“Napoli è il Terzo Mondo d’Europa”, così sostengono i francesi. Hanno ragione?

Ha fatto scalpore e suscitato un vespaio di polemiche il recente articolo di Le Figaro, a firma della giornalista Valèrie Segond, in cui si sostiene che Napoli si possa considerare il terzo mondo del Vecchio Continente.

Sommersa dai debiti, afflitta da un livello di povertà inconcepibile per una metropoli europea, con oltre 180 mila famiglie che percepiscono il reddito di cittadinanza, in balia del crimine organizzato e insicura; è questa la descrizione che viene fatta della città partenopea.

Immediate le reazioni piccate della stampa italiana, di molti comuni cittadini e di numerosi illustri napoletani, tra cui il premio oscar Toni Servillo che alla presentazione del nuovo film di Paolo Sorrentino, ha detto: «Tra settembre e dicembre io ho tre film in sala di tre grandi autori campani quindi mi sembra che il bilancio di questa città sia molto buono: io non saprei vivere da un’altra parte del mondo, quindi amo profondamente questo terzo mondo».

Il fastidio e l’irritazione per il pezzo del quotidiano francese sono comprensibili, ma pur senza indugiare nel vizio tipicamente italico di autodenigrarsi e di prendere sempre gli altri ad esempio, non possiamo negare che alcuni elementi che l’articolo sottolinea sono, purtroppo, veri e la genialità di tanti napoletani, la bellezza accecante della città, il fascino di un popolo che con la sua musica, la sua letteratura e il suo cinema ha incantato il mondo non devono farci chiudere gli occhi sui problemi gravissimi che Napoli vive da troppo tempo. Soprattutto non possiamo non chiedere conto alla politica e a quanti hanno responsabilità pubbliche della situazione di assoluto degrado che i napoletani, e i meridionali in genere, devono sopportare.

Quello della criminalità organizzata in primis è un problema che dovremmo porci costantemente e che dovrebbe suscitarci rabbia e vergogna, non solo perché compromette l’immagine del nostro popolo nel mondo ma perché mantiene il meridione, e in parte il Paese intero, in uno stato di sottosviluppo economico, sociale e morale.

Allo stesso modo l’inadeguatezza, la corruzione e la sottomissione a interessi diversi da quelli del Paese della nostra classe politica sono innegabili e alla base del ritardo del nostro Mezzogiorno rispetto alle altre aree dell’Italia e dell’Europa, ritardo che invece di ridursi cresce.

Regioni del centro nord, come Lombardia, Emilia, Friuli, Trentino, Veneto e Lazio hanno un pil pro capite che è nettamente superiore a quello della media europea, mentre le regioni del meridione hanno una ricchezza che è poco più della metà di quella degli altri cittadini europei; una fotografia di un Paese spaccato.

Ma oltre ai dati economici sono i dati sociali ad essere impietosi, nelle regioni dove la criminalità organizzata è più radicata: la scuola e la sanità sono a un livello sideralmente lontano da quello del resto d’Europa, le infrastrutture sono assolutamente inadeguate e le poche che ci sono cadono a pezzi e i servizi pubblici in generale funzionano poco e male.

Servillo ha ragione, Napoli è una città magnifica, ma questo non deve rappresentare una giustificazione per le colpe di quanti la tengono in una condizione pietosa. L’incredibile bellezza della metropoli campana e del territorio circostante, la straordinaria ricchezza di eccellenze agroalimentari (in larga parte compromessa dalle eco mafie che hanno avvelenato la Campania Felix) la genialità e il calore di un popolo unico al mondo potrebbero, se adeguatamente valorizzati, portare a uno sviluppo fortissimo di quel territorio, ma questo non avviene. In generale il sud potrebbe essere, se libero dalle mafie e ben governato, la California d’Europa, e non la sua Africa e l’articolo del Figaro, con la sua brutale concretezza, dovrebbe portarci a interrogarci tutti, cittadini meridionali per primi, sulle responsabilità che ognuno ha in questo disastro e su come porre rimedio, una volte per tutte, alla decadenza del Mezzogiorno, che è poi la decadenza di tutto il Paese.

Senza uno scatto di rabbia e d’orgoglio dei cittadini e senza un profondo rinnovamento della nostra vergognosa classe dirigente non si potrà restituire al meridione il suo antico splendore e nemmeno riportare l’Italia verso un futuro di sviluppo, e per questo offendersi delle critiche non serve, è necessario agire.

ARNALDO VITANGELI

Arnaldo Vitangeli

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