Marco Della Luna presenta su Visione Tv il suo ultimo libro. "Per risolvere i problemi dobbiamo risalire alla radice, riconoscendo la crisi attuale come spirituale e culturale"

Marco Della Luna, noto autore e pensatore, ha recentemente presentato il suo ultimo libro, intitolato “Terminus: il dio inconscio e lo statuto dell'essere”, in un incontro su Visione TV. L'opera si propone di affrontare questioni ontologiche fondamentali, interrogandosi su cosa significhi realmente "esistere" e sul rapporto tra il finito e l'infinito. Della Luna sostiene che la crisi attuale sia non solo materiale, ma profondamente spirituale e culturale, richiedendo un ritorno a una riflessione profonda sul significato dell'essere.
Il pensatore sottolinea che, a partire dalla metà dell'Ottocento, le questioni ontologiche sono state progressivamente trascurate dalla filosofia contemporanea, a favore di approcci più centrati sull'uomo e sulla soggettività. Questa evoluzione ha portato a una manipolazione illimitata della realtà attraverso tecnologie e scienze applicate, senza una reale comprensione delle implicazioni etiche e spirituali. Della Luna avverte che questa capacità di controllo è in mano a una ristretta élite, mentre la maggior parte della popolazione è esclusa dalla comprensione e dal dominio di tali strumenti.
Un tema centrale del libro è la necessità del limite per l'esistenza. Secondo Della Luna, non può esistere un soggetto infinito, poiché l'infinito è immutabile e, pertanto, non può essere considerato reale. L'esistenza stessa, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è un processo di cambiamento e divenire. Questo concetto di limite è descritto come una condizione intrinseca all'essere, necessaria per la coesistenza e la molteplicità delle esperienze umane. Della Luna invita a riflettere su come la mancanza di consapevolezza di questi limiti possa portare a una crisi di identità e di significato nella vita contemporanea.
In un contesto in cui la spiritualità è spesso relegata a un secondo piano, Della Luna propone una riscoperta del senso del limite come chiave per affrontare le sfide della modernità. La sua analisi si estende oltre la mera critica della tecnologia, per abbracciare una visione più ampia che include la necessità di una consapevolezza profonda delle radici culturali e spirituali della nostra esistenza. La sua opera si configura, dunque, non solo come un contributo alla filosofia contemporanea, ma anche come un invito a un ripensamento collettivo della nostra relazione con il mondo e con noi stessi.
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