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Notizie23 Giugno 2022

Mondiali. Il Qatar dichiara che i gay finiranno in galera, ma a nessuno importa. Due pesi e due misure?

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Andrea Sartori analizza la situazione dei diritti umani in Qatar in vista dei Mondiali di calcio, evidenziando le severe punizioni per l'omosessualità. Si discute anche del doppio standard mediatico rispetto alla Russia e al Qatar, suscitando interrogativi sulla coerenza delle posizioni occidentali.
Punti chiave
  • Il Qatar prevede sette anni di carcere per l'omosessualità non musulmana.
  • Il direttore Nasser al Khater minimizza i rischi per i tifosi gay.
  • Beppe Sala ha rapporti commerciali con il Qatar nonostante le violazioni dei diritti.
  • La differenza di trattamento tra Russia e Qatar solleva interrogativi sui diritti umani.
  • La classe politica italiana sembra apprezzare modelli autoritari come quello cinese.
L'articolo

Quattro anni fa i Mondiali di calcio ebbero come teatro quella Russia ora paria del mondo occidentale. Quest’anno i Mondiali si terranno in Qatar. E in Qatar si sta alle regole del Qatar, che sono rigide: niente sesso tra coppie non sposate, pena sette anni di carcere. Questo vale per tifosi e calciatori. Molti tifosi in realtà non rischieranno questo perché per alcune coppie di tifosi che avevano prenotato alberghi in Qatar per assistere ai Mondiali, il sistema ha bloccato le operazioni quando si è trovato di fronte a cognomi diversi.

E questo vale per il sesso eterosessuale, figuriamoci per quello omosessuale: non se ne parla nemmeno. In Qatar la pena per l’omosessualità è quella dei sette anni di carcere se non sei musulmano, per gli omosessuali di religione musulmana c’é la pena di morte. Il direttore dell’organizzazione dei Mondiali Nasser al Khater ha risposto al calciatore gay Josh Cavallo che “nessuno è in pericolo, però quantomeno evitate di baciarvi in pubblico”. In Qatar sono vietati gli alcolici, le critiche al governo e anche una gravidanza illegittima può avere conseguenze penali.

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Qualcuno si stupisce? Il Qatar è un Paese musulmano. Di più, è un Paese dove vige la Sharia, la famigerata legge coranica. Il Qatar è inoltre uno degli sponsor principali della famigerata Fratellanza Musulmana, la potentissima “Opus Dei” islamica che è stata il motore delle Primavere Arabe e che, nel breve periodo in cui ebbe il potere in Egitto, chiese la distruzione di Sfinge e Piramidi.

Come mai il cattivone deve essere Putin ma questi signori van bene? Questo problema riguarda noi italiano in particolare. E riguarda la capitale economica del Bel Paese: Milano. Sono arcinoti i rapporti del sindaco Beppe Sala con il Qatar. Il sindaco Sala che ha sbarrato la Scala a Gergiev e alla Netrebko (la seconda addirittura oppositrice dell'”operazione speciale”) ma fa affari col Qatar, e il Qatar, stando al libro “Qatar Papers” di Christian Chesnot e Georges Malbrunot, finanzia moschee legate alla Fratellanza Musulmana in Italia facendosi pagare in armi. Ci si ricorda come Beppe Sala volle una consigliera legata alla Fratellanza Musulmana lasciando ai margini la musulmana laica Maryan Ismail.

La Russia è un Paese perfetto, democratico? No. Ha diverse magagne, peggiorate da febbraio. Ma siamo onesti, in Russia vi sarà pure una legge contro “la propaganda omosessuale verso i minori” ma in Qatar ci sono la pena di morte per i musulmani e il carcere per tutti gli altri. Eppure nessuno si strappa i capelli, ci andiamo a fare i Mondiali, senza tener conto delle gravi mancanze sui diritti umani. E’ un po’ come la differenza di trattamento mediatico tra Russia e Cina: la Russia è quella impresentabile, mentre la Cina avrò sì qualche problema ma è tutto sommato presentabile, quando in realtà varrebbe l’opposto, perché è la Cina il totalitarismo feroce dei due. Così come ci sono mobilitazioni e invii di armi per “salvare l’Ucraina” mentre per lo Yemen martoriato dai sauditi nulla.

Perché la Russia pone problemi geopolitici che altri non pongono. Tutto qui. La democrazia? Tutto sommato alla classe politica italiana il modello cinese coi suoi controlli e i suoi crediti sociali non dispiace, e l’ha ampiamente dimostrato in pandemia. L’autoritarismo putiniano è roba troppo blanda per il Duce Banchiere.

ANDREA SARTORI

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