Il 6 luglio 2022 la giudice Susanna Zanda emette un’ordinanza per reintegrare una dottoressa iscritta all’Ordine degli Psicologi della Toscana, sospesa dal proprio lavoro già dall’ottobre del 2021 (qui potete leggere il testo integrale dell’ordinanza).
Fin qui nulla di nuovo, si tratta ormai dell’ennesima sentenza a favore di un sanitario sospeso a fronte di un obbligo vaccinale (dl 44/2021) di dubbia (per non dire nulla) legittimità, e successivamente reintegrato a seguito di una azione legale.

Tale ordinanza sappiamo è destinata a fare storia, come già vari articoli hanno descritto, per diversi motivi

1) Perché tale ordinanza colpisce direttamente l’Ordine degli Psicologi, ossia un ente formato da professionisti che più di altri avrebbero potuto farsi testimoni di un comportamento equilibrato di fronte all’allarmismo dei media, alla propaganda, alla confusione, muovendosi con intelligenza e fornendo riflessioni profonde rispetto a ciò che stava accadendo negli ultimi due anni.

2) Per i contenuti di tale ordinanza, di cui si è già detto molto, che, in maniera per niente indiretta, ricordano all’Ordine degli Psicologi che dopo l’esperienza dolorosa e vergognosa del nazifascismo non è più giustificabile sacrificare i diritti del singolo a favore della collettività, né sottoporlo a sperimentazioni.

3) Perché la giudice tra i vari passaggi sottolinea come sia talmente grave impedire ad una persona il suo sacrosanto diritto al lavoro e con esso all’autosostentamento e alla vita che qualunque ordine professionale avrebbe dovuto astenersi dall’applicarlo non avendone nè il potere né la forza.

Poiché sono anche io una psicoterapeuta esattamente come la collega, nient’affatto vaccinata e Pistoiese, forse posso aiutarvi ad avere un quadro più completo della situazione e a comprendere anche tramite la mia esperienza diretta di professionista (aimè!) iscritta da tanti anni al (dis)ordine degli psicologi il clima che si continua a respirare, nonostante la fine (da mesi!!!) dello stato di emergenza.

Come dirigente di Ancora Italia è nota la mia posizione in ambito vaccinale e quindi condivido tutti o quasi i passaggi dell’ordinanza della giudice fiorentina. Non entrerò nel merito. Quello che invece voglio lasciare agli amici e ai numerosi colleghi che mi seguono è il mio pensiero circa l’ atteggiamento dell’Ordine degli Psicologi, che in Toscana specialmente, ha mostrato forse la versione peggiore dell’applicazione dell’infame decreto 44/2021 entrato in vigore il 1 aprile 2021.

Io definisco tale atteggiamento estremamente imprudente. Infatti in un contesto di grave confusione e allarmismo, quale quello associato alla pandemia, artificialmente esasperato tramite una propaganda massiccia ad opera dei media, hanno scelto la linea più dura. Quindi esattamente ciò che di solito fa uno sprovveduto in preda al panico.

Qualunque sia la posizione di ciascun professionista (dal più convinto sostenitore della opportunità di vaccinarsi, a quello più informato sulla loro inutilità e pericolosità, a quello sostenitore della libertà di scelta,…ecc), a mio modesto avviso, l’Ordine degli Psicologi, quale ente sussidiario dello stato (come ama spesso definirsi) avrebbe dovuto avere un atteggiamento molto più assennato .

L’aspettativa più rosea era costituita da un Ordine capace di fare massa critica nei confronti di ciò che stava accadendo e di tutelare e tutelarsi da una forma di ricatto senza precedenti. Ma sia io che tanti colleghi abbiamo smesso presto di sognare.

Accontentandosi di molto meno, l’Ordine degli Psicologi avrebbe potuto agire in modo per lo meno prudente e in autotutela. Ad esempio, accogliendo per intero il testo del decreto, e soprattutto quei passaggi che sottolineano come la scelta di non vaccinarsi sia sempre possibile, specialmente in condizioni particolari di salute, o applicando delle modifiche al proprio lavoro come il trasferimento o il demansionamento.

Come poteva tradursi tutto ciò nel lavoro dello psicologo? Facilmente! Ad esempio tramite il passaggio al lavoro on line o altre misure di cautela di facile applicazione (effettuare i colloqui in studio grande ed areato, plexiglass, DPI,…) misure per altro accettate e raccomandate nel 2020, in assenza di vaccini, che hanno permesso il nostro lavoro regolarmente. Si è attuato perciò il paradosso per cui nel 2020 tutti gli psicologi non erano né vaccinati né tamponati ma potevano lavorare… ma dall’aprile 2021 questo non è stato più possibile, INSPIEGABILMENTE nemmeno in remoto!

Altro fatto importante: in modo altrettanto imprudente l’Ordine non ha considerato il depauperamento delle sue stesse risorse, ovvero dei denari dei propri iscritti: per un’opera di controllo capillare dei loro dati sanitari, lavoro di comunicazione e segreteria per invio di pec, di aggiornamento dei data base e del sito (sul quale i colleghi sospesi apparivano pubblicamente associati ad una evidente didascalia rossa a marchio dell’infamia ricevuta) ci vogliono risorse ingenti (che abbiamo pagato di tasca nostra!). Nonostante ciò, si messo alacremente al lavoro di caccia all’untore…

Altro aspetto degno di nota: secondo me non è mai emersa una nota veramente empatica verso i colleghi che richiedevano legittimamente un differimento o mostravano i motivi per un’esenzione o verso quelli sospesi. Non è affiorato un moto di franco imbarazzo, dispiacere o afflizione nell’applicazione di una norma ingiusta, contraddittoria e ricattatoria. Nessuno ha voluto scrivere o esprimere ufficialmente il disgusto provato nel togliere il lavoro (e quindi letteralmente il pane di bocca!) ad un collega e un amico, nessuno tra i rappresentati si è voluto apertamente dissociare dall’applicazione di una norma che lasciava i propri ex compagni di studi universitari senza la fonte del proprio sostentamento.

E tale freddezza nel compiere il proprio dovere di sorveglianti sanitari è infatti perfettamente coerente con l’atteggiamento espresso in risposta all’ordinanza del 6 luglio: i rappresentanti dell’opt hanno fatto sapere che non ci stanno e che faranno battaglia.

E qui arriva quindi il paradosso più clamoroso: si dovrebbe essere felici per una collega che può tornare a esercitare la professione, invece di rodersi come se si giocasse e si stesse perdendo una partita. Un’ulteriore comunicazione davvero deprecabile da parte dell’ordine, ma perfettamente coerente con la linea di dura caccia all’untore che hanno applicato fin dall’Aprile 2021.

In alternativa, non occorrerebbe dirlo, avrebbero dovuto leggere attentamente l’ordinanza e cogliere l’occasione per esprimere la propria gioia nella possibilità di reintegrare i colleghi e amici psicologi sospesi ed evidenziare il proprio rammarico per aver applicato questo tipo di provvedimenti.

Ultime note negative:

vi linko la lettera che il cnop il 2 maggio di quest’anno ha inviato al Ministro Speranza con una vergognosa supplica affinchè intervenga a difesa degli enti sussidiari dello stato (ovvero gli ordini) che erano stati così bravi nel controllare e sospendere i disertori e il verbale del 24 giugno dove il cnop si genuflette nuovamente e condanna con fermezza gli psicologi che (legittimamente!!!) hanno cercato tutele legali e hanno espresso il loro dissenso.

 

Il quadro è desolante tuttavia…

NON TUTTO è PERDUTO!

Tutti i professionisti italiani (dai medici, agli avvocati, agli infermieri, ai farmacisti,….) hanno sviluppato anticorpi. A seguito di due anni di vessazioni, mancanza di logica nelle istituzioni, paradossi evidenti, leggi ingiuste, bombardamento mediatico senza precedenti sono emerse forti sacche di resistenza, e gli psicologi non sono da meno! Sono tantissime e sempre più numerose le associazioni o i comitati di professionisti (sanitari e non) che si sono uniti al fine di sostenere economicamente i colleghi senza lavoro, confrontare i dati scientifici, aiutarsi nelle azioni legali e sostenere con forza un’altra narrazione avente la forza della verità.

Non solo! Sono stati a disposizione con la loro assistenza e cura (spesso gratuita) verso i malati e i familiari e verso coloro che hanno subito danni collaterali alla vaccinazione forzosa. Io stessa sono fra questi professionisti da oltre 10 mesi.

Inoltre tutte le professioni hanno visto la nascita, in un dis-ordine creativo, gruppi organizzati di colleghi resistenti, risoluti e combattivi che hanno partecipato anche nelle nostre piazze. E come si evince dalla lettera del 2 maggio, capaci anche di azioni forti contro gli ordini di appartenenza, come quella di bloccare le riunioni per l’approvazione dei bilanci.

Fra le tante voglio citare ilComitato Nazionale Psicologi per l’Etica la Deontologia e le Scienze Umane che riunisce ormai centinaia di psicologi in tutta Italia e che da 7 mesi organizza riunioni e gruppi di lavoro su temi specifici.

Ma di questo e di tanto altro parlerò nel mio intervento durante il nostro imminente congresso a Napoli!

Dott.ssa Veronica Colaianni
Direzione Nazionale Ancora Italia        

Psicoterapeuta sospesa e reintegrata 

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