Al Corriere della Sera lo hanno finalmente ammesso: l’attuale governo (ma anche molti di quelli che lo hanno preceduto) sono di fatto fuori dalla Costituzione.

In un recente editoriale di Galli della Loggia si sostiene che il mandato vero a governare Draghi non lo trae dai partiti ma da una “volontà extracostituzionale”, quella che lui chiama “la volontà del Paese”.

In realtà è sbagliato, da un punto di vista costituzionale,  parlare di volontà dei partiti, in quando la nostra dovrebbe essere una democrazia parlamentare e quindi non sono i partiti ma i parlamentari, senza vincolo di mandato, a avere il diritto/dovere di nominare il capo del Governo.

Ma è soprattutto sul tema della “volontà del Paese” che le parole di Galli della Loggia appaiono risibili. Il senso che della Loggia vorrebbe far passare è che Draghi sia stato in qualche modo incoronato dal popolo sovrano, senza passare per i partiti. Secondo i sondaggi Draghi ha la fiducia della maggioranza degli italiani, ma, anche laddove questo fosse vero, questa fiducia sarebbe arrivata dopo la nomina, non prima. L’apprezzamento degli italiani (tutto da dimostrare) è un effetto della presenza di Draghi a Palazzo Chigi, non la sua causa. La verità è che Draghi, come Conte prima di lui e Monti prima ancora, sono stati chiamati a governare il Paese non dal Parlamento (a cui spetterebbe tale compito) e men che meno da tumulti popolari, ma dal presidente della Repubblica.

Da un decennio ormai, cioè dalla caduta del governo Berlusconi, l’Italia ha smesso di essere una repubblica parlamentare per diventare una repubblica presidenziale “sui generis”.

All’epoca della crisi dello spread il presidente Napolitano, approfittando dell’emergenza, ha imposto, totalmente al di fuori del dettato costituzionale, la formazione del governo Monti, imponendo ai partiti di creare una maggioranza per il primo Mario.

Poi con la vittoria elettorale di 5 stelle e Lega, il successore di Napolitano, ossia Mattarella, ha prima imposto il ministro dell’economia dei gialloverdi (decidendo di fatto la politica economica del Paese invece di fare l’arbitro come da Costituzione) ha poi impedito il ritorno alle urne quando il governo Salvini-Di Maio è caduto, creando le condizioni per il Conte bis. Infine chiamato il secondo Mario ha governare concedendogli poteri mai visti con il pretesto dell’emergenza sanitaria.

Il presidente della Repubblica in questi anni ha preso in Italia i poteri tipici delle repubbliche presidenziali, insieme ad alcuni personaggi non eletti da nessuno (Monti, Conte, Draghi), provenienti dal mondo della finanza o appoggiati dai vertici della Curia.

L’anomalia italiana è che in tutti i Paesi che hanno adottato il modello presidenzialista il presidente è eletto direttamente dal popolo. Quanti di voi hanno votato per Napolitano o per Mattarella, che pure hanno deciso le sorti politiche del Paese?

Riassumendo si potrebbe dire che oggi in Italia i cittadini eleggono un Parlamento che non conta nulla ma che nomina il presidente della Repubblica, tra una limitata rosa di personaggi “autorevoli” quindi graditi allo Stato profondo e ai suoi burattinai. Il Presidente della Repubblica poi nomina il presidente del Consiglio tra i nomi di spicco del sistema economico/finanziario/burocratico e il parlamento gli vota la fiducia.

Chiamare questa una forma di democrazia è assurdo.

Ed è da sottolineare come i più accesi sostenitori del nuovo presidenzialismo “extracostituzionale” italiano siano proprio i partiti della sinistra, storicamente nemici giurati del presidenzialismo democratico perché – dicevano – accentra troppi poteri nelle mani del presidente eletto.  Per evitare derive fasciste è molto meglio accentrarli nelle mani di un non eletto.

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