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Notizie24 Settembre 2021

“Non possiamo più tacere”: appello di 50 intellettuali francesi contro il cambio di genere nei bambini

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Un gruppo di 50 intellettuali francesi analizza l'appello contro il cambio di genere nei bambini, evidenziando il rischio di una deriva ideologica. Si discute anche delle conseguenze di tali pratiche sulla salute e sul benessere dei minori.
Punti chiave
  • L'appello è firmato da medici, psichiatri, giuristi e filosofi.
  • Criticano la diffusione radicale degli studi di genere tra i giovani.
  • Il governo scozzese ha introdotto linee-guida per l'inclusione LGBT.
  • Segnalano un aumento delle richieste di cambio di sesso tra adolescenti.
  • Avvertono dei rischi legati alla manipolazione dell'identità sessuale nei bambini.
L'articolo

«Non si può più tacere quella che ci appare come una grave deriva commessa in nome dell’emancipazione del “bambino transgender” (che dichiara di non essere nato nel “corpo giusto”)».

Inizia così l’appello di un gruppo di 50 intellettuali francesi (medici, psichiatri, giuristi, magistrati e filosofi) pubblicato sul settimanale politico Express. Nella lettera si attaccano gli studi di genere che, diffusisi in maniera “radicale” e semplicisticica, negli ultimi anni stanno portando ad adottare norme sempre più estreme sul cambio di sesso tra bambini e adolescenti. Questa moda si palesa, si legge nel documento, come il «Furto dell’infanzia e la mercificazione del corpo».

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Dopo anni di silenzio in nome del politicamente corretto, ora sempre più voci si stanno alzando contro le derive di una teoria radicale, inizialmente patrimonio di ambienti di nicchia e di gruppi minoritari, divenuta ai giorni nostri un vero e proprio pilastro ideologico della cultura moderna, adottata come un cavallo di battaglia da gran parte dei “poteri forti”, dalla politica e dalle lobby economiche occidentali fino a condizionare la cultura, i costumi, le legislazioni e la politica di un’intera parte del mondo, al punto da riuscire a imporre e anteporre le proprie priorità rispetto a qualsiasi altra istanza o esigenza sociale.

Secondo gli studi di genere, infatti, l’identità sessuale è sostanzialmente un prodotto della società e, pertanto, duttile e malleabile alla nascita, essa, in sostanza, sarebbe un’acquisizione “culturale”, una moda antropo-poietica e dunque, non naturale. L’idea alla base è quella di affossare definitivamente la natura, di abolire la differenza binaria tra maschio e femmina per legittimare la fluidità sessuale.

Il pensiero gender afferma infatti che le differenze sessuali tra maschio e femmina sarebbero solo “morfologiche” ma, nella sostanza, non avrebbero quasi nessuna importanza; secondo questo “nuovo” punto di vista la differenza maschile/femminile sarebbe soprattutto culturale: ovvero, gli uomini sarebbero uomini solo perché educati da uomini, mentre le donne sarebbero donne perché educate da donne. Per supportare questa dottrina ci si è ricondotti a studia di antropologia culturale, cercando di forzare alcune osservazioni etnologiche per dimostrare come la differenza maschio/femmina sia semplicemente una costruzione culturale.

Le teorie di John Money, il professore di pediatria e psicologia medica della John Hopkins University, studioso e ideologo della “nuova sessualità”, ancor più noto per via di certi contestati esperimenti di chirurgia su bambini con tratti sessuali considerati “ambigui” effettuati negli anni Settanta e Ottanta, sembravano offrire una base scientifica all’idea che l’identità sessuale fosse una semplice convenzione sociale, un retaggio del passato da superare, e alcuni movimenti dell’epoca ne approfittarono. Si scontrarono con la realtà dei fatti o con il tragico caso di gemelli Reimer.

Il suicidio dei gemelli Reimer e l’inchiesta pubblica su Rolling Stone da John Colapinto, avrebbero dovuto decretare la fine dell’ideologia di genere già decenni fa, invece, paradossalmente, il fallimento degli esperimenti chirurgici di Money ne ha invece suggellato solo l’inizio, con un vero e proprio revival nel campo della transizione di genere che negli ultimi anni è approdata nuovamente tra i più giovani nel tentativo di escludere i gentiori dal percorso di transizione.

Nell’appello pubblicato su Express, il gruppo di intellettuali cita la decisione del governo scozzese, che il 12 agosto scorso ha introdotto nuove linee-guida per

«l’inclusione LGBT, che consentiranno ai bambini che iniziano la scuola primaria di poter cambiare nome dall’uso e dal sesso a scuola senza il consenso dei genitori. Senza il loro consenso e anche senza essere informati se il bambino lo richiede».

Al fine di rendere più sensibile l’ambiente scolastico verso i bambini con disforia di genere, se un allievo manifesterà il desiderio di cambiare sesso o di mantenere neutralità di genere senza comunicarlo alla famiglia, nessuno all’interno della scuola sarà tenuto a comunicarlo ai genitori del diretto interessato.

«Come siamo arrivati a questo punto? E abbiamo (ancora) il diritto di reagire senza essere insultati o minacciati?», si domanda il gruppo di intellettuali, consapevoli del clima tossico che si è creato in questi anni, che minaccia e intimorisce chiunque osi dissentire e criticare queste derive:

«Questo fenomeno, “il bambino transgender”, è in realtà una mistificazione contemporanea che deve essere denunciata con vigore perché rientra nell’iscrizione ideologica. Vorremmo farci credere che in nome del benessere e della libertà di ciascuno, un bambino, sollevato dall’assenso dei suoi “reazionari” di genitori, potrebbe “scegliere” il suo cosiddetto genere identità.

Ma il bambino è un essere in costruzione, il suo futuro è in continua evoluzione prima di raggiungere uno stadio di maturità. C’è unanimità sull’argomento tra neuroscienziati, evoluzionisti, psicoanalisti, psichiatri infantili, pediatri e tutti gli specialisti della prima infanzia».

Ciò che sta accadendo in Scozia potrebbe accadere molto presto anche in Francia, sostengono gli intellettuali, segnalando l’aumento delle richieste di cambio di sesso tra i bambini e in particolare tra le ragazze adolescenti negli ultimi anni:

«la diffusione proteiforme di queste credenze ha portato negli ultimi anni a una notevole inflazione delle richieste di cambio di sesso tra i bambini e più in particolare tra le ragazze adolescenti. Secondo Jean Chambry, psichiatra infantile responsabile del CIAPA (Center Intersectoriel d’Accueil pour Adolescent di Parigi), quasi dieci anni fa avevamo una decina di richieste all’anno, nel 2020 sono dieci richieste al mese (solo per l’Ile -de-France)».

I 50 firmatari parlano apertamente di manipolazione e si dichiarano convinti del fatto che

«persuadendo questi bambini del fatto che gli è stato “assegnato” un sesso alla nascita, e che possono cambiarlo liberamente, li rendiamo pazienti a vita: consumatori di prodotti chimici ormonali, consumatori all’inseguimento della chimera di un corpo fantasticato».

Alla luce di tutto ciò, la chiosa del documento è inequivocabile:

«No, decisamente, in nome della tutela dei bambini non possiamo più tacere!».

 

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