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Notizie13 Settembre 2021

Nel giro d’affari green c’è anche il commercio delle indulgenze

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
DON QUIJOTE analizza il commercio delle indulgenze nel contesto della finanziarizzazione degli ecosistemi, evidenziando la sua inefficacia nel salvare l'ambiente. Si discute anche del fallimento dell'accordo REDD+ tra Norvegia e Indonesia e delle implicazioni per la deforestazione.
Punti chiave
  • L'Indonesia ha annullato un contratto con la Norvegia per la salvaguardia ambientale.
  • Il commercio delle indulgenze si ripropone nel contesto ambientale moderno.
  • REDD+ è un accordo da un miliardo di dollari per preservare le foreste.
  • Greenpeace e studi scientifici contestano l'efficacia dei progetti REDD+.
  • Il mercato del carbonio vale 229 miliardi di euro, ma non salva le foreste.
L'articolo

La finanziarizzazione degli ecosistemi fa cilecca. Non è la strada per salvare il mondo dal disastro. Nel fine settimana, l’Indonesia ha fatto a pezzi un contratto con la Norvegia che trasferiva nella salvaguardia dell’ambiente il principio del commercio delle indulgenze.

Nel Cinquecento il concetto era “commetto peccati, ma pago affinché siano perdonati”; adesso è “danneggio l’ambiente, ma pago perché qualcun altro conservi le foreste”. E’ questa, in sostanza, l’architettura di REDD+, l’accordo da un miliardo di dollari stretto ormai diversi anni fa fra Norvegia e Indonesia. Sembrava imminente, dopo tutto questo tempo, il pagamento della prima rata all’Indonesia. Invece, nonostante mesi di trattative, i due Paesi non sono riusciti (questa la versione della Norvegia, almeno) a trovare il sistema per effettuare la transazione.

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Come risultato, l’Indonesia probabilmente ricomincerà a deforestare. D’altronde, i patti sono patti.

Ma come funziona l’immane castello finanziario che costruisce l’essenza di tali accordi, i quali dovrebbero “salvare il pianeta” attraverso assurdi escamotage?

REDD+ nasce da una costola di REDD, un programma ambientale delle Nazioni Unite per preservare le foreste. L’aggiunta del “+” sta ad indicare l’introduzione di concetti aggiuntivi: riduzione delle emissioni di gas dell’effetto serra causate dalla deforestazione; gestione sostenibile delle foreste; incremento della quantità di carbonio stoccata nelle foreste.

I REDD+ sono progetti complicati già solo da redigere (esistono infatti agenzie specializzate) ma il cui nocciolo è appunto qualcosa di molto simile al mercato cinquecentesco delle indulgenze: un accordo in base al quale un Paese (o un fondo di investimento, o una grande azienda) si sciacqua la coscienza ecologica sporca  pagando un altro Paese affinché non abbatta le foreste. Al posto dei soldi, la ricompensa spesso sono“carbon credits”, cioè una sorta di attestati che certificano una riduzione delle emissioni di gas serra. Per chiudere il circolo, questi attestati finiscono sui mercati del carbonio, dove vengono acquistati da chi dovrebbe ridurre le sue emissioni ma trova più conveniente pagare affinché lo faccia qualcun altro.

Un ambaradan finanziario del genere funziona? Alla fine della fiera, le foreste sono salve davvero? No, risponde l’associazione ambientalista Greenpeace a proposito dei REDD+ dell’italiana ENI. No, dice uno studio pubblicato addirittura sul PNAS a proposito dei REDD+ in Brasile. No, garantisce addirittura l’agenzia di valutazione del Parlamento norvegese.

Ma questo pare non interessare granché a chi è solito sciacquarsi la coscienza ecologica sui mercati del carbonio. Di solito, gli interessa invece il fatto che i mercati finanziari del carbonio (dato 2020) valgono 229 miliardi di euro.

DON QUIJOTE

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