanti valute dal referendum. Attualmente sta negoziando a 1,35 contro il dollaro USA e 1,2 contro l’euro. Tanto per una sterlina crollabile. E questo nonostante il massiccio stimolo monetario e fiscale degli ultimi due anni – qualcosa che in sé, secondo la ortodossia economica, avrebbe dovuto consegnare il valore della sterlina alla caduta libera. Sì, l’inflazione sta lentamente aumentando, poiché è così un po’ ovunque, ma ciò è dovuto a fattori esogeni, a partire dai problemi nelle catene di approvvigionamento globali, fino ad arrivare ai prezzi dell’energia.

Che dire della previsione che la Brexit avrebbe causato una massiccia disoccupazione, bassi salari e condizioni di peggioramento dei lavoratori? Ebbene, la disoccupazione del Regno Unito oggi è al 4% – significativamente inferiore a quella del tempo del referendum e vicino al livello record più basso degli anni ’70. In breve, l’economia del Regno Unito è vicina alla piena occupazione. In effetti, il rapporto tra i disoccupati per i posti vacanti ora è di circa il valore record di 1: 1 – il che significa che, in teoria, c’è un posto di lavoro disponibile per quasi tutte le persone senza lavoro.

Nel frattempo, la disoccupazione nella zona euro e dell’UE si trova rispettivamente al 7% e al 6,4% – con picchi recenti del 10% o più in paesi come Italia, Spagna e Grecia. La crescita nominale del salario nel Regno Unito è al livello più alto negli ultimi 15 anni, tuttavia, certamente, è attualmente gonfiato dall’inflazione.

Questa stretta del mercato del lavoro – che è chiaramente una grande notizia  per i lavoratori del Regno Unito, in quanto rafforza il loro potere contrattuale – è il risultato di diversi fattori, compresa una riduzione  dei lavoratori dell’UE non qualificati, che sono stati rimandati a casa a causa della Brexit. (Sappiamo che non è politicamente corretto da dire, ma è la verità: l’offerta di lavoro influenza gli stipendi.)

Ultimo ma non meno importante, si è affermato che la Brexit avrebbe distrutto il commercio britannico e tagliato il paese dal resto del mondo. In realtà, sia le esportazioni che le importazioni hanno continuato a crescere costantemente dopo il referendum. Sì, entrambi hanno registrato un profondo crollo nel 2020 a causa della pandemia (come hanno fatto in tutti i paesi), ma ora stanno crescendo di nuovo – del 8,4 e del 4,9% rispettivamente nel 2021. La vera notizia è che, per la prima volta dal 1997, le importazioni da paesi non UE hanno battuto quelle dai paesi della UE, cosa che è al massimo un problema per la UE non certo per il Regno Unito.

Nel frattempo, la quota di commercio con l’UE è diminuita leggermente dal referendum, ma questo ha più a che fare con una tendenza a lungo termine piuttosto che con la Brexit. In effetti, la percentuale delle esportazioni totali del Regno Unito che andava all’UE è diminuita gradualmente negli ultimi 15-20 anni, con mercati di esportazione non UE che crescono molto più velocemente  rispetto a quelli all’interno dell’UE.

In ogni caso, è sicuro dire che la Brexit non ha gettato il Regno Unito nell’autarchia.

Qual è quindi la lezione da imparare da tutto questo? È che la fortuna economica di un paese dipende in gran parte dalle sue politiche interne, non quindi essere parte o meno degli accordi di libero scambio o organizzazioni sovranazionali come l’UE. Un ovvio corollario a questo concetto è che più spazio politico indipendente ha un paese, più possibilità ha di avere successo. Questo è il motivo per cui le organizzazioni come l’UE (per non parlare della zona euro), che limitano le politiche che i governi nazionali possono emanare, fanno più male che bene. Il Regno Unito ha preso la giusta decisione a lasciare l’UE.

E, nei prossimi anni, questo diventerà sempre più chiaro, anche ai profeti dell’apocalisse Brexit.

di Thomas Fazi, traduzione Martina Giuntoli

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