Altro che le patatine fritte dei fast food francesi etichettate come più salutari dell’italianissimo olio extravergine di oliva. Su questa notizia oggi, martedì 16 novembre, i grandi media si stracciano le vesti ma la notizia – la notizia vera – è che l’Unione Europea sta prendendo in seria considerazione l’idea di varare per la generalità dei cibi un’etichetta analoga.

L’etichetta UE per evidenziare le caratteristiche degli alimenti dal punto di vista di salute e nutrizione è già in gestazione abbastanza avanzata. Da quel che si intuisce ora, quando vedrà la luce essa potrebbe essere molto, molto simile all’etichetta “a semaforo” che ora in Francia “promuove” le patatine fritte dei fast food e che, come da tempo rileva Coldiretti, “boccia” la quasi totalità dei prodotti alimentari italiani.

L’EFSA, l’autorità dell’UE per la sicurezza alimentare, ha aperto ieri una consultazione pubblica relativa alle caratteristiche della futura etichetta UE sulle caratteristiche nutrizionali dei prodotti. Questo genere di consultazioni, peraltro, più che a raccogliere il parere dei cittadini mira di solito a saggiare le intenzioni e gli umori dei grandi gruppi economici.

Il Parlamento Europeo, già in ottobre, si è pronunciato a favore di un’etichetta con le caratteristiche nutrizionali dei prodotti: ad onor del vero non ha citato l’etichetta “a semaforo” che promuove le patatine dei fast food francesi, ma a farlo ha provveduto il BEUC, l’insieme delle associazioni UE dei consumatori, il quale invoca un’etichetta nutrizionale semplice, ad esempio con un sistema di colori. Esattamente come l’etichetta “a semaforo” francese.

Il sistema di etichettatura francese al quale si deve il misfatto delle patatine fritte più salutari dell’olio d’oliva si chiama Nutri-score. E’ in uso anche in altri Paesi europei. Recentemente applicato da alcuni fast food d’Oltralpe come il McDonald’s, il sistema Nutri-score  ha assegnato alle patatine fritte una virtuosa lettera “B” colorata in verde. Di meglio, con una verdissima “A”, nel menù di McDonald’s ci sono solo le insalate: purché non condite.

Se si vogliono compulsare i risultati di cui è capace il sistema Nutri-score francese, basta dare un’occhiata a  Open Food Facts, il sito internet d’Oltralpe con il database dell’etichetta “a semaforo”. Ad esempio, essa premia gli oli di semi con i quali vengono fritte le patatine di McDonald’s mentre all’olio extravergine di oliva (qui un esempio a caso) assegna un’infamante “D” color arancio cupo: troppi grassi e soprattutto troppi grassi saturi. Le cose, noi italiani lo sappiamo bene, sono un po’ più complicate: ma tant’è, lettera “D” anche per il prosciutto crudo italiano e per il Parmigiano Reggiano (troppo sale e troppi grassi animali), mentre una lattina di Coca Cola da 50 millilitri riesce a meritare la “B” (gli zuccheri non sono poi tanti), esattamente come le patatine fritte del fast food. Un tipo di patatine surgelate industriali fritte nell’olio di colza prende addirittura la verdissima  “A”: pochi grassi, e quei pochi non sono saturi.

La decisione UE sull’etichetta nutrizionale dei cibi che potrebbe generalizzare questo tipo di approccio penalizzante nei confronti dei prodotti italiani non arriverà presto. Il parere dell’EFSA è atteso per il marzo 2022. Su questa base la Commissione Europea confezionerà una proposta che, per diventare legge, dovrà affrontare un presumibilmente lungo iter istituzionale.

L’Italia si oppone all’etichetta “a semaforo” tipo Nutri-score, ma sette Stati UE si sono già detti a favore: inoltre, come rileva Food Navigator valutando gli schieramenti pro e contro, essa piace a diverse grandi multinazionali del cibo.

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