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Notizie12 Novembre 2021

Monte dei Paschi: come distruggere la ricchezza di secoli

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Arnaldo Vitangeli analizza la crisi del Monte dei Paschi di Siena, evidenziando come fattori interni ed esterni abbiano distrutto una storica istituzione. Si discute anche dell'intervento dello Stato e delle implicazioni delle politiche neoliberiste nel settore bancario.
Punti chiave
  • Il Monte dei Paschi è la banca più antica del mondo, fondata nel 1472.
  • L'acquisto di Antonveneta nel 2007 ha aggravato la situazione finanziaria di MPS.
  • Lo Stato è diventato primo azionista di MPS a causa dei salvataggi.
  • Padoan e Orcel, responsabili del fallimento, hanno tentato di acquistare MPS a prezzo stracciato.
  • L'Unione Europea impone la privatizzazione di MPS dopo il risanamento con fondi pubblici.
L'articolo

Non esiste caso più emblematico di quello del Monte dei Paschi di Siena per comprendere come una serie di fattori, interni ed esterni, abbiano contribuito alla distruzione della ricchezza che generazioni di italiani hanno costruito.

La banca è la più antica del mondo, essendo stata fondata nel 1472 per consentire una forma di credito anche agli strati più poveri della popolazione. Un primato ed un patrimonio che è stato distrutto da interessi stranieri, da faccendieri italiani, politici conniventi e da una classe dirigente corrotta.

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Tutto inizia nel 2007 con una grande banca spagnola, il Banco Santander, che vuole disfarsi di Antonveneta, una piccola banca con i conti disastrati, nata dalla fusione di due solidi istituti locali, privatizzati e trasformati in spa in nome dei dogmi liberisti e che era cresciuta a dismisura durante gli anni della bolla finanziaria.

Il Santander cercava qualcuno a cui rifilare la bomba ad orologeria che era Antonveneta, e quel qualcuno si presenta prontamente, è il Monte dei Paschi, il cui presidente Mussari accetta di comprare Antonveneta per 9 miliardi di euro, un prezzo esorbitante.

La finanza cattolica e i soci americani del colosso spagnolo possono tirare un sospiro di sollievo. Anche Bruxelles è sollevata perché Santander è una banca sistemica e un suo crollo poteva innescare una reazione a catena tra gli istituti europei. Mussari sarà poi premiato con la presidenza dell’ABI (l’Associazione delle Banche Italiane) per il suo lavoro.

Il Monte dei Paschi non aveva i 9 miliardi per pagare Antonveneta e per l’acquisto deve indebitarsi di 3 miliardi.

Quando scoppia la crisi finanziaria e le banche si trovano senza liquidità il valore di Antonveneta crolla e MPS si ritrova con un gigantesco buco che necessiterà di una serie di salvataggi da parte dello Stato che è diventato primo azionista del Monte dei Paschi.

Risanata parzialmente la banca con soldi dei cittadini italiani che sono stati chiamare a coprire le perdite degli speculatori privati lo Stato deve vendere la banca, perché la BCE glielo impone. Le istituzioni europee infatti avevano consentito il salvataggio con soldi pubblici della banca italiana a patto che lo Stato la riprivatizzasse subito appena risanata.

Alla trattativa si presenta solo Unicredit, il cui presidente Padoan era stato ministro dell’economia durante il calvario di Montepaschi e d’accordo con Renzi aveva cacciato Viola, l’ ad che era stato chiamato ad amministrare il Monte nel 2011 per tentare di salvare la situazione.
Viola si opponeva al piano di salvataggio dell’ad di Jp Morgan, Dimon, che aveva promesso di risanare la banca ma che non ha mai presentato un piano di intervento.

Padoan quindi si presentava da banchiere per comprare, a un prezzo bassissimo e con clausole vessatorie, quella banca che aveva contribuito ad affossare quando era ministro, insieme con il suo amministratore delegato, Andrea Orcel, che prima ancora aveva fatto da intermediatore per l’acquisto scellerato di Antonveneta. Insomma i due massimi responsabili del fallimento di una banca secolare si ripresentavano per comprarla ad un prezzo irrisorio, impegnando lo Stato a versare nelle casse di Montepaschi altri 8,5 miliardi e a garantire a Unicredit l’immunità da procedimenti giudiziari. Come se non bastasse la banca dell’ex ministro Padoan chiede anche di poter licenziare un terzo dei dipendenti.

Per fortuna la trattativa salta ma è scandaloso anche il semplice fatto che sia stata condotta e che nessuno sembri preoccuparsi del fatto che i banchieri diventano ministri, gestiscono i beni pubblici a vantaggio dei colossi finanziari multinazionali o italiani e poi tornano a fare i banchieri strapagati.

Anche Monti quando era presidente del Consiglio staccò un assegno da 4 miliardi alle banche d’affari americane per chiudere 4 contratti derivati, vicenda di cui si è interessata anche la Corte dei Conti.

Ora lo Stato dovrà trovare un compratore, perché l’Unione Europea, arbitro delle regole neoliberiste, impedisce che l’Italia, dopo aver speso più di 20 miliardi per risanarla, possa possedere una sua banca storica.

Privato è bello, privato è efficiente, l’economia e la finanza si regolano meglio da sole… sono dogmi che non possono essere messi in discussione, come dimostra la vicenda di Monte dei Paschi o quella del crack della Lehman negli Usa.

ARNALDO VITANGELI

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