Manifestare in periferia… e perché no?

La circolare recentemente emessa dal Viminale in merito alla libertà di manifestazione è l’ennesimo atto scellerato nei confronti dei diritti costituzionali dei cittadini.

Come spesso accade però questo Governo, al pari del precedente, riesce sempre a varare provvedimenti in cui il tasso di ridicolezza supera addirittura quello di sopruso.

Questo comporta non soltanto una certa inattuabilità di certe mosse liberticide che, di fatto, si riducono più nel “titolo” della misura che in altro, ma permettono soprattutto di incunearsi tra le contraddizioni del Sistema, finendo per avvantaggiarsene.

Dunque, la limitazione maggiore che discende da questa circolare sembra essere quella relativa alla fruizione di spazi del centro storico per cortei e manifestazioni, cosa che rivela la mentalità “centro-centrica” dei nostri apparati politici.

Fautori delle cosiddette “città vetrina”, o “città museo”, sostenitori della gentrificazione dei nostri centri storici, sono loro che credono che le periferie debbano essere solo dei dormitori inanimati. Ebbene, questa prospettiva deve essere non solo rifiutata, ma arrovesciata.

Ben vengano dunque le manifestazioni nelle periferie o negli spazi non classicamente deputati; circolare o non circolare, coinvolgere nuovi spazi di vita nella protesta sarà indubbiamente una pratica buona e giusta che, con buona dose di sicurezza, porterà un coinvolgimento ancora maggiore della cittadinanza.

Le manifestazioni non sono fatte per essere immortalate nei selfies di qualche turista, ma per coinvolgere gli spazi di vita vera delle nostre città, anche simbolicamente.

Occorre metaforicamente evadere dai sentieri che il Potere ha tracciato e inaugurare nuove modalità.

Il rilancio della periferia è centrale in questa lotta di affrancamento e dunque agevolarsi della oggettiva banalità del potere egemonico è di prioritaria importanza.

Come ho già avuto modo di scrivere (sul blog “Revoluzione”) le azioni per scardinare questo disinteresse verso la periferia può prevedere diverse azioni, tra cui:

Interrompere immediatamente la controversa e ideologia del “decoro”,di fatto una forma di repressione meramente “formale”, puntualmente contraddetta dalla svendita dei centri storici a sponsor e a privati, come dall’antiestetico utilizzo di installazioni di arte contemporanea totalmente avulse dal contesto o da scelte urbanistiche scellerate. Reinserimento, responsabilizzazione di locali e non in una idea di nuovo civismo partecipato.

Nuova centralità delle cosiddette periferie, che devono diventare il teatro privilegiato di eventi, creando veri e propri “distretti tematici”, valorizzando aree dismesse, strutture industriali etc… Utilizzare questi luoghi come laboratorio per architettura e arte contemporanea e non.

Cessazione della politica dei “grandi eventi”, enormi concerti una tantum che funzionano come fugace spot, ma che non hanno alcuna incidenza reale sul tessuto cittadino. Reinvestire tali risorse per una proposta capillare e continuativa di eventi più piccoli che facciano vivere le varie zone della città, anche come antidoto a degrado, piccola criminalità, etc…

Libera circuitazione delle conoscenze, onde evitare fenomeni di concentrazione delle competenze ed aprire a personalità super partes l’ideazione di nuove pratiche culturali.

Rilancio attivo dell’artigianato locale, non solo in termini della vendita di oggetti, – con una ferrea disciplina dei prodotti imitativi e delle contraffazioni – ma anche rilanciandone la pratica con grandi scuole e laboratori atti allo scopo.

Di fronte ai metodi liberticidi del Governo non scoraggiamoci, ma cerchiamo piuttosto di mostrare la nostra maggiore lucidità, consapevolezza, creatività.

ANTONELLO CRESTI

Antonello Cresti

Saggista, conferenziere ed agitatore culturale.
Si è laureato con lode in Scienze dello Spettacolo presso l’Università di Firenze.
Ha iniziato la sua attività artistica come musicista, animando vari progetti e producendo numerosi album.

Ha già pubblicato undici libri, usciti con varie case editrici, dedicati a musica underground, cultura britannica, esoterismo, controcultura.

E’ ideatore di un film e di un documentario, entrambi a tematica musicale.

Collabora con numerose testate giornalistiche nazionali tra cui CulturaIdentità e Optimagazine.

E’ fondatore della Convenzione degli Indocili, una rete trasversale di intellettuali e creativi che operino in opposizione al Pensiero Unico.

E' Vicepresidente Nazionale di Ancora Italia

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