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Video5 Luglio 2022

Mons. Viganò: “Deep state e deep church sono unite dall'odio contro Cristo”

Messaggio di Mons. Carlo Maria Viganò in difesa della tradizione contro il fanatismo modernista che tende a identificare il concetto di progresso con quello di bene. "La cancel culture è nemica della ragione e della fede"
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Mons. Carlo Maria Viganò denuncia l'unione tra deep state e deep church, evidenziando l'odio contro Cristo. Critica il modernismo e la cancellazione della tradizione nella Chiesa, sottolineando la necessità di preservare la fede e i valori cristiani.

Il messaggio di Mons. Carlo Maria Viganò, recentemente diffuso, si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione per ciò che egli definisce l'unione tra "deep state" e "deep church", entrambe unite dall'odio contro Cristo. Viganò pone l'accento sulla necessità di difendere la tradizione cattolica contro un fanatismo modernista che tende a confondere il concetto di progresso con quello di bene. Secondo il prelato, questa confusione ha portato a una sistematica rimozione delle memorie storiche e dottrinali, che rappresentano un ostacolo per il progresso stesso.

Il suo intervento si fonda su una critica alla cosiddetta "cancel culture", che, a suo avviso, non solo pervade la società civile, ma ha anche trovato spazio all'interno della Chiesa cattolica. Viganò sottolinea come la cancellazione del passato ecclesiale sia stata accompagnata dall'imposizione di un nuovo paradigma, considerato ontologicamente migliore e moralmente superiore. Questa dinamica, secondo il prelato, ha portato a una vera e propria apostasia delle nazioni cristiane, eliminando ogni traccia di cristianesimo dal corpo sociale e dalla vita ecclesiale.

Viganò richiama l'attenzione su come il modernismo, definito da San Pio X come un'eresia, si basasse sull'idea che il nuovo sia sempre bene, ignorando i disastrosi effetti che tale rimozione del passato ha provocato. Il Concilio Vaticano II viene citato come un punto di svolta in cui il nuovo è stato elevato a principio normativo, portando a una crisi di identità e di fede all'interno della Chiesa. La riforma liturgica, in particolare, viene vista come uno strumento di propaganda progressista che ha allontanato i fedeli dalla loro tradizione.

Il prelato avverte che questa furia ideologica, manifestata attraverso il modernismo e l'ecumenismo, non solo minaccia la Chiesa cattolica, ma ha anche ripercussioni sul tessuto sociale. Viganò esorta i suoi confratelli a prendere coscienza di questa apostasia e a combattere contro l'usurpazione della corona regale di Cristo all'interno della Chiesa. La sua analisi si propone di stimolare una riflessione profonda su come la Chiesa possa recuperare la sua identità e il suo ruolo nella società contemporanea, preservando la tradizione e opponendosi a quelle forze che mirano a distruggerla.

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