La buona notizia è che l’Unione europea ha rimandato di sei  mesi l’inizio della procedura per adottare l’etichetta dei cibi Nutriscore. Quest’ultima di fatto bolla come poco salutari molti dei tradizionali alimenti italiani, mentre promuove come salutari vari prodotti industriali. L’Ue comincerà a parlarne nell’estate 2023, mentre prevedeva inizialmente di farlo in questo periodo. La cattiva notizia è che il progetto è solo rimandato: non cancellato. Bolle in pentola da tempo, ed è difficile pensare che Bruxelles non voglia portarlo a cottura.

Ne abbiamo parlato durante Il Punto di mercoledì 26 ottobre 2022. Nel video, un estratto dell’intervento del giornalista Carlo Cambi.

Nutriscore è una sorta di etichetta “a semaforo” già volontariamente adottata in Francia, Germania, Belgio e Portogallo. L’etichetta prende in considerazione, per ogni 100 grammi di un alimento, la quantità di ingredienti considerati poco desiderabili per la salute (sale, zuccheri, grassi saturi, calorie) e la quantità di ingredienti considerati invece desiderabili: fibre, proteine, frutta a guscio, frutta, verdura.

Un algoritmo elabora queste informazioni e ricava il colore e la lettera che compaiono sul Nutriscore. Dal verde scuro al rosso, passando per verde chiaro, giallo ed arancio; dalla A alla E. La A verde scuro indica (ovviamente) un cibo salutare; la E rossa segnala che sarebbe meglio girare al largo.

Il Nutriscore non dice nulla a proposito di una dieta complessivamente equilibrata, della quale salvo casi particolari può e talvolta anzi deve far parte anche una certa quantità di ingredienti “da bollino rosso”. Non tiene conto dell’origine degli alimenti e delle manipolazioni ai quali vengono sottoposti. Soprattutto, offre risultati veramente paradossali.

Ad esempio, un chicken wrap di McDonald’s merita un’invitante A verde scuro mentre un’insalata di rucola, pere, noci e formaggio roquefort viene bollata con una deprimente D color arancio. Incredibile ma vero. Lo certifica l’immagine qui sotto. Fa fa parte dell’amplissimo museo degli orrori relativo a Nutriscore che si può mettere insieme attraverso l’account Twitter della No-Nutriscore Alliance. Questo museo degli orrori raramente comprende etichette in italiano, dato che il Nutriscore è (per ora) volontariamente adottato solo all’estero: ma è tutto ugualmente chiarissimo.

Dato il loro contenuto di sale e di grassi, i formaggi prendono bruttissimi voti dal Nutriscore. Quello che se la cava meglio, è la mozzarella. Anch’essa però non supera una C gialla che induce come minimo al sospetto. Un preparato per budino alla vaniglia merita invece una rassicurante B color verde chiaro. Cosa si acquisterebbe più volentieri? Al Nutriscore non interessa se poi, per portare in tavola il budino, bisogna unire al preparato il latte e magari, come talvolta accade, anche dello zucchero.

Se si dà retta a Nutriscore, si finisce per credere che la margarina sia più sana del pane abbrustolito.

I paladini del Nutriscore accusano le lobby, soprattutto italiane, di ostacolare un progetto salvifico che attribuisce una brutta D color arancio a cibi industriali processati. Però contemporaneamente il Nutriscore dà la medesima brutta D al prosciutto cotto italiano e una bella B verde chiaro al Nesquik per la prima colazione. Ecco un bel botta e risposta in proposito.

Così come punisce la mozzarella e ancor più duramente il prosciutto italiano, l’algoritmo di Nutriscore bastona anche l’insalata greca con cubetti di feta e verdure. Invece secondo lui il panino p’tit ranch del McDonald’s francese, con pollo impanato e fritto, merita una A. E poi ciascuno decida cosa mangerebbe più volentieri e quale dei due cibi è davvero salutare.

GIULIA BURGAZZI