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Notizie26 Febbraio 2022

Perché i compagni 2.0 odiano l’ex amata Madre Russia

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Helmut Leftbuster analizza il sentimento anti-Russia dei 'compagni 2.0', evidenziando il loro rifiuto dell'identità nazionale. Si discute anche del ruolo della Russia di Putin come simbolo di una cultura occidentale in contrapposizione al mondialismo.
Punti chiave
  • I 'compagni 2.0' odiano la Russia per il suo nazionalismo.
  • Putin ha abbandonato il comunismo internazionalista della Rivoluzione di Ottobre.
  • La Russia rappresenta una cultura occidentale legata a Roma e al cristianesimo.
  • Il 'Compagno 2.0' desidera un meticciato universale senza identità.
  • Ida Magli vede la Russia come un memoriale della Civiltà Europea.
L'articolo

Perché i compagni 2.0 oggi odiano l’ex amata Madre Russia? Le motivazioni sono chiare, alcune più scontate, altre più contorte, ma comunque riconducibili all’atavico odio dei “compagni” per tutto ciò che è identità e senso d’appartenenza.

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24 febbraio. Presidio “Per la Pace”, a Reggio Emilia, organizzato da Cgil, Cisl, Uil, Anci e Anpi. Tra le bandiere, quella del gruppo neonazista ucraino Pravy Sector.

Anzitutto la Russia di Putin ha sostanzialmente abiurato quel comunismo internazionalista fondato sulla lotta di classe covato dalla Rivoluzione di Ottobre; non dimentichiamoci che il “Compagno 2.0”, detestando qualsiasi forma di sovranità nazionale, tanto si sbatte per reprimere l’odio etnico, quanto si impegna per fomentare la lotta di classe, certo che quest’ultima sia la più efficace ricetta etnomasochista votata ad annientare le identità dei popoli.

Putin è chiaramente un nazionalista, e il ripristino dell’Aquila bicipite, onnipresente alle sue spalle, è l’emblema più spiccio di un nuovo corso post-sovietico incline a restaurare quella grandeur imperiale della “III Roma” durata ben più dell’Unione Sovietica.

Già, Falce&Martello: quanta vuota retorica sulle spalle del povero proletariato! Un proletariato che, lungi dall’essere il concetto astratto con cui i compagni hanno fatto affari da sempre, si concretizza piuttosto nella componente più vitale e riproduttiva del suo “demos” di riferimento; demos che mai potrà prescindere da fattori identitari annodati ad uno specifico territorio ov’è la natura a decidere di che cosa sfamare i propri figli.

Al contrario, il “Compagno 2.0” agogna ad un meticciato universale amorfo e senza identità.

Pertanto la Russia è attualmente, in un mondo globalizzato, la massima espressione di quel bacino antropico caucasico, di quella cultura occidentale figlia di Roma (basti pensare all’ammirazione che i grandi scrittori russi nutrivano per la latinità e per il mondo classico, o all’aspetto filologico che lega la parola “Czar” al “Caesar” romano) e di quella tradizione cristiano-bizantina riuniti nel più vasto territorio geografico costituito in sovranità statuale.

Insomma, ce n’è abbastanza per star di traverso a quei volenterosi becchini che vorrebbero Socrate, Leopardi e Dostojevskij sepolti dallo sterco di elefanti e giraffe.

Ma non è tutto: la Russia di Putin è anche un sistema che abbina al potenziale dell’assolutismo ex-sovietico una muscolarità militare e poliziesca capace di abbaiare non più soltanto al capitalismo americano, ma anche al pericolo islamista, ricoprendo così il medesimo ruolo che aveva Costantinopoli per l’Europa; un’altra credenziale pessima agli occhi di chi vede nell’Islam l’unica religione papabile a suffragare spiritualmente il dominio del mondialismo, come scrive il saggista francese Houellebecq nel suo libro “Sottomissione”.

Ciò detto, resta comunque l’antropologa Ida Magli la miglior interprete della salvifica investitura che la “Madre Russia” rappresenta per i destini del mondo occidentale, quando scrive nel suo libro “Dopo L’Occidente” (Rizzoli, 2012):

<<In un’Europa africanizzata, la Russia potrà porsi come il memoriale di quella che è stata la Civiltà Europea con il suo forte serbatoio di cristiani, con la dolce ritmicità dell’antica liturgia e con il silenzio profondamente parlante di quei pochi centri monastici rimasti miracolosamente illesi dalla distruttività della Rivoluzione. La Russia probabilmente diventerà, per gli spiriti religiosi orfani dell’Italia, della Francia e dell’Austria, luogo di pellegrinaggio spirituale e di ricordo di un passato comune>>.

Certo, la Magli, passata a miglior vita da poco, ha dipinto questo scenario pessimistico senza essersi potuta “godere” la Brexit e l’irrefrenabile ascesa del trumpismo, testimonianze tangibili di quel vitale sentimento di riscossa che ella auspicava con tutta se stessa. Una riscossa che senz’altro avrà la Russia come grande co-protagonista internazionale.

HELMUT LEFTBUSTER

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