No vax in Austria, sovranisti in Francia e astensione in Italia: la crisi della vecchia politica in Europa

In Austria il partito dei no-vax, con appena 7 mesi di vita è riuscito, nelle elezioni locali dell’Alta Austria, a raggiungere il 6% dei voti. Un risultato impressionante che spaventa molte cancellerie europee. In Francia la probabile discesa in campo di Éric Zemmour, sondato per ora all’8%, crea un secondo partito anti-sistema alla destra del Rassemblement National, che rischia di impedire l’arrivo della Le Pen al ballottaggio ma che dimostra quanto diffuso sia, tra i cugini d’oltralpe, il rifiuto dei partiti tradizionali. Nell’ Italia dei governi tecnici le elezioni amministrative hanno visto un’impennata dell’astensione rispetto agli anni recenti, che pure avevano segnato un declino costante degli elettori che sceglievano di esercitare il loro diritto di voto. Nel Vecchio Continente la politica che abbiamo conosciuto è ormai in balia di terremoti continui e le sue fondamenta appaiono sempre più fragili ed erose.

Partiamo dall’Austria: fondato solo a febbraio 2021 per contrastare la gestione autoritaria della situazione sanitaria, il Corona-Protestpartei MFG, presieduto da Michael Brunner, avvocato autore di diversi ricorsi costituzionali contro le misure anti Covid, entra trionfalmente nel parlamento regionale, prendendo voti sia dal partito conservatore che dalla destra populista del FPÖ che nel 2016 era arrivata a un soffio dalla vittoria alle presidenziali.

L’Austria non ha adottato misure di limitazione delle libertà paragonabili a quelle italiane, tuttavia i non vaccinati, che sono il 40% della popolazione, stanno subendo progressive pressioni, come la minaccia di nuovi lockdown limitati a coloro che non si sono fatti iniettare il siero.

Il premier conservatore Kurz ha provato a forzare la libertà di scelta, in un Paese con un tasso di vaccinati tra i più bassi d’Europa, nella speranza di convincere un numero maggiore di austriaci a assumere il siero, e il risultato è stato il successo elettorale di un partito “no vax” appena nato e privo di mezzi economici e agganci mediatici.

Il bacino di utenza potenziale di questo partito coincide con quel 40% di elettori che rifiutano l’iniezione e, forte del successo alle amministrative, il partito della libertà vaccinale è ora pronto a competere anche a livello nazionale.

In Francia la Le Pen, bandiera dell’anti sistema ma gradualmente spostatasi su posizioni meno oltranziste, deve ora sopportare la concorrenza a destra di quanti, come Zemmour, la accusano di essere ormai una forza moderata.

In Italia la crisi dei partiti ha ormai raggiunto livelli inpensabili, con il 5 stelle in via di disfacimento, la Lega in balia di lotte intestine e il PD eternamente condannato a governare senza il consenso popolare. L’astensione alle elezioni amministrative dimostra ormai l’estraneità assoluta di moltissimi nostri connazionali rispetto a un sistema politico ormai completamente autoreferenziale e staccato dal Paese.

Fenomeni, quelli dei 3 grandi Paesi europei, che sono sintomi diversi dello stesso male.

Gli ultimi anni hanno visto una processo di disgregazione delle forze politiche e l’emersione di nuovi partiti, dal M5S a En Marche,a Podemos che, presentandosi come un cambiamento radicale si gonfiavano a dismisura per poi crollare appena giunti nelle stanze dei bottoni. Il Covid ha rappresentato un acceleratore formidabile di questo processo, già in atto a partire dalla crisi finanziaria del primo decennio del nuovo millennio. L’ esito disastroso della globalizzazione per la classe media e lavoratrice e gli effetti sociali del modello economico neoliberista imposto ai Paesi europei, hanno generato una profonda frattura tra il popolo e le élite al governo. Nella fase passata la crisi di consenso del potere è stata gestita con la creazione di contenitori del dissenso, come il 5 stelle o la Lega, in grado di intercettare il mal contento, con parole incendiarie, per poi neutralizzarlo con politiche pro sistema. Con l’emergenza sanitaria la posta è stata alzata a dismisura, ma oggi il gioco risulta sempre più difficile da gestire, e anche il tentativo ormai penoso di riesumare la trita retorica antifascista per intrappolare le masse popolari all’interno del vecchio schema destra-sinistra sembra destinato a fallire.

In troppi ormai non credono più al racconto del mondo fatto dai media e dalle istituzioni politiche e sociali, e la volontà di un cambiamento profondo e non di facciata, che rimetta in discussione non solo le misure di gestione della pandemia ma le stesse fondamenta del sistema economico, politico e culturale in Europa, è ormai un fenomeno di massa in costante crescita che apre scenari imprevedibili per la storia del nostro continente.

Arnaldo Vitangeli

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