In data 8 febbraio 2022, con votazione praticamente unanime alla Camera dei Deputati, il Parlamento ha approvato in via definitiva la modifica agli Articoli 9 e 41 della Costituzione italiana, introducendo commi relativi alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e della sostenibilità.

Nel silenzio dei media mainstream questi importanti cambiamenti, apparsi in Gazzetta ufficiale l’11 febbraio, sono passati per lo più in sordina. Si tratta tuttavia di temi destinati a far dibattere i partiti dell’opposizione che, come si può vedere nel video tratto dal nostro talk Dietro il Sipario, non hanno ancora raggiunto un’opinione condivisa sull’argomento.

Vediamo dunque più da vicino di cosa trattavano gli articoli in questione, cosa è cambiato e quali sono le possibili interpretazioni cui si prestano le nuove versioni.

L’impressione di molti è infatti che tali modifiche costituzionali non siano frutto del caso. Per la prima volta si introduce, e questa volta a norma di legge, l’ecologicamente corretto. In sostanza, si trasferisce all’interno di un vero e proprio perimetro normativo ciò che fino a poco prima della pandemia altro non era che un concetto astratto, che si manifestava principalmente durante le manifestazioni del venerdì di Greta Thunberg o in abbinamento al logo multicolore dell’agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Nella sua versione originaria, l’Articolo 9 faceva riferimento alla promozione da parte dello Stato della cultura, della ricerca e del patrimonio storico e artistico nazionale; l’Articolo 41 all’iniziativa economica, la quale veniva riconosciuta come libera laddove non in contrasto con la sicurezza e la dignità umana, nonché finalizzata principalmente allo sviluppo della società latu sensu.

A questi contenuti incentrati fortemente sull’essere umano in tutte le sue declinazioni e sul rispetto di ogni sua espressione culturale ed economica, adesso si aggiunge invece come attore principale la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, nonché la sostenibilità intesa come compatibilità di ogni interazione tra uomo e ambiente.

Quelli che possono a prima vista apparire solo come nobili contenuti di un rinnovato dettato costituzionale, se da un lato mostrano e sottolineano la consapevolezza dell’individuo e della società rispetto alle problematiche legate all’ambiente, dall’altro potrebbero a tutti gli effetti essere strumenti utilizzati dai governi presenti e futuri per configurare le condizioni necessarie e sufficienti alla dichiarazione di uno stato di emergenza, qualora lo si desideri e ciò sia propedeutico ai bisogni delle agende nazionali o sovranazionali.

I confini tra ciò che è accettabile ecologicamente parlando e ciò che non lo è, per come descritti nelle norme, sono infatti davvero troppo labili e lasciano ampio margine di interpretazione e di discrezionalità non solo nella loro definizione ma anche nella loro applicazione nel vissuto concreto quotidiano.

Un governo che volesse utilizzare l’ecologia e la sostenibilità per imporre innaturali limitazioni a i suoi cittadini, proprio come avvenuto durante la pandemia da Covid, ancora una volta con la scusa della tutela di un bene superiore, in questo caso l’ambiente al posto della salute, potrebbe tranquillamente farlo.

Di fatto la nuova società post pandemica è stata riplasmata con la finalità di abituare i cittadini alla gestione emergenziale, resa normalità, e nulla vieta di passare con altrettanta disinvoltura da una pandemia alla tutela della biodiversità.

Ecco che in questo modo l’agenda Onu 2030 si fa ancora ogni giorno un po’ più vicina ai cittadini e alla loro quotidianità. Cittadini che in questa ottica perdono la propria centralità nel dettato costituzionale e diventano sempre più co-protagonisti, dal momento che l’ambiente si erge a tutti gli effetti a ruolo di soggetto del diritto e pertanto meritevole di tutela.

Consapevole che le modifiche apportate alla Costituzione sono in linea con le normative europee, e che quindi i legislatori italiani non abbiano fatto nulla che non esistesse già nei trattati internazionali, il pensiero continua inevitabilmente a tornare ai lockdown e alle limitazioni delle libertà che si pensavano costituzionalmente garantite ed inviolabili.

E se è stato possibile fare ciò che si è fatto durante il periodo della pandemia, a maggior ragione lo sarà in presenza di norme che in qualche modo legittimano costituzionalmente l’emergenza di turno.

MARTINA GIUNTOLI